Ciao_L’Italia del Novanta_23 giugno

di Antonio Gurrado

23 giugno 1990

Quattro squadre con la C inaugurano la fase a eliminazione diretta, quella in cui il Mondiale cessa di essere una kermesse atta a sfrondare gli psicolabili e diventa un torneo vero e proprio, in cui o si vince o si va a casa. Quelle quattro squadre con la C, che danno il via agli ottavi di finale, hanno l’aria di chi non dovrebbe essere lì; sono gioiose presenze inattese che danno alla seconda fase un’aria di festa paesana, prima che i pezzi grossi scendano in campo. A Napoli doveva esserci l’Argentina campione in carica, a seguito della pianificata vittoria del girone, e invece ecco il Camerun: che si trova di fronte la Colombia, in teoria la seconda forza del proprio gruppo (hanno il tanto decantato Valderrama, il Gullit biondo, che in effetti sta giocando male tanto quanto il Gullit moro) finita però buona terza nella tradizionale gerarchia dietro le squadre europee, agli ottavi da ripescata. Oltre a Valderrama, purtroppo, la Colombia ha anche Higuita, il portiere folle che i telespettatori hanno scoperto nella Coppa Intercontinentale fra Milan e Nacional Medellin, dove sembrava che le sue sortite da libero avanzato a centrocampo fossero il vertice di un acume tattico senza precedenti. Deve pensarlo anche il vecchio Roger Milla, richiamato a furor di popolo in nazionale, e che all’inizio del secondo tempo supplementare se lo ritrova nel cerchio di centrocampo intento a dribblarlo; il portiere, intendo, intento a dribblare l’attaccante, il quale lo uccella, gli sottrae la palla con perfidia e s’invola verso la porta vuota a segnare il goal decisivo mentre Higuita cerca di stenderlo con una spaccata che lo candida a stella del prossimo mercato italiano. Quello televisivo, per Fantastico al posto di Heather Parisi.

Le quattro squadre con la C fungono da calamita e sembrano richiamare notizie con la C. Sarà per questo che, dal nulla, i Cobas convocano un improvviso sciopero di treni e mezzi. Il Canada esagera e ventila l’ipotesi di secessione del Quebec, che non si accontenta della soluzione della cosiddetta “società distinta” proposta dal primo ministro Mulroney e indica come modello da seguire piuttosto la Lituania, primo satellite intento a distaccarsi dall’Unione Sovietica. Da noi invece il Ciriaco nazionale, De Mita, punta tutto su un referendum per il premio di maggioranza così da costringere Craxi a scegliere di mollare la Dc per allearsi coi comunisti. A Cattolica, viene organizzato un convegno su Conrad, che costituisce la nuova edizione di un ciclo di incontri monografici inaugurati anni prima da una conferenza su Chandler.

La Costa Rica, invece, in serata si presenta a Bari senza acuti cromatici, vestita di una maglietta rossa come da tradizione; e pare che, spogliata del bianconero, perda forza e si convinca di essere una specie di Corea (del Sud o del Nord indifferentemente). s-l400La Cecoslovacchia fa il bello e il cattivo tempo, vincendo in cotale scioltezza da non dover effettuare nemmeno un cambio lungo la durata della partita; che, instradata già dopo meno di un quarto d’ora da un colpo di testa del bomber Skuhravy, vede l’inatteso pareggio dei caraibici subito rintuzzato da un nuovo colpo di testa di Skuhravy, un bel goal su punizione di Kubik e, come dessert, il terzo colpo di testa vincente di Skuhravy, il cui cranio esce da tutti questi ciocchi messo comunque meglio di quello del presidente della Fifa Havelange, il quale in conferenza stampa ha l’ardire di sostenere che nella prima fase gli arbitri del Mondiale sono stati tutti eccellenti.