L’ho visto, Bruno Conti

di Maurizio Zoja

«Oggi è tanto se non ce ne fanno quattro.»
Le certezze della signora Rita, storica amica di mia nonna, mi riportano bruscamente alla realtà mentre percorro a passo svelto la stradina a curve che taglia questa parte del paese della Brianza in cui tutti gli anni passo le mie vacanze.Maradona_e_Gentile-555x384
«Vado a vedere la partita» le ho appena detto. Non tanto per cercare un’improbabile complicità tra appassionati di calcio, quanto per comunicarle in maniera inequivocabile che devo andare subito a casa della mamma di mia mamma e che non ho tempo da perdere.
«La partita» è Italia-Argentina, quarti di finale dei mondiali di calcio del 1982, inizia tra un quarto d’ora e abbiamo poche speranze, come mi è stato appena ricordato. Eppure un minuto fa, mentre già giocavo dentro di me le prime azioni, ero animato da un certo entusiasmo. Siamo scarsi, mi dicevo, ma siamo qua, vediamo almeno che succede.
La verità è che noi, dopo un pallido esordio contro la Polonia, non abbiamo fatto molto meglio contro Perù e Camerun. Tre pareggi e qualificazione ottenuta ai danni di quest’ultimo grazie al maggior numero di gol segnati (due noi, uno loro). Oggi abbiamo davanti i campioni del mondo, che non saranno più quelli di quattro anni fa, ma in compenso possono mettere in campo il giocatore più atteso di questi mondiali, quello che tutti ritengono il più forte, anche se finora non ha certo brillato: Diego Armando Maradona. Il Barcellona l’ha appena comprato per dodici miliardi di lire, e considerando che non ha ancora ventidue anni lo vedremo ancora in campo per parecchio tempo.
I giornali che leggo avidamente hanno scritto che la sua marcatura sarà affidata a Tardelli, mentre il resto degli azzurri verrà disposto più o meno come nelle precedenti partite, nella speranza che Antognoni tiri fuori qualche numero d’alta classe e che Rossi si decida finalmente a buttarla dentro, cosa quest’ultima assai improbabile, non solo secondo la stampa italiana ma anche nell’opinione dei semplici tifosi come me.
Ogni mattina, a casa di mia nonna, prendo «Il Corriere della Sera» e «Il Giornale», li stendo sul divano e vado direttamente alle pagine sportive. Nel pomeriggio invece leggo «La Gazzetta dello Sport» al Bar Ginestra, mentre aspetto che gli altri ragazzini facciano fuori le loro monete da duecento lire per poter giocare anch’io a Frogger, un videogioco che consiste nel tentare di mettere in salvo una rana che deve attraversare prima un’autostrada a svariate corsie e poi un fiume pieno di pericoli. Ecco, oggi l’Italia rischia di fare la stessa fine della rana, spiaccicata sotto la ruota di un camion o dritta in bocca a un coccodrillo. Continua a leggere “L’ho visto, Bruno Conti”