Mister Covid

di Emiliano “el buitre” Fabbri

«Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un “mona” che segna e sette asini che corrono.»

In principio fu Nereo Rocco. Poi arrivarono le rose allargate. Infine il turnover.
E oggi c’è il Covid a dettare le formazioni al mister.
Immaginate la scena: infermeria del centro d’allenamento. Mancano quarant’otto ore alla prossima partita. E si sente la conta dell’infermiera che legge i risultati dei tamponi rapidi, con la speranza, per il mister, di ascoltare l’esito “negativo” subito dopo il cognome di ognuno dei suoi calciatori. Perché dopo cinque giorni di allenamento, tutto può risultare vano se viene dichiarato positivo un calciatore. Intanto perché il calciatore stesso è fuori dai giochi per almeno due settimane, situazione aggravata se i calciatori sono di più. E capita spesso. E capita pure che una volta scoperto il primo, i positivi aumentino, come aumentano i numeri dei tamponi, dal momento che tutta la squadra entra nella cosiddetta “quarantena soft”, che permette al gruppo squadra di uscire di casa solo per recarsi agli allenamenti e alle partite e di avere contatti solo col gruppo squadra. Arrivato a questo punto il capo allenatore deve gestire il suo team alla giornata, con la conta mattutina dei presenti agli allenamenti senza avere la certezza che il giorno seguente ci siano gli stessi presenti. Come preparare la partita in arrivo? Con una buona dose di fatalismo, un pizzico di fortuna, e tanto ma tanto ingegno nel predisporre tutte le opzioni possibili nella scelta della formazione e nel sistema di gioco da proporre.
Oltretutto, se i casi di positività arrivano a ridosso del giorno della gara, tutto diventa più convulso, magari col rischio di dover proporre una situazione tattica e di formazione senza averla preparata in allenamento, perché in casi limite non riesci nemmeno a fare la rifinitura.

L’assenza causa positività al Covid è diversa da un infortunio classico. Fino ad oggi si era abituati a gestire un’assenza improvvisa, o addirittura un problema muscolare nel riscaldamento pre-gara. Ma col Covid è diverso, perché spesso e volentieri coglie alla sprovvista e senza avvisaglie, soprattutto quando parliamo di soggetti asintomatici. Anche le tempistiche per il ritorno in campo sono anomale. Seppur si possono conteggiare in circa due settimane, al massimo tre nei casi peggiori, grazie alla buona salute media dei calciatori, e il fatto che la maggior parte di essi sia appunto asintomatici, poi rimane da gestire il ritorno in campo. Intanto il calciatore deve sottoporsi alla visita medico-agonistica di idoneità che, nel caso in cui arrivi la negatività vicino alla partita, non è detto si faccia in tempo ad affrontare. Quindi il calciatore deve essere inserito nel gruppo, sia dal punto di vista fisico che tattico. Molti calciatori riescono ad allenarsi da soli, ma come ogni buon allenatore comprende, un allenamento casalingo, per quanto professionale, non è di certo parificato all’allenamento in gruppo; di conseguenza, la tenuta atletica del calciatore al rientro ha una forbice molto ampia, aggravata dal fatto che il Covid disgraziatamente si sia accavallato a un ulteriore problema fisico, che abbia impedito un giusto recupero. Pensiamo solo al fatto che il calciatore, in quest’ultimo caso, non può recarsi presso strutture idonee per recuperare, come palestre, piscine o centri fisioterapici.

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