Il pallonario (7-13 settembre)

7 settembre. Diego Armando Maradona potrà lasciare la clinica psichiatrica di Buenos Aires, in cui è ricoverato da oltre tre mesi, e fare rientro a Cuba. Lo ha stabilito il giudice Norberto García Vedia accogliendo la richiesta del Pibe de Oro, che dovrebbe lasciare l’Argentina nel prossimo fine settimana. (2004)

8 settembre. Giunge notizia da Busto Arsizio che in città ha suscitato molto scalpore il fatto che il giocatore della Pro Patria Settembrini, che con le sue dichiarazioni alla Commissione di Controllo ha aperto il famoso scandalo calcistico Udinese – Pro Patria, è stato fatto segno ieri pomeriggio ad una specie di aggressione da parte di alcuni individui non identificati. Pare che il Settembrini, il quale è fidanzato con una signorina di Busto, abbia avuto appunto ieri una vivace discussione con il fratello della ragazza alla soglia dell’albergo che lo ospita. Ad un certo punto nella discussione sarebbero intervenuti alcuni estranei i quali avrebbero approfittato della circostanza per colpire ripetutamente con pugni il giuocatore bustese. Si ha ragione di ritenere che gli aggressori siano da ricercare in persone che avevano motivi di rancore personale nei confronti del Settembrini il quale, com’è noto, aveva provocato l’apertura dell’inchiesta che portò alla retrocessione dell’Udinese e alla squalifica di alcuni giuocatori della Pro Patria. (1955)

9 settembre. Tale il padre, tale il figlio. E qualche volta anche la madre. È il caso della famiglia Dewey. Ernest è presidente dell’associazione calcistica inglese di Haddenham, la moglie Phyllis ne è il segretario. Entrambi hanno superato con successo il difficile corso di arbitraggio organizzato dalla Federcalcio inglese, così come il figlio Gary di appena 13 anni. I Dewey per il calcio vanno proprio matti, ma se la signora Phyllis è riuscita a far modificare I vecchi regolamenti che non contemplavano donne-arbitro, non altrettanto ha potuto il giovanissimo Gary: per entrare ufficialmente in campo col fischietto dovrà aspettare di aver compiuto 16 anni. E non c’è dubbio che se Gary, invece di essere figlio unico, avesse altri dieci fratelli, l’Inghilterra avrebbe il suo bravo Dewey Football Club. (1977)

10 settembre. Fra i maggiori calciatori inglesi, secondo notizie provenienti da Stoccolma, sono caduti in guerra Gallacher e Mapson del Sunderland, Roberts dell’Arsenal, Allen del Newcastle e Cook dell’Everton. (1941)

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Ciao_L’Italia del Novanta_3 luglio

di Antonio Gurrado

3 luglio 1990

Gioca l’Italia. Il Gran me ritrova il Piccolo me identico, fazzoletto tricolore e tutto, con identica compagnia nell’identica casa di amici che ha visto le più belle vittorie degli azzurri finora. DznJk00WkAAeg45Tutto cospira alla reiterazione, non fosse per il dettaglio sfuggito agli organizzatori del Col, del resto così capillari: finora l’Italia ha sempre giocato all’Olimpico e s’è fatto un gran parlare della necessità di restare sempre a Roma per evitare scompensi alla nazionale, nel suo incedere immacolato verso il titolo fatto in casa. La semifinale invece è in programma a Napoli per via di un arzigogolo, di un machiavello. L’idea sottesa è che lasciare a Napoli la semifinale della parte bassa del tabellone sia un favore implicito all’Argentina – che viene misticamente identificata in Maradona allo stesso modo in cui nell’Ottocento l’aristocrazia borbonica accomunava Garibaldi e il diavolo – e che, vincendo il proprio girone, sarebbe così arrivata in carrozza in finale senza mai scasare del San Paolo.  Ergo, la semifinale della metà bassa del tabellone viene trasferita a Torino e quella napoletana viene trasposta nella metà alta del tabellone, dove c’è l’Italia, con gran scompenso delle buone abitudini azzurre. Ma l’Argentina non ha vinto il girone, s’è salvata per il rotto della cuffia e, ripescata, ha intrapreso una tournée che tramite Torino e Firenze l’ha portata in semifinale, guarda caso, a Napoli. Contro l’Italia. Sotto gli occhi dei tifosi di Maradona.

Tali retropensieri dettati dal malanimo sono talmente banali che perfino il Piccolo me, all’età di nove anni e mezzo, è abbastanza filosofo da compitarli; nonostante che gli striscioni – “Diego nei cuori Italia nei cori”, “Maradona Napoli ti ama ma l’Italia è la nostra patria” – assicurino il contrario, ma in quinta elementare si ha già abbastanza esperienza dell’animo umano per sapere che l’ipocrisia è talmente subdola da ingannare talvolta perfino il dichiarante. Solo, per diradare queste nubi, ci vogliono fatti; e arrivano incarnati nel solito Schillaci che sulla solita zolla, quella dove la palla suole rimbalzare, afferra la respinta di Goycoechea su bordata di Vialli e la schiaffa in rete per l’1-0 dopo un quarto d’ora o giù di lì.

Altri fatti percorrono lo spirito scientifico del Piccolo me, a rassicurarlo; finora l’Italia non s’è mai fatta rimontare; di più, non ha ancora subito una rete e mai ne subirà; certo, si è dimostrata piuttosto avara in attacco (a detrimento di una canzoncina televisiva che, nei mesi di avvicinamento al Mondiale, aveva come ritornello “Forza alè azzurri più forti non si può / ad ogni partita vogliamo cento gò”) ma quando l’eliminazione è diretta un gollettino basta e avanza. Così finisce il primo tempo e dalla cucina della casa di amici vengono servite pizzette e altri festivi nutrimenti, il cui sapore prefigura quello della finale, di nuovo all’Olimpico. Ci si dimentica quasi che si gioca a Napoli, e perfino il Piccolo me – già nevrotico, già ossessivo, già pronto a farsi venire le convulsioni per ogni deragliamento dalla routine – dimentica che le abitudini non vanno mai cambiate. Continua a leggere “Ciao_L’Italia del Novanta_3 luglio”