Il pallonario (6-12 luglio)

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6 luglio
Il  presidente della Repubblica di Polonia ha messo a disposizione della Federazione nazionale una superba coppa da disputarsi annualmente tra le squadre nazionali di Polonia e Jugoslavia. La Coppa del Presidente verrà assegnata definitivamente alla squadra che avrà vinto per tre anni consecutivi. Benché l’iniziativa dello sportivo uomo di Stato polacco sia ristretta entro i limiti di due sole nazioni, è sintomatica poiché conferma sempre più la tendenza dello sport del calcio ad internazionalizzarsi. Il magnifico torneo per la Coppa dell’Europa centrale ha evidentemente fatto presa, giacché è larga la fioritura di tali tornei, che hanno vivo successo presso gli sportivi e non mancano di una solida base tecnica. Oltre alla Coppa d’Europa, già abbiamo l’interessante coppa dei Balcani ed il classico incontro triangolare Francia – Belgio – Inghilterra. A quando l’auspicato grande torneo europeo, da disputarsi fra tutte le squadre del vecchio continente, vero campionato? Se ne è fatto del gran parlare e qualche scampolo del regolamento e dell’organizzazione è già stato discusso e approvato. Ma la messa in atto tarda un po’ troppo, malgrado gli affidamenti della FIFA e la concreta proposta Zanetti. (1932)

7 luglio Non sono stati giorni tranquilli per il calcio jugoslavo. La burrasca ha agitato le acque, già di per se stesse non calme, prima ancora che terminasse il campionato, ad opera di Ostojic, l’ex calciatore del Radnicki di Nis, i285415639402458548._szw480h1280_il quale, senza chiedere permesso alcuno, semplicemente s’era dichiarato prima per la Stella Rossa, poi per il Partizan, per cui la Federazione serba era intervenuta e l’aveva squalificato a vita. Altro caso è quello dei giocatori Lamza e Perusic (quest’ultimo nazionale) i quali hanno abbandonato insalutati ospiti la Dinamo e Zagabria e semplicemente sono spariti dalla circolazione. È chiaro che sono andati all’estero allettati da offerte ragguardevoli, ma non possiedono alcun nullaosta della Federazione, per cui, tutto andando bene, dovranno rimanere almeno un anno senza giocare prima di poter rivestire una maglia straniera. (1964)

8 luglio Scarse novità nelle due società romane. Per quanto riguarda i giallorossi bisogna sottolineare la visita compiuta ieri da Foni alla Roma e la prima presa di contatto del nuovo allenatore con i giocatori e in particolare con Manfredini, Da Costa e David che l’ex campione del mondo spera di trasformare in mezz’ala se non verrà Gratton, come sembra sempre più probabile. Nel corso del consiglio direttivo della Lazio, invece, i consiglieri hanno deciso di tassarsi ulteriormente per mettere insieme i contanti necessari a far fronte alla campagna acquisti: con la somma così disponibile Sabato partirà oggi per concludere le trattative che sembrano riguardino Virgili, Rozzoni, Gratton e Petris. Secondo i bene informati però le maggiori probabilità sarebbero per “Pecos Bill”.  (1959) 

9 luglio Esponenti della Federazione calcistica austriaca hanno definito “strano” il fatto che la società cecoslovacca U.D.A. abbia incluso nella propria formazione due giocatori non propri, per la recente partita di coppa Europa contro il Bologna, svoltasi a Bologna e conclusosi con la vittoria dei cecoslovacchi per 4 a 2. In particolare si tratta dell’ala destra Pazdera della società Tankista e dell’ala sinistra Kraus del Kridlj Vlasti. Si fa notare che, se è vero che il Tankista e il Kridlj Vlasti sono squadre militari così come lo è l’U.D.A., il regolamento di Coppa Europa vieta d’altra parte di schierare giocatori appartenenti ad altra squadra. Della questione si dovrebbe interessare il comitato di Coppa Europa che si riunirà domani a Salisburgo. (1955) Continua a leggere “Il pallonario (6-12 luglio)”

Semplici festeggiamenti

di Josip Novakovich

Una grande tv trasmetteva una partita di calcio tra il suo adorato Hajduk Spalato e l’odiata Dinamo Zagabria. I tifosi della Dinamo bruciavano bandiere dell’Hajduk. Ivan non riusciva a stare dietro alle azioni di gioco per via del fumo denso sia allo stadio che dentro il bar, e degli occasionali scoppi di vetri sulle pareti del bar. ivandolinar
Alcuni padri con i loro bambini, che erano entrati per vedere la partita, si spaventarono e se ne andarono. Durante l’intervallo i tifosi dello Spalato buttarono nell’Adriatico varie auto targate Zagabria. Ivan pensò che ora i croati non avevano più squadre serbe contro cui giocare, e che i croati dell’entroterra odiavano le squadre croate della costa, e viceversa; se le cose continuavano in quel modo presto sarebbe scoppiata un’altra guerra calcistica che avrebbe avuto come risultato molte nuove repubbliche delle banane: la Dalmazia, la Slavonia, l’lstria, la Repubblica indipendente di Dubrovnik, eccetera; sarebbero state così piccole che forse sarebbe stato meglio chiamarle repubbliche foglia di fico. A quel punto a Ivan non interessava se la Croazia si spaccava in cinque staterelli o se si univa… be’, con chi poteva unirsi? Erano finiti i tempi delle unioni. Ivan voleva solo un po’ di attenzione da una cameriera pallida con borse marroni sotto gli occhi e i denti macchiati di nicotina, ma la cosa strana era che, quando provò a parlare, non aveva voce. Si era preso il raffreddore?
Quando la Dinamo segnò, un contadino offrì un giro di birra a tutto il bar; ne arrivò un boccale anche sul tavolo di Ivan. La Staročeško pivo, aveva imparato da un tecnico birraio della zona, era l’unica birra di lievito della nazione. E in effetti il lievito era forte: lo fece ruttare e lo stomaco gli si gonfiò come una pagnotta nel forno, la sua carne si gonfiava, pensò allegro; forse il lievito era un ingrediente necessario per la ricetta della resurrezione?
Presto la partita finì. Nelle strade risuonavano colpi di mitragliatrice e scoppi di granate; semplici festeggiamenti.

[Questa cronaca di un derby tra Hajduk Spalato e Dinamo Zagabria è tratta dalla pagina 217 di Vita fuori tempo di Ivan Dolinar, di Josip Novakovich, pubblicato da Isbn edizioni nel 2007.]