Ciao_L’Italia del Novanta_2 luglio

di Antonio Gurrado

2 luglio 1990

Il quinto giorno di riposo del Mondiale è utile a fare il punto sul passato, una mise en abîme tale per cui le quattro semifinaliste assommano la bellezza di otto titoli mondiali, su tredici di cui l’albo d’oro dispone. Dove sono finiti gli altri cinque? Tornati a casa col Brasile, tre, a opera dell’Argentina bicampione, e con l’Uruguay, due, a opera dell’Italia tricampione; tornati a casa dunque con mirabile simmetria e per mano eccellente, a riprova che le semifinali di questi mondiali sono quanto di più nobile si possa figurare nel gotha del pallone.

Nell’86 c’era l’outsider Belgio, ad esempio, perito per mano maradoniana (stavolta solo metaforica) mentre nell’altra metà del tabellone occupava il ruolo di parvenu di lusso la Francia, che dalla propria aveva il fresco titolo europeo confezionato in casa. Fuori, manco a dirlo, a opera dello schiacciasassi tedesco, in una finale che minaccerebbe di ripetersi durante Italia 90 se gli incubi collettivi non cozzassero contro il wishful thinking che sussurra: tranquilli, va tutto secondo i piani, finale Italia-Germania Ovest come nel glorioso ’82. Allora c’era invece la Polonia, che arrancava nel tentativo fuori tempo massimo di dare un senso ad anni Settanta di assoluto prestigio ma che non avevano portato ciccia, e la uccellò redivivo il Paolo Rossi; dall’altro alto, invece, aridagli con Francia-Germania Ovest e aridagli coi tedeschi che la spuntano di riffa o di raffa, dopo sei goal supplementari compresi e un’ordalia di rigori nella notte spagnola.

Argentina-Olanda-1978-660x330

Nel ’78 e nel ’74, niente semifinali: non le prevede il regolamento, che si affida a gironcini barocchi per sancire le finaliste anelanti a primo e terzo posto. In Argentina ne erano usciti gli Azzurri più belli di sempre, forse, fatti fuori da un tiro che Arie Haan aveva scoccato da un punto indefinito di là dalle diottrie di Dino Zoff, e dunque Olanda finalista; dall’altro lato il Brasile, di nuovo fulminato dall’Argentina ma stavolta in modo perverso, grazie alla complicità di un portiere squacquerato dal nome disneyano, Quiroga, che (a parità di punti conta la differenza reti) anziché difendere la porta del Perù aveva fatto accomodare alle proprie spalle ben sei reti. Ciò getta sul passato calcistico dell’Argentina un’ombra sinistra che pare allungarsi fino a Fuorigrotta, ma gli italiani non sono superstiziosi e soprassiedono. In Germania Ovest, invece, Olanda e Brasile da un lato si erano confermate rispettivamente prima e seconda, in circostanze più trasparenti e nette; dall’altro gli immancabili padroni di casa avevano sconfitto nello scontro diretto la Polonia, di nuovo lei, con l’implacabile regolarità sotto porta di Gerd Müller. Da ciò si evince una conferma al pronostico popolare che vuole i tedeschi in finale anche all’Olimpico, e che con convoluti ragionamenti magici porta gli italiani a dedurne una fortunata riedizione della finale del Bernabeu.

O del, se proprio vogliamo emozionarci, partido del siglo che nobilitò le semifinali del ’70 in Messico, quel 4-3 che prima dei supplementari ben poco aveva di secolare, di eterno: agli azzurri bastava marcare Schnellinger all’ultimo assalto tedesco per vincere con uno striminzito 1-0 e risparmiare forze in vista della finale. Dall’altro lato, anche se non lo ricorda nessuno, contro il Brasile vittorioso c’era l’Uruguay, a riprova del fatto che il Mondiale, gira che ti rigira, è un club a ingressi forse non chiusi ma di certo molto, molto controllati. Dunque, più si scava nel passato più si traggono auspici per l’Italia e per la Germania; ma gli inglesi? Nel ’66, in casa propria, si erano trovati a disputare semifinali meno nobili, o comunque più borghesi: in campo un solo titolo mondiale, quello dei soliti tedeschi che con autorevolezza falcidiano le speranze dell’Unione Sovietica; altri rossi, i portoghesi di Eusébio, erano stati con relativa scioltezza sconfitti dagli inglesi, alla carica verso la prima vittoria di ampio respiro. Continua a leggere “Ciao_L’Italia del Novanta_2 luglio”

Neuro2020 – Ottavi di finale – Italia-Finlandia

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Torino, 15 ottobre 1977

ITALIA-FINLANDIA

Quando Enzo Bearzot ha preso le redini della nazionale ha deciso di puntare su un gruppo ben definito, in cui era difficilissimo entrare, e che si basava fondamentalmente sul blocco della Juventus. Quel 15 ottobre 1977, all’alba della sua esperienza, non fece eccezione. Si giocava con la Finlandia per le qualificazioni ad Argentina ’78, e allo stadio Comunale di Torino nei primi ed unici undici che giocarono quella partita in maglia azzurra, il Vecio presentò sei bianconeri. bettegaE visto che si giocava sotto la Mole Antonelliana, presentò anche tre granata, tanto che gli unici giocatori fuori dalle mura torinesi erano il fiorentino Giancarlo Antognoni e capitan Giacinto Facchetti, bandiera interista. I finlandesi non erano un grosso problema, quello era rappresentato dall’Inghilterra con cui ci si combatteva l’unico posto sul volo per Buenos Aires, ma in previsione di un’eventuale differenza reti anche questa partita poteva fare la differenza. Quando ancora le gare della nazionale portavano allo stadio 70000 spettatori, gli azzurri fecero quello che tutti sognavano: una goleada. Matador della giornata Roberto Bettega, autore di un poker servito, uno dei sei giocatori della nazionale ad aver segnato 4 gol nella stessa partita, e l’ultimo nella storia a farlo. Prima di lui solo Carlo Biagi nel ’36 al Giappone, Francesco Pernigo nel ’48 agli Stati Uniti, Omar Sivori nel ’61 a Israele, Alberto Orlando nel ’62 alla Turchia e Gigi Riva nel ’73 al Lussemburgo.

Nell’arco di 33 minuti di gioco, dal 29’ al 62’ minuto di gioco, Bobby Gol abbatte i suomi. Tre gol con la specialità della casa: la cabeza, e uno con un’azione personale in area con tre tocchi di destro, i primi due a superare altrettanti avversari e il terzo a bucare il malcapitato portiere Göran Enckelman. Chiudono il set le marcature di Ciccio Graziani e Renato Zaccarelli, a firmare un tabellino marcatori dedicato al sindaco di Torino. Da rimarcare gli assist vincenti, sempre di stampo torinese, che anche qui vedono un poker servito da Franco Causio, con i restanti due di Claudio Gentile e Romeo Benetti. Nel gol della bandiera finlandese di Kai Haaskivi la vera forza è quella di eludere quattro interventi in scivolata consecutivi di Romeo Benetti.

Alla fine il biglietto per Baires è stato staccato, e solo due degli undici andati in campo quel sabato al comunale non faranno parte della spedizione di Argentina 78. Uno per scelta tecnica: lo stopper Roberto Mozzini del Torino. L’altro per sua scelta: Giacinto Facchetti, che declinerà l’invito del Vecio dal fare il capitano non giocatore, per ritirarsi al termine di quella stessa stagione, tanto che la partita con la Finlandia sarà la sua penultima gara in nazionale, dove lascerà la fascia a Dino Zoff. E proprio DinoMito alzerà la Coppa del Mondo cinque anni dopo nella noche di Madrid, e insieme a lui diventeranno campioni del mondo altri cinque giocatori in campo contro la Finlandia. Tra questi però non ci sarà Roberto Bettega. Bearzot lo ha aspettato fino all’ultimo, ma il suo legamento collaterale del ginocchio sinistro ha detto no, così Penna Bianca si è dovuto accontentare di essere solo nell’album delle figurine Panini di España 82. Il Mundial che non ha vinto.

 

ITALIA-FINLANDIA   6-1
Bettega 29’, 38’, 59’, 62’, Graziani 45’, Haaskivi 67’, Zaccarelli 71’

Italia: Zoff, Facchetti, Mozzini, Gentile, Antognoni, Zaccarelli, Benetti, tardelli, Bettega, Graziani, Causio.

Finlandia: Enckleman, Ranta, Makinen, Heiskanen (Heikkinen 61’), Haaskivi, Jantunen, Vihtila, Suomalainen (Vaittinen 7’), Paatelainen, Suhonen, Toivola