Fausto Coppi dalla A alla Z

di Gianvittorio Randaccio

Io è da un po’ di mesi che vado al lavoro in bici: saranno una quindicina di chilometri, ci metto poco più di mezz’oretta. Pedalare mi apre la mente, faccio un sacco di pensieri, non guardo mai il telefonino: mi sembra una cosa sana, che mi fa star meglio. Il mio tragitto è urbanissimo. Parto dalla Ghisolfa cara a Testori e, attraversando Bovisa, Affori e Bruzzano, arrivo a Cormano, primo hinterland a nord di Milano, terra manzoniana.Stampa
Da quando ho letto Alfabeto Fausto Coppi, di Gino Cervi e Giovanni Battistuzzi, raccolta di 99 storie e una canzone, venire al lavoro in bici è diventato ancora più bello: tutti i pensieri che mi vengono in mente, infatti, prendono la struttura dell’ordine alfabetico e, un po’ come diceva Edmondo Berselli, questa cosa aiuta a creare legami immaginari e inaspettati tra persone e eventi che uno non si sarebbe mai aspettato (cito a memoria, come piacerebbe a lui).

Allora la M, per esempio, per me diventa Marnati, l’Umberto Marnati storico meccanico della Legnano che aveva bottega davanti a casa mia: il figlio, Daniele, qualche anno fa, prima di chiudere l’attività, ha sistemato la bici ormai sgangherata con cui vado ancora adesso in giro. E la G è Ghisolfa, il ponte sotto al quale passo per accompagnare le bambine a scuola, e sopra al quale Fiorenzo Magni, al Giro di Lombardia del 1956, riprese Coppi e Ronchini (come narrato in Lacrime) dopo che il gesto dell’ombrello della Dama Bianca lo aveva fatto diventare matto di rabbia. La C, invece è Caduta, che mi ricorda quella volta in viale Rapisardi, a Bruzzano, quando ho fatto un volo rovinoso dalla bicicletta e, a una ragazza che mi aveva chiesto se stavo bene, ho risposto che era tutto a posto, quel sangue che vedeva sulla mano era dovuto ai classici capillari che si rompono quando meno te lo aspetti. La S, invece, è Salita, quella che faccio per passare sopra la Milano-Meda, davanti al Galeazzi, e che ogni volta mi fa pensare a quell’Agostino di Scandiano che, come se niente fosse, scalava montagne in bicicletta per vedere il Giro (come raccontato in Neve), macinando chilometri per andare dall’Emilia fino al passo dello Stelvio. Continua a leggere “Fausto Coppi dalla A alla Z”