Ciao_L’Italia del Novanta_1° luglio

di Antonio Gurrado

1° luglio 1990

Eccezionalmente aperte di domenica, le banche tedesche cambiano i soldi orientali col marco occidentale, in occasione dell’entrata in vigore dell’unità monetaria.lossy-page1-1200px-Helmut_Kohl_(1996)_cropped.tif È una festa, scrivono i giornali, però col batticuore: le interminabili file sono popolate da cittadini timorosi di chieder troppo, o di veder sparire i propri risparmi, tanto che della somma stanziata da Helmut Kohl viene di fatto utilizzato solamente un quinto. Forse per questo il cancelliere in tv – lo riprendono i telegiornali italiani – legge un messaggio in cui spiega che bisognerà lavorare duramente per arrivare alla completa unificazione delle due Germanie, politica e sociale.

Lo ispira probabilmente, o forse lo plagia, la faticosa partita della Germania Ovest (ma ha ancora senso chiamarla così?) contro un’altra rappresentante dell’oriente in pezzi, la Cecoslovacchia. In campo, la disparità di valori è evidente, e si traduce nell’unico vero tentativo di attacco da parte dei cechi: una punizione che Bodo Illgner sospinge oltre la traversa. Sono passati cinque minuti e i restanti ottantacinque sono monologo teutonico; sterile però, faticoso come Kohl prevedeva, e tanto lavorio rischia di non concretizzarsi se Straka e Chovanec, a metà primo tempo, non decidessero di vivacizzare il pomeriggio milanese con un panino, quello cioè in cui chiudono il povero Klinsmann lanciato a rete, falciandolo e procurando il rigore che Matthäus implacabile trasforma. Il portiere Stejskal, più che venir spiazzato, pare svenire di fronte alla bordata; e, planando sulla schiena mentre guarda impotente la palla che entra, sembra presagire il crollo anche della propria nazione, in questo derby fra squadre che iniziano a non esistere più.

Sarà per questo che quindici folli si sono messi in viaggio, in pullman, per andare da Milano a Praga, approfittando del fatto che non è più necessario il visto per poter visitare la città; c’è una coppia in viaggio di nozze, uno studente che deve scrivere la tesi su Kafka, disposto a sobbarcarsi le ventuno ore di tragitto. Intanto cambia anche l’Italia. Le nuove disposizioni di legge sugli enti locali stabiliscono che, entro il 12 agosto, tutti i Comuni d’Italia dovranno avere un proprio governo. I partiti si affrettano a trovare compromessi nella spartizione: Torino ai liberali (eredità di Cavour?), Milano ai socialisti (eredità di Craxi), Venezia e Trieste del cattolicissimo oriente alla Democrazia Cristiana; ai comunisti La Spezia e Bologna, niente in confronto a Roma e Napoli entrambe in saccoccia ai socialisti. La Dc imperversa al sud con Bari, Potenza, Reggio, Palermo, Catania e Cagliari; indecisioni su Genova e Firenze, dove sono ancora in lizza i repubblicani. La nazione tiene il fiato sospeso mentre Spadolini attacca la Lega e il suo «tentativo di ridiscutere il nesso nazionale e di alimentare i processi di separatismo». Non si sa cosa ne pensi la governante genovese che è riuscita a incamerare l’eredità miliardaria della sua anziana padrona, a quanto pare ostile ai nipoti. Continua a leggere “Ciao_L’Italia del Novanta_1° luglio”