La disparition – Il Fantacalcio senza la “e”

di Gianvittorio Randaccio

Nel 1969 Georges Perec pubblica La disparition, un romanzo che ha una particolarità: non contiene in alcuna sua parte la lettera “e”. È, insomma, un enorme e folle lipogramma, che ha messo a dura prova anche Piero Falchetta che, nel 1995, l’ha tradotto in italiano seguendo la stessa regola, con il titolo La scomparsa.


Quest’anno per il mio Fantacalcio ho deciso seguire le tracce di Perec e ho creato una liporosa, scegliendo solo giocatori senza “e” e chiamando la mia squadra, con poca fantasia, La disparition. Non è stato facile, devo ammetterlo: non ho potuto fare offerte per Immobile, per esempio, o per Belotti, o per il Papu Gomez, ma alla fine ce l’ho fatta, anche se il mio undici titolare non parte certo con i favori del pronostico. Ho vacillato un po’, quando poco prima della chiusura del mercato mi sono accorto di avere in rosa Samir Caetano, dell’Udinese, che non si capisce se quel Caetano lì fa parte del cognome o è un nome, tipo Caetano Veloso (che però gioca nel Verona, mi sembra) e che, nel dubbio, ho preferito sostituire. Rimane aperta una questione con l’Anagrafe, che cercheremo di risolvere al più presto.

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Neuro2020 – Girone F – Francia-Portogallo

di Gianvittorio Randaccio

Parigi, 3 marzo 1973

FRANCIA-PORTOGALLO

Hanno avuto una bella pensata, i suoi amici. Lo hanno visto un po’ provato e scosso dalla scrittura de La bottega oscura, una sorta di faticosa autobiografia notturna in 124 sogni, e gli hanno proposto, come regalo appena un po’ anticipato di compleanno (Georges è nato il 7 marzo), una cosa inedita per lui: una partita allo stadio, per lui che di calcio non capisce niente. cover__id628_w302_t1465131669__1xE non una partita qualunque, ma Francia-Portogallo, amichevole di lusso, con giocatori di gran classe. Gli hanno detto che nel Portogallo gioca un tale Eusébio, una specie di poeta del gol, che sicuramente lo entusiasmerà. Georges Perec ha accettato, sempre affamato di novità ed esperienze. Ha pensato di scrivere per chiedere informazioni a Italo Calvino, da poco entrato nell’Oulipo (l’officina di letteratura potenziale): se non ricorda male Eusebio è anche il soprannome con cui viene chiamato dagli amici Eugenio Montale, e le coincidenze hanno sempre un significato.
Noi non sappiamo se Perec abbia mai scritto a Italo Calvino, ma sappiamo cosa Eduardo Galeano, un altro che con le parole ci sapeva fare, scrisse di Eusébio (il calciatore, non il poeta): «Da bambino lo chiamavano Ninguém (Niente, nessuno). Fece il suo ingresso sui campi correndo come può correre solo chi fugge dalla polizia o dalla miseria che gli morde i talloni. E così, tirando e zigazagando, divenne Campione d’Europa a vent’anni. Allora lo chiamarono la Pantera». Semplicemente, con buona pace di CR7, il più grande calciatore portoghese di sempre, una specie di eroe nazionale.
E sappiamo che Georges Perec è stato fortunato, quel 3 marzo 1973 al Parco dei Principi di Parigi, nell’unica partita di calcio a cui (forse) abbia mai assistito. Ha visto un Eusébio magari un po’ appesantito, ma in grande forma, che con una doppietta ha trascinato il Portogallo alla vittoria, dopo il vantaggio francese di Molitor al 36’. Prima ha trasformato con freddezza un rigore al 38’ e poi, a qualche minuto dalla fine, ha chiuso la partita con un colpo di testa praticamente rasoterra, passato sotto la pancia del portiere francese Carnus. Una partita, tra l’altro, in cui è sceso in campo anche Humberto Coelho, il nabokoviano difensore che ventisette anni dopo vestirà i panni del ct portoghese nella gloriosa vittoria contro la Germania.
In tribuna, Perec ha assistito sornione alla partita, toccando la sua barbetta crespa, sorridendo all’evidente talento di quel giocatore capace di giocare con il pallone come lui faceva con le parole. E, tornando a casa, si deve essere chiesto, forse, se non valesse la pena scrivere il centoventicinquesimo sogno, quello a proposito di un giocatore poeta che segna gol impossibili, facendoli sembrare facilissimi, rendendo raffinato e quasi artistico un gioco così popolare. Il titolo era già pronto: Il calcio, istruzioni per l’uso. Forse, però, era meglio tenerlo in serbo per il futuro.

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Francia-Portogallo 1-2
Molitor 36’, Eusébio 36’ 87’

Francia: Carnus, Rostagni, Adams, Trésor, Broissart, Mézy (Huch 85’), Michel, Lech, Revelli, Bereta, Molitor (Floch 75’)

Portogallo: Henrique, Quaresma, Calisto, Correia, Coelho (Simoes 10’), Pavao, Toni, Freitas, Eusébio, Abel Miglietti (Artur Jorge 65’), Nené (Dinis 81’)