Il generale Trap

di Corrado Del Bò

Correva il minuto 55 di Paris Saint Germain-Juventus, ritorno degli ottavi di finale di Coppa delle Coppe 1983-84, con il risultato fermo sullo 0-0. L’andata – una partita piuttosto rocambolesca e allietata dall’inaspettato gesto dell’ombrello di Boniek dopo la realizzazione del gol dell’1-1 – si era conclusa 2-2, sicché alla Juve anche un pareggio a reti bianche sarebbe bastato per passare. Così, quando al 55’ Platini si infortunò leggermente, il Trap decise di mandare in campo un difensore, Nicola Caricola, giovanotto barese di belle speranze, al primo dei quattro non indimenticabili anni che disputò in bianconero. Quella scelta, che sconvolse chi la visse in diretta – e che infatti la racconta basito a quasi quarant’anni di distanza –, può essere presa come marchio di fabbrica di Giovanni Trapattoni: il calcio si gioca, come si dice in pianura padana, «bèi quatà», belli coperti.


Il miglior attacco è la difesa?

Ma non è ingiusto iniziare un ritratto dell’allenatore da Cusano Milanino, classe 1939, con quello che potrebbe apparire un dettaglio viziato da ideologia da calcio d’attacco? Primo, perché quella partita si chiuse effettivamente senza gol e la Juve non solo passò il turno, ma alla fine vinse pure la Coppa. Secondo, perché nelle squadre di Trapattoni – così rispondeva lui alle critiche di difensivismo, le stesse che ebbe a sopportare il suo maestro Nereo Rocco – giocavano sempre almeno quattro giocatori d’attacco e i centrocampisti e i difensori erano anch’essi molto propositivi in fase avanzata (Tardelli, Cabrini, lo stesso Scirea). Terzo, perché Trapattoni, in tredici anni complessivi sulla panchina bianconera fece incetta di trofei: la prima volta, tra il 1976 e il 1986, furono 6 scudetti, 2 Coppe Italia, le 3 coppe europee, e poi anche la Supercoppa europea e l’Intercontinentale; la seconda, tra il 1991 e il 1994, e con una squadra non eccelsa, un’altra Coppa UEFA. Quarto, perché seppe vincere campionati anche altrove – all’Inter, al Bayern Monaco, al Benfica, al Salisburgo –, oltre che una terza Coppa UEFA, sempre con l’Inter.
Eppure, nella testa dei tifosi bianconeri, due domande restano sospese su quei meravigliosi anni della Juve con il Trap alla guida. La prima: non è che, pur avendo vinto molto, il Trap avrebbe potuto, anzi dovuto, vincere di più? La seconda: se un altro allenatore avesse avuto le medesime squadre, non è che avrebbe vinto pure lui almeno quanto il Trap? Ovviamente sono interrogativi rispetto ai quali è impossibile portare argomenti decisivi, pro o contro che siano; fare la storia con i se, nel caso del campo da pallone, è impresa che va oltre le umane capacità. Va però concesso ai detrattori del Trap che la memoria di alcune cocenti sconfitte europee brucia ancora adesso e quelle delusioni influenzano irrimediabilmente un giudizio che la ragione dovrebbe spingerci a considerarle piccoli inciampi in un percorso trionfale.

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Il pallonario (20-26 luglio)

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20 luglio. Non c’è pace per la Juventus, neanche durante il periodo estivo. La scorsa notte un gruppo di sconsiderati che si sono autodefiniti NAB (Nuclei armati bianconeri) ha aperto il fuoco della contestazione contro la casa del presidente bianconero Giampiero Boniperti, in corso Agnelli 42, a Torino. I teppisti hanno mandato in frantumi i vetri del portone d’ingresso con ripetuti lanci di sassi e bulloni di ferro, quindi hanno contestato con scritte vistose la campagna acquisti della Juventus. Si presume che siano gli stessi tifosi che inscenarono tempo fa violente contestazioni nei riguardi di Parola. Questa volta, oltre a contestare il trasferimento di Anastasi che avevano sempre difeso dopo la sua “sparata” contro la società, i NAB hanno fatto capire di non apprezzare Benetti, che secondo loro non sarebbe l’elemento adatto per sostituire Capello. (1976)

21 luglio. John White, la 26enne mezzala del Tottenham Hotspurs e della nazionale scozzese, è morto tragicamente questa sera, colpito da un fulmine sul campo di golf JOHN_WHITE_flyer_WEB“Crows Hill”, ad Enfield, uno dei sobborghi di Londra. Il cadavere del giocatore è stato trovato vicino ad un albero, al termine del violentissimo temporale che ha investito tutta la zona londinese causando danni ed interrompendo le comunicazioni telefoniche. Attualmente, come gli altri calciatori britannici, egli era in vacanza: il golf, sport al quale era molto appassionato, gli serviva per mantenersi in esercizio senza forzare, in attesa della riapertura dell’attività. Assieme a Dennis Law, White era stato tra i protagonisti del vittorioso incontro (1-0) disputato l’11 aprile scorso a Wembley contro la nazionale inglese. La squadra scozzese contava sul suo notevole apporto  nelle partite eliminatorie dei Mondiali, partite che si disputeranno l’anno prossimo e che opporranno la rappresentativa nazionale anche all’Italia, in un doppio confronto in programma a Roma e Glasgow. White, sposato, era padre di due figli. (1964)

22 luglio. Sembra scongiurata la crisi del Serramazzoni dopo le intenzioni espresse da un gruppo di consiglieri di rinunciare alla promozione della squadra modenese dalla terza alla seconda categoria. Dopo un approfondito esame è stato stabilito di partecipare al prossimo campionato di seconda categoria mentre ci si augura che il presidente della società, Paolo Baisi, ritiri le dimissioni. (1976)

23 luglio. Luis Carlos do Nascimento, noto nel mondo calcistico brasiliano che lo contava fra i suoi campioni col soprannome di “Brandao”, è morto in seguito ad un litigio con un poliziotto che, per far valere le sue ragioni sul giovane calciatore, ha estratto la pistola di ordinanza e lo ha freddato. Il tragico incidente si è svolto nella sede della società calcistica “Bonsuccesso” della quale l’atleta faceva parte. Brandao, che assisteva come spettatore ad una partita tra due squadre di giovanissimi, ha protestato perché il poliziotto – un agente della polizia militare di nome Wilson Soares Pereira – gli ostruiva la visuale. Ne è derivato un alterco: sarebbe stata una rissa banale, di quelle che finiscono con una spettacolare ma innocua scazzottatura, se l’agente non fosse stato armato. «Togliti l’uniforme e regoliamo questa cosa» ha detto ad un certo punto Brandao al Pereira. Questi, invece, ha estratto la pistola e ha sparato due colpi, uno al cuore e uno alla bocca del calciatore, che è morto sul colpo. Brandao aveva 23 anni. La partita di campionato fra il Bonsuccesso e il Flamengo, che doveva disputarsi questa sera, è stata sospesa. (1968)  Continua a leggere “Il pallonario (20-26 luglio)”