Ciao_L’Italia del Novanta_4 luglio

di Antonio Gurrado

4 luglio 1990

Incredula, l’Italia si risveglia nel trauma dovuto all’aver scoperto che, per vincere i Mondiali, non basta organizzarli. L’unico spettatore a fornire dichiarazioni entusiastiche a margine della partita – oltre al vecchio falco Henry Kissinger, ospite d’onore sugli spalti del San Paolo – è il presidente del Senato, Spadolini, che ai cronisti confessa la propria emozione quando in tv ha sentito Pippo Baudo definirlo lo Schillaci della storiografia italiana. A Palazzo Chigi, invece, Andreotti ha già pronta la contromossa: contratta con Confindustria e triplice sindacale per far durare la scala mobile fino al dicembre del 1991, mentre Carlo Azeglio Ciampi insiste per una rigorosa politica economica che cerchi di porre un freno all’inflazione, salita al 5,6%.

Maradona o non Maradona, gli italiani non amano le ingiustizie. Secondo un sondaggio Ispes, i nostri concittadini sanno che saranno guai tutte le volte che avranno a che fare con Usl, trasporti, scuola, lavoro, Sip e Alitalia; unico rimedio al disservizio pubblico, risponde il 17,3% degli intervistati, è farsi raccomandare. posterMaradona o non Maradona, gli italiani detestano i personaggi sopra le righe. La Cei, in vista dell’arrivo del concerto-show Blond Ambition di Madonna a Roma, ne condannano i contenuti come «talmente consunti da apparire ormai strazianti nella loro povertà» e concludono che la cantante italoamericana non merita, a rigor di teologia, nemmeno l’inferno. Maradona o non Maradona, gli italiani non sopportano gli spettacoli cruenti. La deputata DC Silvia Costa porta in Aula la propria convinzione che in tv passino troppi messaggi di violenza e sadismo; reagisce il deputato PCI Walter Veltroni, proponendo che i film vietati ai minori di diciott’anni possano passare sul piccolo schermo solo dopo le 22.30.

Il ministro della difesa, Mino Martinazzoli, esprime sdegno di fronte alla ventilata ipotesi che i soldati italiani in missione in Libano abbiano fatto uso di droga. Da Roma, uno zoologo sovietico in visita lancia un appello a esaminare più tigri siberiane onde evitarne l’estinzione. Gli scienziati americani raccomandano di non eccedere con la tintarella se si tiene alla pelle, ma – scrivono i giornali – le donne si ribellano al diktat: «Noi vogliamo un posto al sole». Aria di smantellamento, da festa finita, da amici che se ne vanno: a Venezia viene ripulita la Laguna, a Bologna restaurata la statua del Nettuno, a Pisa chiusa la Torre che non sarà visitabile fino a ottobre. Rai2 annuncia che, in sostituzione della prevista trasmissione “Cocco”, verrà prodotto lo show per imitatori dilettanti “Stasera mi butto”, presentata da Gigi Sabani, con notevoli risparmi sul budget. Secondo la magistratura milanese, trenta istituti lombardi sogliono gettare i rifiuti tossici nelle fogne.

Dopo aver bocciato Aldo Busi alla prova di idoneità per l’ingresso nell’Ordine dei Giornalisti, l’Ordine dei Giornalisti sanziona con un provvedimento disciplinare Aldo Busi, reo di aver violato con le proprie dichiarazioni a seguito dell’esame i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede, e di aver minato la fiducia fra stampa e lettori, rendendosi colpevole di fatti non conformi al decoro. Uno studente milanese in vacanza a Canazei cade dagli sci e fa causa alla ditta della funivia.

Passate le nove di sera, qualcuno si accorge che in tv c’è una partita. Sarà un’amichevole? No, è l’altra semifinale dei Mondiali. Inghilterra e Germania si esibiscono in una partita equilibrata, che nel secondo tempo vede i tedeschi passare in vantaggio con una punizione di Brehme deviata da Parker e gli inglesi pareggiare col sempiterno Lineker lesto a sfruttare un batti e ribatti sul corpo di Kohler. Passano i supplementari, con Chris Waddle che coglie un clamoroso palo; qualcuno azzarda che i rigori sono divertenti. Vediamoli. Segnano tutti fino al tre a tre, con Illgner e Shilton che volano invano, fino a che Stuart Pearce non tira esattamente dove il portiere tedesco sta sdraiandosi. Poiché Olaf Thon realizza, a pochi centimetri dalle mani protese dal portiere inglese, la palla medica tocca a Chris Waddle, ancora lui. La sistema sul dischetto, guarda Illgner il quale si getta pari pari dallo stesso lato da cui è riuscito a neutralizzare il rigore precedente; ma la traiettoria è diversa, s’inarca e va oltre la traversa: povero Waddle, non è serata.

Qualche ingenuo domanda: ma non erano già finiti, i Mondiali? Cosa vogliono ancora da noi?

Ciao_L’Italia del Novanta_1° luglio

di Antonio Gurrado

1° luglio 1990

Eccezionalmente aperte di domenica, le banche tedesche cambiano i soldi orientali col marco occidentale, in occasione dell’entrata in vigore dell’unità monetaria.lossy-page1-1200px-Helmut_Kohl_(1996)_cropped.tif È una festa, scrivono i giornali, però col batticuore: le interminabili file sono popolate da cittadini timorosi di chieder troppo, o di veder sparire i propri risparmi, tanto che della somma stanziata da Helmut Kohl viene di fatto utilizzato solamente un quinto. Forse per questo il cancelliere in tv – lo riprendono i telegiornali italiani – legge un messaggio in cui spiega che bisognerà lavorare duramente per arrivare alla completa unificazione delle due Germanie, politica e sociale.

Lo ispira probabilmente, o forse lo plagia, la faticosa partita della Germania Ovest (ma ha ancora senso chiamarla così?) contro un’altra rappresentante dell’oriente in pezzi, la Cecoslovacchia. In campo, la disparità di valori è evidente, e si traduce nell’unico vero tentativo di attacco da parte dei cechi: una punizione che Bodo Illgner sospinge oltre la traversa. Sono passati cinque minuti e i restanti ottantacinque sono monologo teutonico; sterile però, faticoso come Kohl prevedeva, e tanto lavorio rischia di non concretizzarsi se Straka e Chovanec, a metà primo tempo, non decidessero di vivacizzare il pomeriggio milanese con un panino, quello cioè in cui chiudono il povero Klinsmann lanciato a rete, falciandolo e procurando il rigore che Matthäus implacabile trasforma. Il portiere Stejskal, più che venir spiazzato, pare svenire di fronte alla bordata; e, planando sulla schiena mentre guarda impotente la palla che entra, sembra presagire il crollo anche della propria nazione, in questo derby fra squadre che iniziano a non esistere più.

Sarà per questo che quindici folli si sono messi in viaggio, in pullman, per andare da Milano a Praga, approfittando del fatto che non è più necessario il visto per poter visitare la città; c’è una coppia in viaggio di nozze, uno studente che deve scrivere la tesi su Kafka, disposto a sobbarcarsi le ventuno ore di tragitto. Intanto cambia anche l’Italia. Le nuove disposizioni di legge sugli enti locali stabiliscono che, entro il 12 agosto, tutti i Comuni d’Italia dovranno avere un proprio governo. I partiti si affrettano a trovare compromessi nella spartizione: Torino ai liberali (eredità di Cavour?), Milano ai socialisti (eredità di Craxi), Venezia e Trieste del cattolicissimo oriente alla Democrazia Cristiana; ai comunisti La Spezia e Bologna, niente in confronto a Roma e Napoli entrambe in saccoccia ai socialisti. La Dc imperversa al sud con Bari, Potenza, Reggio, Palermo, Catania e Cagliari; indecisioni su Genova e Firenze, dove sono ancora in lizza i repubblicani. La nazione tiene il fiato sospeso mentre Spadolini attacca la Lega e il suo «tentativo di ridiscutere il nesso nazionale e di alimentare i processi di separatismo». Non si sa cosa ne pensi la governante genovese che è riuscita a incamerare l’eredità miliardaria della sua anziana padrona, a quanto pare ostile ai nipoti. Continua a leggere “Ciao_L’Italia del Novanta_1° luglio”