Il Pallonario (3-9 maggio)

3 maggio. Un lungo sonno ristoratore ha ritemprato le forze dei granata  dopo l’incontro di San Siro e l’emozionante volo che li ha portati in terra portoghese. Stamane, perfettamente a posto, i campioni d’Italia sono scesi sul campo dell’Estoril per un breve allenamento, che ha permesso di constatare l’ottimo grado di forma di tutta la compagine. Di conseguenza, i tecnici hanno deciso di schierare contro il Benfica la formazione standard. L’attesa, intanto, è diventata addirittura spasmodica: nessun dubbio esiste sul concorso del pubblico, che s’affollerà per vedere all’opera i campioni d’Italia. Domani, qui in Portogallo, è festa, per l’anniversario della scoperta del Brasile, ed i lusitani approfitteranno dell’occasione per gremire, nel limite del possibile, lo stadio dove sarà giocato l’incontro. Sarà tra gli spettatori anche Umberto di Savoia, che giungerà espressamente da Siviglia. (1949) 

4 maggio. Il suicidio di un negoziante rovinato dalla macchina per le schede del “Toto”. Si è sparato ieri nel suo negozio in via San Francesco d’Assisi a Torino. Alla notizia sua moglie s’avvelena. Il signor Zamperoni, 54 anni, inventò la “Totoprint” per compilare sei colonne, ma subito dopo avvenne la riforma del concorso e tutte le macchine rimasero inservibili. In esse aveva investito il suo intero patrimonio. Non ha lasciato che una schedina da giocare. (1949)

5 maggio. Si è diffusa insistente la voce, non ancora controllata, che Mazzola non fosse sull’apparecchio perché sceso a Barcellona. La trentesima vittima sarebbe pertanto un altro dirigente del Torino. (1949) 

6 maggio. Grande era l’attesa per la venuta a Trento della bella squadra della Reggiana per la prima volta e a cui furono fatte festose accoglienze. Gli ospiti furono accompagnati a visitare il Castello del Buon Consiglio dove deposero dei fiori sui cippi dei Martiri e quindi venne organizzata una gita a Sardagna dove venne offerto un rinfresco dall’Ente S.P.F. e il signor Malz che lo rappresentava portò ai giocatori reggiani il saluto degli sportivi trentini. Nel pomeriggio il campo sportivo del Littorio presentava uno spettacolo meraviglioso essendo il pubblico accorso numeroso in ogni ordine di posti. La bella partita, conclusosi con il risultato di 3-3, ha lasciato soddisfatti i giocatori e il pubblico. Alla sera al Savoia ai giocatori reggiani fu offerto un vermouth d’onore. (1928)

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Ciao_L’Italia del Mondiale_8 luglio

di Antonio Gurrado

8 luglio 1990

Luciano Pavarotti, Giulio Andreotti ma soprattutto Edvige Fenech sono fra gli eccellenti spettatori accorsi all’Olimpico ad assistere alla vittoria mondiale dell’Italia. Edwige-Fenech-2-1280x720Per un errore di calcolo, tuttavia, la finale vede di fronte Germania Ovest e Argentina, che per l’occasione si sono invertite le maglie rispetto a quella identica di Mexico ’86. Nella calura pomeridiana dell’Azteca, infatti, la Germania Ovest aveva accettato la divisa verde di riserva per consentire agli argentini di conservare le tradizionali strisce biancocelesti; stavolta, sotto i riflettori romani, l’Argentina si presenta in abito da sera, con una tenuta blu semplice ma elegante che consente ai tedeschi di indossare la maglia bianca: la quale, rispetto alle precedenti edizioni, è impreziosita da una banda che trascina i tre colori della bandiera da una manica all’altra, descrivendo sul petto l’equivalente grafico di un encefalogramma di discreta solidità.

Denotando grande rispetto per la sofferenza del popolo italiano, le due nazionali si accordano per non disputare la finale, intrattenendosi in campo senza particolare motivo per tutta la durata del primo tempo. È l’occasione per discutere – ne parleranno sicuramente sugli spalti anche Luciano Pavarotti, Giulio Andreotti e soprattutto Edvige Fenech – su cosa abbia detto di preciso Diego Armando Maradona durante l’esecuzione dell’inno argentino, raffinatamente fischiato dai 73.693 spettatori (incasso, otto miliardi, cinquecentosettantotto milioni, trecentoventisei mila lire, per una spesa media di poco superiore alle centosedici mila lire). 9944AE3C5Ha detto zios de Ruta, avanzando un sottile riferimento alle voci di nepotismo che circolano sulla radiotelevisione italiana? Ha detto pios de muta, in omaggio alla devozione che gli Italiani riservano all’afasica santa Zoe, prima testimone di un miracolo operato da san Sebastiano martire e per questo appesa per i capelli a un albero dai pagani e ivi arrostita? Ha detto rios de Futa, in riferimento al Santerno e al Sieve che fanno da cornice all’omonimo Passo montano? Ha detto mios de juta, oscura allusione a miniere che custodiscono il ruvido materiale per fabbricare sacchi? Continua a leggere “Ciao_L’Italia del Mondiale_8 luglio”