Il Pallonario (5-11 aprile)

5 aprile. Gli “esperti” invitati a Genova dall’associazione Genovaviva per parlare di una eventuale fusione fra Genova e Sampdoria (ma soprattutto la “piazza”) si sono detti contrari a questa ventilata ipotesi. Nel dibattito di ieri sera, infatti, a parte qualche tiepido favore da parte di Mandelli e Ameri, i quali però hanno detto che ciò potrebbe avvenire in futuro, tutti sono stati concordi nell’affermare che questa fusione sarebbe più uno svantaggio che un vantaggio. La manifestazione è stata aperta da Nicolò Carosio. «È un fatto sentimentale la mia presenza» dice. «Sono genovese, amo la città, le sue squadre. Questo matrimonio non s’ha da fare né oggi né mai”, grida quasi al microfono, sommerso dall’urlo dei tifosi che hanno trovato l’amico sperato. Parla Tosatti, giornalista giovane del “Corriere dello Sport”. «Ma chi può dirsi sicuro che i finanziamenti confluiscano nell’unica ipotetica squadra, chi è sicuro che i soldi sappiano creare campioni? Ci vuole un dirigente con spiccato senso industriale, una città ricca, capace di dare ogni domenica ventimila spettatori.» Enrico Ameri, genovese purosangue, confessa subito di essere di fede genoana. «Dico no alla fusione,» prosegue «ma solo per ora; può darsi che domani, con l’evolversi del calcio-spettacolo, questa fusione sia necessaria.» Chiarissimo è stato invece Gino Palumbo, il quale si è posto parecchi interrogativi e a tutti ha dato una risposta negativa. «La fusione» ha detto «è un’operazione pericolosa; nel calcio non si può ragionare soltanto con concetti commerciali. C’è anche, ed è una cosa preminente, il ragionamento sentimentale. Genoani e sampdoriani non accetteranno mai di tifare insieme per una unica squadra; si rischierebbe di creare un N.N. non amato da nessuno.» Intanto il pubblico (oltre quattromila persone assiepate all’interno del padiglione B capace di contenerne circa duemila) si scalda, urla gli uni contro gli altri, ma Enzo Tortora “modera” con perizia e abilità gli “amici” genoani e sampdoriani. (1967) 

6 aprile. Un incontro del campionato croato di prima divisione è stato sospeso al 31’ del secondo tempo perché i giocatori del Rijeka  hanno aggredito l’arbitro che aveva appena decretato un rigore contro di loro. Il Rijeka si trova a due punti dall’Hajduk Spalato, leader della classifica. (1992)

7 aprile. Fare il terzino nell’Alessandria sta diventando un mestiere pericoloso e questo non perché la squadra grigia abbia una difesa così incerta da richiedere un lavoro straordinario ed estenuante ai suoi atleti, ma perché si verifica tra essi un’epidemia di incresciosi incidenti con le autorità costituite. È recente l’arresto del terzino Scarrone, imputato di rapina a mano armata. Ieri un altro terzino, Delaude, è finito in prigione per aver dimenticato nella valigia 126 pacchetti di sigarette privi del regolare bollo del monopolio. Imputazione non grave, per fortuna, e si può ritenere che il bravo presidente Moccagatta non dovrà mobilitare troppi avvocati per far uscire in libertà il suo giocatore. Peraltro anche l’arresto di Scarrone sta perdendo buona parte delle tinte fosche con cui si era presentato. Il ragazzo aveva 16 anni all’epoca del fatto e questo pare si riduca al furto di un paio di coperte e altri oggetti di poco conto, ora restituiti. (1949)

Continua a leggere “Il Pallonario (5-11 aprile)”

Semplici festeggiamenti

di Josip Novakovich

Una grande tv trasmetteva una partita di calcio tra il suo adorato Hajduk Spalato e l’odiata Dinamo Zagabria. I tifosi della Dinamo bruciavano bandiere dell’Hajduk. Ivan non riusciva a stare dietro alle azioni di gioco per via del fumo denso sia allo stadio che dentro il bar, e degli occasionali scoppi di vetri sulle pareti del bar. ivandolinar
Alcuni padri con i loro bambini, che erano entrati per vedere la partita, si spaventarono e se ne andarono. Durante l’intervallo i tifosi dello Spalato buttarono nell’Adriatico varie auto targate Zagabria. Ivan pensò che ora i croati non avevano più squadre serbe contro cui giocare, e che i croati dell’entroterra odiavano le squadre croate della costa, e viceversa; se le cose continuavano in quel modo presto sarebbe scoppiata un’altra guerra calcistica che avrebbe avuto come risultato molte nuove repubbliche delle banane: la Dalmazia, la Slavonia, l’lstria, la Repubblica indipendente di Dubrovnik, eccetera; sarebbero state così piccole che forse sarebbe stato meglio chiamarle repubbliche foglia di fico. A quel punto a Ivan non interessava se la Croazia si spaccava in cinque staterelli o se si univa… be’, con chi poteva unirsi? Erano finiti i tempi delle unioni. Ivan voleva solo un po’ di attenzione da una cameriera pallida con borse marroni sotto gli occhi e i denti macchiati di nicotina, ma la cosa strana era che, quando provò a parlare, non aveva voce. Si era preso il raffreddore?
Quando la Dinamo segnò, un contadino offrì un giro di birra a tutto il bar; ne arrivò un boccale anche sul tavolo di Ivan. La Staročeško pivo, aveva imparato da un tecnico birraio della zona, era l’unica birra di lievito della nazione. E in effetti il lievito era forte: lo fece ruttare e lo stomaco gli si gonfiò come una pagnotta nel forno, la sua carne si gonfiava, pensò allegro; forse il lievito era un ingrediente necessario per la ricetta della resurrezione?
Presto la partita finì. Nelle strade risuonavano colpi di mitragliatrice e scoppi di granate; semplici festeggiamenti.

[Questa cronaca di un derby tra Hajduk Spalato e Dinamo Zagabria è tratta dalla pagina 217 di Vita fuori tempo di Ivan Dolinar, di Josip Novakovich, pubblicato da Isbn edizioni nel 2007.]