Neuro2020 – Girone D – Inghilterra-Norvegia

di Silvano Calzini

Londra, 10 settembre 1980

INGHILTERRA-NORVEGIA

Mettersi a cantare in coro Rule, Britannia! Britannia rule the waves come hanno fatto i tanti tifosi inglesi di Wembley è un po’ esagerato, ma meglio queste esagerazioni rispetto a quelle “tradizionali” degli hooligans. L’avversario non era dei più prestigiosi e a guardare bene il gioco espresso dall’Inghilterra non è stato granché. Comunque era una partita da vincere assolutamente ed è stata vinta e quattro gol sono sempre quattro gol. Gli inglesi sono partiti forte, hanno schiacciato i norvegesi nella loro metà campo, ma si sono dimostrati un po’ arruffoni. Soprattutto al momento di concludere hanno pasticciato parecchio. Bisogna dire che l’area di rigore norvegese era intasata di giocatori e non era sempre facile districarsi. a6a7b4dc01abd31007c5e3afe5928493Ci è voluto McDermott che al 37’ dopo un batti e ribatti ha azzeccato un bel diagonale che è passato in una selva di gambe ed è andato a infilarsi nell’angolino basso alla sinistra del portiere. Nella ripresa la Norvegia per forza di cose ha dovuto scoprirsi per cercare il pareggio, senza peraltro arrivare mai a impensierire Shilton. Così, con più spazio a disposizione, sono fioccate le occasioni per gli inglesi. Mariner è andato vicino al raddoppio un paio di volte e Robson si è visto respingere sulla linea un suo gran tiro a portiere battuto. Il raddoppio lo ha firmato Woodcock che ha battuto a colpo sicuro su un cross di Rix. Poi per un fallo di mano di Grondalen l’arbitro ha concesso un giusto rigore trasformato da McDermott. Per concludere in gloria è arrivato il quarto gol ad opera di Mariner che di testa ha schiacciato in rete un bel servizio di Robson.
Adesso l’Inghilterra si giocherà il passaggio agli ottavi nell’ultima partita del girone nello scontro diretto con la Repubblica Ceca. Non sarà una passeggiata, ma almeno non si troverà di fronte una squadra rinunciataria e tutta votata alla difesa come la Norvegia, al cui confronto il Padova di Rocco degli anni Cinquanta sarebbe apparso come l’Olanda di Rinus Michels degli anni Settanta.

 

Inghilterra – Norvegia 4-0
McDermott 37’, 75’ (R), Woodcock 66′, Mariner 85’.

Inghilterra: Shilton, Anderson, Sansom, Thompson, Watson, Gates, Robson, McDermott, Mariner, Woodcock, Rix.
Norvegia: Jacobsen, Berntsen, Kordahl, Aas, Grondalen, Albertsen, Hareide, Dokken, Larsen Okland, Jacobsen, Erlandsen (Ottesen 83’).
Arbitro: van Langenhove (Belgium).

Ciao_L’Italia del Novanta_16 giugno

di Antonio Gurrado

16 giugno 1990

La partita del giorno si gioca a Cagliari, non allo Stadio Sant’Elia dov’è in programma Inghilterra-Olanda, ma in via Diaz, piazza dei Centomila, via Milano: invase da un migliaio di tifosi inglesi che alle sei del pomeriggio attacca la polizia con un’azione di guerriglia urbana che sembra troppo ben coordinata per risultare spontanea. La polizia reagisce con cariche, lacrimogeni e qualche colpo di arma da fuoco mentre gli hooligan lanciano sassi e bottiglie e sfasciano i parabrezza delle auto parcheggiate. Da casa propria, i cagliaritani che abitano in zona lanciano fiori dai balconi in segno di pace: ma, per risultare più convincenti, li lanciano senza toglierli dai vasi.

È la scena più movimentata di una partita molto attesa, che finisce 0-0 con due reti annullate agli inglesi, di cui una al novantesimo. Più interessante seguire la contemporanea Scozia-Svezia, una buona amichevole fra dilettanti a Marassi che vede gli scandinavi soccombere e abbandonare il Mondiale in grande anticipo rispetto alle aspettative della vigilia. costa-rica-en-italia-901Ma il picco di emozione si raggiunge al pomeriggio, quando a Torino la Costa Rica si presenta contro il Brasile indossando la maglia della Juventus: una sorta di riproduzione tarocca, che funge da divisa di riserva, a strisciolone bianconere e che sembra pensata più per l’Udinese che per più nobili stemmi; il Brasile vince 1-0 su autorete e inizia a serpeggiare il subdolo sospetto che segnare troppo significhi sprecare troppo, e che quindi in finale l’Italia più che la Germania deve aspettarsi il Brasile. Qualche illuminista tuttavia fa notare che, se il Brasile vince il proprio girone, si trova dallo stesso lato di tabellone dell’Italia quindi al massimo può sfidarla in semifinale. Ma il patriottismo è un sentimento romantico anche nel calcio, che non accetta simili pastoie.

D’Alema è un doroteo, intanto, almeno stando all’accusa che gli muove Luciano Lama; mentre Armando Cossutta teme che, a furia di prendere atto che è caduto il Muro di Berlino, si finisca per far confluire il Pci sotto le insegne di Craxi; fatta fuori l’Urss lui vorrebbe, anche se non lo dice, che il Mondiale lo vinca la Germania, però quella Est che purtroppo non partecipa. Ma il tempo è galantuomo e dà sempre ragione ai giusti. Come all’imprenditore emiliano, colpito da un’ingiusta accusa di stupro nel 1922, che viene finalmente assolto con formula piena dopo soli dieci anni dalla propria morte. Resta invece ancora irrisolta la querelle ottocentesca fra Manzoni e Leopardi: il ministro dell’Università Antonio Ruberti, che pochi giorni prima aveva stabilito che la nuova laurea di scienze dell’educazione poteva fare a meno dei corsi di letteratura italiana, si vede raggiungere dai paralleli appelli di insigni studiosi manzoniani e leopardiani; ciascun gruppo ritiene che il proprio autore sia fondamentale per formare i futuri maestri ma non si esprime sul rivale.