Il tackle della lavastoviglie

di Gianvittorio Randaccio

I calciatori, negli ultimi tempi, sono sempre più soggetti agli infortuni, è un dato di fatto incontrovertibile. Giocano ogni tre giorni, girano il mondo in continuazione, la palla corre per il campo a una velocità vertiginosa, le amichevoli delle nazionali non danno tregua: sono tante le potenziali cause di distorsioni, lesioni, fratture, strappi, affaticamenti e così via, tanto che quando un calciatore la sera va a letto sano e salvo sorride silenziosamente come se avesse vinto alla lotteria. Electric_dishwashing_machine,_1917
Recentemente sembra che nemmeno all’interno delle proprie case i calciatori possano stare più tranquilli: stanno aumentando vertiginosamente, infatti, gli incidenti domestici che, sempre più spesso, costringono i giocatori a lunghe assenze dai campi di gioco. I calciatori, infatti, anche se guadagnano cifre vertiginose e da molti sono considerati degli eroi moderni, tendono a considerarsi delle persone normali e perciò, spesso, si incaponiscono a mettere le mani (e i piedi) in faccende che potrebbero tranquillamente delegare agli altri, magari solo per avere una foto da postare sui social e far vedere che la loro vita non è tutta discoteca e veline. Qualche giorno fa, per esempio, William Gorger, trequartista gallese dello Swindon Team, è scivolato nella doccia mentre puliva le cromature dei rubinetti con un prodotto apposito, e si è lussato la clavicola, oltre ad aver sbeccato con il proprio ginocchio almeno tre piastrelle. Claudio Martelli, trequartista dell’Atletico Simonetta, invece, mentre puliva il piano cottura della propria cucina è stato inavvertitamente sgambettato dal portello della lavastoviglie, che la moglie aveva lasciato aperto per prendere lo scolapasta. Il Martelli si è girato all’improvviso ed ecco che la sua caviglia ha sbattuto contro lo spigolo del portello, lacerandosi e provocando l’uscita di molto sangue, tanto che sono stati necessari tredici punti per suturare la ferita. La lavastoviglie, invece, ne è uscita indenne. Continua a leggere “Il tackle della lavastoviglie”

Il re della simulazione

di Gianvittorio Randaccio

[la recente pubblicazione del libro di Francesco Totti, Un capitano, ha ricordato il talento e la propensione alla simulazione di un ex giocatore molto biondo. Totti non era il solo a pensarla così, come testimonia questo pezzo di qualche tempo fa.]

C’è un giocatore di cui non voglio fare il nome, anzi un ex giocatore. È biondo, muscoloso, il suo nome comincia con una consonante e finisce con un’altra consonante, diversa da quella con cui comincia. Sarebbe piaciuto molto a Georges Perec, probabilmente. Era  forte, non c’è dubbio: da un po’ ha smesso di giocare ed è diventato un apprezzato dirigente, ma per me rimane sempre il giocatore biondo che mi Paestum-il-tuffatore-350x337faceva venire un gran nervoso. Uno che si allenava sempre, che la sera andava a letto presto perché poi si doveva alzare all’alba per fare almeno un centinaio di flessioni. Uno che anche in allenamento voleva sempre vincere e che teneva delle statistiche precisissime su tiri, pali, traverse e gol. Un giocatore che nessuno ha mai visto ridere: tutte le volte che veniva inquadrato mentre giocava aveva questa faccia accigliata, aggressiva, di uno che sembra che gli hanno appena detto che l’aumento dello stipendio se lo può scordare. Un giocatore che a vederlo quando scendeva in campo, ma anche in mezzo alla strada, se capitava, ti sembrava proprio indistruttibile; ti sembrava, anzi, uno nel pieno della maturità fisica, del tipo che non avrebbe potuto prendere nemmeno un’influenzina, un raffreddore o un po’ di tosse. Questo giocatore era famosissimo, ha vinto anche un premio di rilevanza mondiale, grazie al fatto che giocava in una squadra che vinceva quasi sempre: ma io il suo nome non lo voglio fare, l’ho già detto. Continua a leggere “Il re della simulazione”