Neuro2020 – Girone A – Italia-Svizzera

di Maurizio Zoja

Roma, 27 ottobre 1982

ITALIA-SVIZZERA

Prima uscita dei campioni del mondo dopo il trionfo del Santiago Bernabeu di Madrid. I ragazzi di Enzo Bearzot affrontano la Svizzera all’Olimpico di Roma in un’amichevole celebrativa organizzata per far sentire agli azzurri il calore e la riconoscenza del loro pubblico. argentina-78-world-cup-ruedi-elsener-switzerland-365Per la prima volta la maglia dell’Italia si fregia di tre stelle, simbolo degli altrettanti mondiali vinti. Solo il Brasile ne ha vinti altrettanti. In campo va la formazione tipo del mundial, unico assente l’infortunato Lele Oriali, sostituito dal compagno di squadra Marini. Le notti di Barcellona sono ormai lontane, anche dal gioco della Nazionale, che va al piccolo trotto senza mai rendersi davvero pericolosa. Dopo soltanto mezz’ora di gioco, Bearzot concede la standing ovation a un Paolo Rossi spento e acciaccato. Quando Pablito esce dal campo viene giù lo stadio, a conferma del carattere celebrativo del match. Subito dopo l’intervallo escono anche Zoff e Tardelli, altri due totem del mondiale spagnolo, al loro posto Bordon e Dossena, che in Spagna non si erano mai alzati dalla panchina. Il gol di Elsener al 53’ suona la sveglia e interrompe bruscamente un sogno iniziato quattro mesi prima. L’Italia cerca il pareggio senza troppa convinzione, rovinando la festa a sé e al pubblico e incassando la prima sconfitta interna dal 1971. Campioni del mondo sì, ma per qualificarsi agli europei in programma in Francia nel 1984 ci sarà da lavorare duro.


Italia-Svizzera 0-1

53’ Elsener

Italia: Zoff (Bordon 46’), Gentile, Cabrini, Marini (Causio 84’), Collovati (Bergomi 84’), Scirea, Conti, Tardelli (Dossena 46’), Rossi (Altobelli 31’), Antognoni, Graziani

Svizzera: Burgener, Ludi, Heinz Hermann, Wehrli, Egli, Geiger, Favre, Decastel, Sulser, Ponte, Eisener (Braschler 57’)

 

In presa alta

di Gianvittorio Randaccio

Fino a ieri, nella mia testa Ivano Bordon è sempre stato l’eterno secondo, pensando soprattutto alla sua carriera in nazionale, chiuso dal fortissimo (e longevissimo) Dino Zoff. All’Inter no, non è stato il secondo di nessuno, anzi, ma io mi sono affacciato al mondo del calcio (e dell’interismo) quando l’astro di Walter Zenga stava acquistando luminosità e il trasferimento di Bordon alla Sampdoria all’epoca è rimasto poco impresso nella mia memoria.9788866286073_0_0_0_75
Ed è così, allora, che saluto con piacere l’uscita di In presa alta, che serve a fare un po’ di giustizia, a ricordare a me, e magari a molti altri smemorati, che Ivano Bordon è stato molto di più che un illustre secondo, e ha scritto, invece, molte importanti pagine nel calcio che conta. Se non ha avuto i riconoscimenti che merita è stato un po’ per sfortuna (l’ombra di Dino Zoff, come quella più recente di Gigi Buffon per altri portieri, ha coperto il suo indubbio talento) e un po’ per il suo carattere schivo e riflessivo, che l’ha tenuto lontano dalle luci della ribalta più di quanto avrebbe sicuramente meritato.
Il libro, scritto da Bordon con il giornalista Jacopo Dalla Palma e edito da Caosfera, racconta tutta la carriera di Bordon come fosse una partita, partendo dalle squadre giovanili per arrivare all’Inter, alla Nazionale, alla Sampdoria, al Brescia, per poi spingersi oltre, al Bordon grande preparatore dei portieri e al Mondiale del 2006 vinto con Lippi. Il tutto sempre vissuto con semplicità e modestia, caratteristiche, forse, che gli hanno permesso di lavorare, apprezzato da entrambe le parti, per gli eterni nemici Inter e Juve, e che gli sono servite per aiutare a crescere e migliorare tutti i grandi portieri con cui ha lavorato, primo fra tutti Gigi Buffon.
Una carriera comunque indimenticabile, quella di Bordon, basti pensare alla celebre monetina con il Borussia Moenchengladbach e poi al rigore parato a Sieloff nella ripetizione a Berlino, ai due scudetti con l’Inter, alla Coppa Italia con la Sampdoria, ai due Mondiali vinti. In pochi possono vantare tante stagioni e tanti successi e gli aneddoti raccontati si sprecano: lo schietto rapporto con Bearzot («Mister non si preoccupi, sono passati tanti oramai, è acqua passata, grazie lo stesso per tutto quello che mi ha dato» gli dirà Bordon, dopo la delusione per la mancata convocazione ai mondiali messicani), la bandierina sottratta con imbarazzo dopo la vittoria della coppa intercontinentale con la Juve, il gol di sinistro dalla bandierina per impressionare l’Avvocato Agnelli.
Corredano il libro i disegni dei momenti salienti della carriera di Bordon (un po’ come una volta sul «Guerin Sportivo») e, all’inizio di ogni capitolo, come piacevole diversivo, le storie di tanti portieri strani e particolari, passati alla storia per dei vezzi o delle storie curiose. Dei veri portieri volanti, mi si conceda, e spesso anche gentiluomini, esattamente come Ivano Bordon.

 

[In presa alta, di Ivano Bordon e Jacopo Dalla Palma, Caosfera edizioni, 230 pagine, 16 euro]