Neuro2020 – Finale – Croazia-Irlanda

di Maurizio Zoja

Zagabria, 4 settembre 1999

CROAZIA-IRLANDA

Neuro2020 giunge al suo atto conclusivo. Una finale inattesa, quella tra Croazia e Repubblica d’Irlanda. A pensarci bene è lo sport, oltre a tutto il resto, ad avere seguito percorsi tutt’altro che prevedibili, in quest’anno che abbiamo tutti fretta di dimenticare. Ma se siamo qui, nel nostro seggiolino dello stadio Maksimir di Zagabria, pronti ad assistere alla finale di un torneo che esiste solo nelle nostre teste, significa che l’amore per il calcio non morirà mai. samuel-beckett-origE poi cosa c’è di più vero di qualcosa che siamo in grado di creare con la nostra immaginazione? Samuel Beckett, uno dei quattro premi Nobel irlandesi, certamente approverebbe. E il fischio d’inizio del signor Manuel Diaz Vega, l’arbitro spagnolo cui Portiere Volante ha affidato il compito di dirigere la finale, noi l’abbiamo sentito per davvero.
In campo va in scena la sfida tra due nazionali che sembrano avere una gran paura di farsi del male. Due squadre che non hanno mai vinto nulla, una delle quali sta per scrivere il primo capitolo davvero glorioso della propria storia. Squadre che sono espressione di nazioni giovani. La Croazia così come la conosciamo ha iniziato a esistere tra il 1995 e il 1996, l’Irlanda nel 1949, con la sua uscita dal Commonwealth britannico.
Nello sport la Croazia è una magnifica incompiuta. La nazionale di basket non ha vinto praticamente niente, solo un’edizione dei Giochi del Mediterraneo. Però, tanto per dire, in finale alle Olimpiadi di Barcellona contro il Dream Team di Michael Jordan, Magic Johnson e Larry Bird c’era una squadra incentrata sulla classe di Drazen Petrovic e Toni Kucoc, due dei migliori giocatori europei di sempre. Zero tituli anche nel calcio, anche se ai mondiali è arrivata una volta in semifinale e una in finale. Lo sport in cui la Croazia ha vinto di più è decisamente la pallanuoto, con un’olimpiade, due mondiali e due campionati europei. Non a caso anche oggi al Maksimir scorgiamo numerosi tifosi che portano la calottina a scacchi biancorossi, i colori della bandiera nazionale.
In Irlanda invece lo sport che ha dato più gioie è decisamente il rugby: la nazionale, in cui giocano sia cittadini della repubblica sia sudditi di Sua Maestà Britannica, ha portato a casa ventitré edizioni del Sei Nazioni (comprese quelle di quando ancora le nazioni erano cinque, prima dell’ingresso dell’Italia). Nel calcio il risultato migliore sono i quarti di finale raggiunti a Italia ’90. La squadra guidata da Jack Charlton, cui è stato dedicato il minuto di silenzio rotto solo dagli applausi dei tifosi irlandesi giunti fino a Zagabria, venne eliminata proprio dall’Italia e dal quarto dei sei gol di Totò Schillaci.dd3nyrpcgyseible7f7u
Come troppo spesso accade nelle finali, la partita è parecchio noiosa. Tanto che, arrivati al novantesimo quasi senza emozioni, mi permetto un pensiero irriverente: la passeggiata di oggi per la Zagabria antica, prima di venire allo stadio, da piazza Ban Jelacic in su, anche grazie alla suggestiva funicolare, è stata decisamente meglio della partita stessa.
Ma proprio all’ultimo minuto il Calcio, notare le dimensioni della C, si riprende la scena. A metà strada tra la sua area e il centrocampo, Asanovic lancia lunghissimo, più stanco che realmente convinto. Suker, capocannoniere degli ultimi mondiali, scatta e la inchioda a terra di suola con il sinistro, e sempre con il sinistro la tocca alle spalle di Alan Kelly. Decine di calottine biancorosse volano per aria. 1-0, Neuro2020 alla Croazia e amore per il calcio che rinasce di colpo, irrazionale come tutti gli amori.

Croazia-Irlanda   1-0
Suker 90′

Croazia: Ladic, Bilic (Rukavina 46′), Kovac, D. Simic, Stimac, Jarni, Asanovic, Rapaic, Soldo, Stanic (J. Simic 84′), Suker

Irlanda: A.Kelly, Carr, G.Kelly (Harte 73′), Cunningham, Staunton, Breen, Carsley, Kinsella, McLoughlin, Duff (Kilbane 57′), Cascarino (Quinn 83′)

 

 

Neuro2020 – Semifinali – Irlanda-Svizzera

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Dublino, 25 marzo 1992

IRLANDA-SVIZZERA

Irlanda contro Svizzera è Jackie Charlton contro Roy Hodgson. Due sudditi di Sua Maestà la Regina Elisabetta ambasciatori di due nazionali straniere. skysports-hodgson-switzerland_4324299Jackie è nato ad Ashington, un paese del nord-est al confine con la Scozia. Roy è di Croydon, nella cerchia sud di Londra. Mister Hodgson è un vagabondo del pallone, tra campo e panchina ha girato ventitré club e quattro nazionali. Charlton invece ha legato la sua carriera da calciatore solo ed esclusivamente al Leeds United, e da allenatore, dopo tre club inglesi, ha guidato la nazionale irlandese nel suo decennio d’oro, portandola dove nessuno c’era mai riuscito, ai quarti di finale di un campionato del mondo. Quello del 1990. Jackie, insieme al fratello Bobby, è uno dei leoni inglesi campioni del mondo del 1966, e dopo trent’anni riceverà la cittadinanza onoraria irlandese.
È il 25 marzo del 1992 quando Jackie e Roy entrano sul campo di Landsowne Road. A Dublino. Uno stadio storico inaugurato nel 1872 e che ospiterà le gare delle nazionali irlandesi di football e rugby fino al 2006, quando sarà sostituito dall’Aviva Stadium. I due inglesi non sanno ancora che due anni dopo si ritroveranno a giocare il mondiale di USA 94 alla guida di quelle stesse nazionali.
I ragazzi di Jackie Charlton hanno il suo stesso spirito. “The boys in green” stanno vivendo un momento magico. Questa sera in campo ci sono gli eroi di Italia 90: Pat Bonner e David O’Leary. Il primo ha parato il rigore al romeno Daniel Timofte. Il secondo ha segnato quello decisivo a Silviu Lung, portando l’Irlanda al vertice della sua storia calcistica. Insieme a loro il nuovo smeraldo grezzo irlandese: Roy Keane, centrocampista del Notthingam Forest che diventerà il vessillo del Manchester United.
I rossocrociati schierano una squadra votata alla tecnica, le cui stelle sono la coppia d’attacco: Stéphane Chapuisat del Borussia Dortmund e il turco-bolognese Kubilay Türkyilmaz.
Quando al 26′ la zazzera bionda di Alain Sutter porta in vantaggio la Svizzera, a Landsowne Road si sente solo il fischio dei treni della vicina stazione ferroviaria. Ma dopo due minuti Tommy Coyne pedala su una palla lunga. Si infila tra tre difensori e beffa il portiere elvetico Martin Brunner. Il pareggio è cosa fatta. Sembra che debba stancamente finire così. Ma quando a due minuti dalla fine l’arbitro statunitense Raúl Domínguez fischia un rigore, Jackie e Roy comprendono che il duello avrà una fine. La sorte è sul piede del vecchio John Aldridge, che sta finendo la carriera ai Tranmere Rovers. Davanti a lui un emigrato friulano. Marco Pascolo gioca nel Servette ed è entrato al posto di Brunner. Il baffuto John carica la rincorsa. Parte. Quando sta arrivando sul pallone rallenta. Con una finta spiazza Pascolo e col piattone destro fa vincere l’Irlanda.
Le sue braccia al cielo sono il simbolo dell’Irlanda finalista di Neuro 2020.
In panchina Jackie Charlton accenna a un sorriso, magari sta pensando a quando andrà la prossima volta a pesca, ma intanto sta scrivendo un altro pezzo di storia per la sua Irlanda. Da sotto la sua coppola guarda verso l’altra panchina. Incrocia lo sguardo di Hodgson e sulle sue labbra si legge una frase inequivocabile: «Good night Roy».

 

Irlanda-Svizzera  2-1
Sutter 26′, Coune 28′, Aldridge 88′ (R.)

Irlanda: Bonner, McGrath, O’Leary (O’ Brien 46′), Phelan, Morris, Staunton (Sheedy 54′), McGoldrick (Daish 46′), Whelan, Keane, Cascarino, Coyne (Aldrgidge 80′).

Svizzera: Brunner (Pascolo 40′), Geiger, Schepull, Egli, Gamperle, Sutter, Piffaretti, Bickel (Heldmann 65′), Ohrel (Rothenbuhler 50′), Turkyilmaz, Chapuisat (Dietlin 83′)

 

Neuro2020 – Quarti di finale – Irlanda-Portogallo

di Maurizio Zoja

Dublino, 26 aprile 1995

IRLANDA-PORTOGALLO

 

Il quarto di finale di Neuro2020 in programma a Lansdowne Road, stadio di culto per gli appassionati di rugby, in quanto teatro del Cinque Nazioni, vede l’incontro tra due concezioni del calcio molto diverse tra loro. Soccer - Ireland Training - MaltaDa un lato i padroni di casa della Repubblica d’Irlanda, allenati dall’inglese Jack Charlton, che da tempo praticano un gioco più britannico delle stesse squadre britanniche, dall’altro il Portogallo dei piedi sopraffini: Rui Costa, Paulo Sousa e Figo su tutti.
L’Irlanda è per buona parte quella che ai mondiali americani ha popolato per giorni gli incubi di Arrigo Sacchi, a partire da quel Ray Houghton che fece secco Pagliuca nella partita d’esordio degli azzurri. Il Portogallo, oltre ai già citati fuoriclasse, può contare in difesa sulla solidità di Fernando Couto, che ha disputato un’ottima stagione d’esordio con il Parma, e sul portiere Vitor Baia, su cui ha messo gli occhi il Barcellona di Johan Cruijff.
Sospinti dai trentacinquemila tifosi di casa (solo posti in piedi nelle due curve) i verdi d’Irlanda cercano di pungere in velocità ma Nial Quinn e John Aldridge non sono decisamente in serata. Il Portogallo dal canto suo incanta nel palleggio ma una volta davanti alla porta non è mai davvero pericoloso. Vincerà la squadra brutta ma grintosa o quella bella ma inconcludente? Forse a trovarsi di fronte non sono solo due diverse concezioni del calcio, ma anche della vita.
E proprio come a volte accade nella vita, a decidere tutto è poco più di una casualità. Allo scadere del primo tempo. Steve Staunton butta in mezzo dalla sinistra un pallone non particolarmente teso né apparentemente pericoloso. I baffetti di John Aldridge arrivano in ritardo, ma riescono ugualmente a trarre in inganno Vitor Baia, il cui goffo tentativo di presa produce il patatrac: autogol e 1-0 che non cambierà più, anche perché nel secondo tempo il Portogallo non fa nulla per ricordare al pubblico irlandese che scopo del gioco del calcio è buttarla dentro. Jack Charlton e i suoi prendono su, incartano e portano a casa la più inattesa delle semifinali: per loro Neuro2020 continua.

 

Irlanda-Portogallo 1-0
Vitor Baia (aut.) 45′

Irlanda: A. Kelly, G. Kelly, Staunton, Babb, Irwin, McGrath, Houghton, Sheridan, Townshend, Aldridge, Quinn

Portogallo: Vitor Baia, Helder, Joao Pinto, Jorge Costa, Couto, Paulinho Santos, Paulo Sousa, Rui Costa, Domingos, Joao Pinto, Figo