I pianxe ancora, i brasiliani

di Alessandro Toso

Ora siamo tutti in pizzeria, il giro di antipasti è stato fatto fuori in cinque minuti scarsi e anche il piatto forte sta per essere spazzolato. Naturalmente l’argomento partita è già stato archiviato, che mica abbiamo voglia di soffermarci troppo sulle cose tristi. In compenso Pancho sta tenendo banco con le sue soluzioni al problema del terrorismo religioso.ragazza_bar
Magrin, però, mi guarda dal fondo della sala. Poi si alza e con aria vaga si dirige verso la porta del bagno; arrivato alla mia altezza si blocca e mi poggia una mano sulla spalla.
«Mister, dobbiamo fare un discorso. Ma non si preoccupi, passo da lei domani dopo il lavoro.»
«Magrin, è la solita storia?»
Il mio mediano di spinta, esperto mondiale di «Gazzetta dello Sport», mi guarda, e un secondo dopo il viso gli si dipinge di un color raboso. Ho capito tutto.
«Ragazzi, zitti un attimo che Sandro vuole dirci una cosa…» esclamo a voce più alta che posso.
La comitiva finisce i bocconi, vuota i bicchieri e dopo qualche secondo si prepara ad ascoltare.
«No, mister, non è che volessi parlarne con tutti, poi va a finire ch…»
«Vediamo se indovino, Sandro. Dopo la sconfitta di questo pomeriggio, volevi propormi qualche variante tattica per la formazione. Mi sbaglio?»
Magrin è tra due fuochi. Se nega non avrà mai la possibilità di dirmi quello che gli girava per la testa, se vuota il sacco farà l’ennesima figura da idiota. Idiota aggiornatissimo, però. Il che, per sua sfortuna, è proprio quello che lo frega parlando di calcio con uno come me.
«Beh…»
Guarda il pavimento, il rossore non lo abbandona, adesso è più tipo spritz Campari, tra un po’ virerà sul rosso Aperol. Se lo conosco, non ce la farà a tenersi dentro tutto. Infatti scuote la testa, prende in mano un bicchiere preso a caso dal tavolo, vuota il vino in due sorsi e mi fissa.
«Mister, abbiamo fatto quattro punti nelle prime sette partite. Non dico puntare a vincere il torneo, ma una mezza classifica, beh, quello io me l’aspetterei. Abbiamo il miglior portiere del torneo, Leo che non aspetta altro che far vedere quanto vale, insomma la qualità ci sarebbe.»

La qualità.

Chiudo gli occhi, è come sentire un chiodo trascinato a forza contro una lavagna.
«…»
«Solo che se non cambiamo modulo non c’è verso!»
Adesso Sandro si sta infervorando. Ha estratto una penna da non so dove, e allontanato un piatto con una Margherita ancora da finire ha rigirato la tovaglietta di carta, lasciando esposta la parte bianca.
«Allora. Mettiamo i quattro difensori in linea, così.» Via quattro pallini messi in fila l’uno vicino all’altro, come gli omini del calcetto.
«Poi a centrocampo ne mettiamo tre, tanto ci sono gli esterni che salgono quando occorre.» Continua a leggere “I pianxe ancora, i brasiliani”