Le canaglie

di Gianni Agostinelli

Angelo Carotenuto ha scritto veramente un grande libro.
Le canaglie (Sellerio) racconta l’Italia che ribolle, la Roma città degli anni Settanta, la Lazio squadra di pallone che vive sulle montagne russe ma arriva dove sembrava e sempre sembra impossibile, cioè allo scudetto, e poi un fotografo con la sua storia. È quest’ultimo a cui l’autore consegna il compito di una testimonianza magistrale che lega le molte voci di un romanzo capace di raccontare di persone vere, altre soltanto immaginate, e altre come il fotografo stesso ispirate da chi quell’epoca l’hanno abitata (Marcello Geppetti è stato il fotografo a cui si devono gli scatti più belli di quella Lazio).
Carotenuto (del quale va anche segnalato l’ottimo lavoro con Lo slalom) ha trovato una chiave di scrittura impeccabile, ispirata e ricercata non soltanto nella trama ma anche nella lingua quando si fa dialetto. È un racconto di un’epoca (e anche di quel calcio) che si apre alla città, alla società, nella quale ci si immerge senza mai ricorrere alla fascinazione della nostalgia.