Libri volanti #8 – La mischia

di Giovanni Rocco Dairatti

Il calcio è una delle chiavi per capire la società di oggi. Lo è un po’ ovunque, ma, ancora di più, lo è in Italia, paese in cui un gol al novantesimo ha la stessa importanza di un decreto legge, e un paio di punti in più o in meno in classifica spostano milioni di euro e di like. Il pallone è anche la chiave per spiegare la vita di singoli individui, di piccole famiglie, di ragazzini in cerca di successo. Segnare un gol in più degli altri, in qualunque modo: solo questo conta, e per questo si fa qualunque cosa.mischia

La mischia è un romanzo breve, un incrocio pericoloso e senza semafori, nel quale finiscono per sbattere storie molto diverse fra loro, tutte, però, unite da tanti denominatori comuni: lo squallore, la furbizia, il grigio di vite in attesa di una svolta. Vite perse tra stradoni si periferie, luci al neon, birre da diskaunt. Vite che fanno fatica a guardarsi allo specchio, nelle quali non si è nessuno se non si è primi. Il giovane calciatore, suo padre, lo zingaro campione, i vicini di casa: tutti combattono una guerra persa in partenza, nella quale anche chi vince non ha granché da sorridere. Leonardo, il padre di Amedeo, è il ritratto vivente di molte persone che ci passano attorno ogni giorno, che nascondono abissi di disperazione difficili da immaginare. Quando mancano valori, ideali e sentimenti è difficile trovare una direzione: si cerca di fare i furbi, di fingere bene, non c’è molto altro che si possa fare.

Con La mischia Schiavone dipinge un quadro dell’Italia che vale più di qualunque inchiesta sociologica: lo fa con uno stile asciutto e calibrato, con scene cinematografiche che sembrano disegnate da un chirurgo. Ogni capitolo è un’immagine, ogni dialogo ha il sapore di una sentenza. Lo squallore dei campetti di periferia con le tribune scalcagnate diventa in scioltezza lo squallore di un paese intero, in cui tutto sembra muoversi per rimanere fermo. In cui anche il gol più bello, quello che da solo vale il prezzo del biglietto, si dimentica in fretta, seppellito da errori che fanno molto più rumore.

Alberto Schiavone, La mischia, Cult editore, 2009

Libri volanti #6 – Baggio vorrei che tu, Cartesio e io…

di Matteo Colombo9788880894933

Il calcio può essere considerato una scienza? Lo si può capire partendo dalle idee di Cartesio? O resterà per sempre un affascinante mistero che non si può decifrare ricorrendo alla logica? Mentre esistono manuali che spiegano i segreti di tante discipline, non se ne conosce uno che spieghi il calcio come una dottrina. Il motivo è che tutti lo vedono, tutti ne parlano, pensano di conoscerlo e lo trovano facile.
Per rispondere alle nostre domande Mario Sconcerti ha ripercorso l’intera storia del calcio, ma anche delle sue tattiche (con tanto di schemi) e delle sue motivazioni tecniche e sociali. Ne è nata una appassionata “lezione” rivolta alla figlia che, in realtà, ci dice che «nel calcio non conta mai la ricerca della verità; conta quanto la verità sia funzionale alla causa».

[Mario Sconcerti, Baggio vorrei che tu, Cartesio e io…, Baldini&Castoldi, 1998]

Libri volanti #2 – European Fields

di Gianni Agostinelli

“As far away as possibile from the Champions League” non è il titolo del libro ma avrebbe potuto esserlo. È invece la definizione, quasi una sentenza, che Hans van der Meer ha dato del proprio lavoro. Una eccezionale raccolta fotografica battezzata European Fields. The Landscape of Lower League Football, (Steidlmack editore, 176 pagine), in cui il fotografo olandese ha raccontato con le immagini il mondo del calcio. Meer_European_E_Cov.jpg
Un mondo forse primitivo ma fantastico, nel senso più letterario del termine e che grazie al suo punto d’osservazione impariamo a guardare, quasi per la prima volta dopo averlo vissuto per una vita intera, magari inconsapevolmente. I campi da calcio che vediamo dalla finestra, quelli in cui giochiamo il sabato pomeriggio, quelli che scorgiamo dalla tangenziale tornando a casa. Le fotografie di van der Meer raccontano i campetti di provincia in giro per l’Europa. Un lungo tour che tocca Olanda, Spagna, Ungheria, Polonia, Gran Bretagna, Norvegia e altri paesi, tra cui l’Italia. Il suo è stato un lavoro enorme a zig zag tra i confini europei da cui emerge uno spirito comune che riconosciamo immediatamente e che sentiamo profondamente nostro. Vediamo come fosse una nuova epifania quant’è bello e originale, comico, amaro e spietato il gioco di cui ci siamo innamorati da piccoli. Nelle foto di Hans van der Meer troviamo il suo modo di guardare al pallone e capiamo quanto sia forte il legame tra il gioco e chi lo pratica, in ogni angolo, con ogni scenario possibile alle spalle. Reso teatrale da cattedrali a un metro dalla linea laterale, campagne coltivate e vigneti dietro la porta, le fabbriche, il mare, animali selvatici o file di condomini a proiettare ombra sui campi sconnessi. E in questi terreni scalcagnati i 22 in maglie colorate, alcune volte troppo simili tra loro, personaggi goffi e sgraziati, corpulenti e approssimativi, raccontano molto, e bene, dell’amore per il calcio e di quel sogno che si rinnova ogni volta davanti a un pallone.

[Gianni Agostinelli, giornalista e scrittore, autore del romanzo Perché non sono un sasso, finalista del Premio Calvino 2014 e pubblicato da Del Vecchio editore nel 2015. Ha scritto racconti e interventi per Nazione Indiana, Effe, Granta.it, Nazione Indiana e altre riviste. Cura il blog Beppeviolafcblog.wordpress.com]

Libri volanti #1 – La solitudine dell’ala destra

Nello spogliatoio del Portiere volante ci sono anche due mensole cariche di libri, una piccola biblioteca calcistica, selezionata dagli autori volanti per lui. Andiamo a scoprirla insieme. [G.R.]

di Matteo Colombo978880614765GRA

Un canzoniere del calcio: 185 giocatori che hanno fatto la storia del football cantati in versi, immortalati in poesie. Una sorta di album delle figurine Panini trasformate in liriche. Ci sono tutti quelli che hanno fatto epoca, dai pionieri in mutandoni larghi ai moderni pedatori, dai goleador della Coppa Rimet ai bomber della Coppa dei Campioni (tranne i calciatori recenti). Ognuno è fotografato nel gesto che lo ha reso famoso. Pelé è un “equivoco metafisico”, Roberto Baggio un “talento di raso vestito”, e così via. Acitelli, romano, classe 1957, diventa poeta dopo aver giocato nelle giovanili della Standa e della Romulea come terzino destro.

Fernando Acitelli, La solitudine dell’ala destra, Einaudi, Torino 1998