La Disparition – Il fantacalcio senza la “e” #18

di Gianvittorio Randaccio

Fin dalle prime giornate di ritiro, quest’estate, mi sono reso conto che avrei potuto avere qualche problema con Manuel Lazzari, brillante uomo di fascia della Lazio e della Disparition. Lazzari ha un carattere un po’ chiuso, introverso, e si innervosisce facilmente, soprattutto quando qualcuno lo prende in giro confondendolo con il Lazzaro del vangelo di Giovanni, quello che è morto e poi è risorto. Una volta, per esempio, siccome Lazzari non usciva dagli spogliatoi, Lozano ha urlato «Lazzari, vieni fuori!», come se fosse Gesù, e quando Lazzari è venuto fuori veramente abbiamo dovuto fermarlo in tre, perché voleva picchiarsi con il povero Lozano. Oppure un’altra volta quel bonaccione di Consigli, dopo che Lazzari è caduto tenendosi il ginocchio, ha detto: «Ma sì, adesso sembra quasi morto, poi tra tre giorni si rialza e salta come un grillo». Lazzari, a sentire quelle parole, si è rialzato subito e, zoppicando, ha tirato un ceffone a Consigli, per poi riaccasciarsi a terra. Per non parlare delle bestemmie, a volte appena accennate, altre volte urlate a squarciagola, per un cross sbagliato, un dribbling non riuscito o un pestone fortuito.

Una volta ho preso Lazzari in disparte e lui mi ha spiegato con grande tranquillità che ha un conto aperto con tutta la Santissima Trinità, che ha questa rabbia inestinguibile contro chi l’ha fatto risorgere e poi rimorire, rendendolo lo zimbello di ogni squadra in cui ha giocato: per lui la bestemmia è una sorta di rivincita, mi ha spiegato, uno sfogo con cui si libera da tutte le ingiustizie di cui si crede vittima. «Aveva ragione Saramago,» mi ha detto «quando nel Vangelo secondo Gesù Cristo ha fatto dire a Maria di Magdala che “nessuno ha compiuto tanti peccati in vita per meritare di morire due volte” e così Gesù si è placato e si è allontanato per piangere, senza farmi uscire da quella grotta puzzolente e lasciandomi solo e tranquillo nel sepolcro. Magari fosse successo veramente così, adesso non patirei le prese in giro che i compagni di squadra e gli avversari mi rivolgono come se niente fosse. Ma si sa, la poesia ha ragioni diverse dalla religione.»

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