La violenza e l’amore

di Maurizio Zoja

Questa è una storia che comincia a Bruxelles con un gruppo di «tifosi» inglesi che ammazzano trentanove persone, gran parte delle quali italiane, e si conclude cinque anni dopo a Bari, con calciatori inglesi e italiani che fanno la ola tutti assieme sul prato dello stadio San Nicola.
In mezzo ci sono Ibiza, l’MDMA, la house di Chicago, un paio di dozzine di band e produttori britannici, Margareth Thatcher e lo stile italiano.
È la storia di una redenzione arrivata in modo imprevedibile e di un look pettinato ma efficace.IMG_7353
E ha una grande colonna sonora.
La storia inizia a Bruxelles il 29 maggio del 1985. Prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, trentanove persone perdono la vita allo stadio Heysel, vittime dell’aggressione degli hooligans giunti in Belgio al seguito della squadra inglese.
Le sanzioni dell’Uefa non tardano ad arrivare: tutti i club inglesi fuori per cinque anni dalle coppe europee. Margareth Thatcher, primo ministro britannico, appoggia in toto le sanzioni: «Non ci sono parole, nessuna possibile giustificazione; la colpa è interamente dell’Inghilterra».
Due anni dopo, alla fine dell’estate, un gruppo di giovani dj londinesi si dà appuntamento a Ibiza per festeggiare il ventiquattresimo compleanno di Paul Oakenfold, che lavora in uno dei molti club dell’isola. La folgorazione, narra la leggenda, avviene proprio all’Amnesia: Alfredo, un collega di origine argentina che di cognome fa Fiorito, suona sì la house di Chicago, grande sensazione del momento, ma anche melodie spagnole, un pizzico di rock indipendente britannico e persino pezzi della Napoli più internazionale come Stop Bajon di Tullio De Piscopo e Black Out di Enzo Avitabile (c’è moltissima Italia in questa storia, come vedremo). Il mix viene definito balearic, in omaggio al luogo di provenienza, ed è qualcosa che non si era mai sentito prima.

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