Neuro2020 – Ottavi di finale – Francia-Danimarca

di Maurizio Zoja

Parigi, 12 giugno 1984

FRANCIA-DANIMARCA

Ottavi di finale di Neuro 2020. Al Parco dei Principi di Parigi si affrontano la Francia di Michel Platini, splendida incompiuta il cui calcio champagne era quasi riuscito a far ubriacare i tedeschi nella semifinale di Spagna ’82, e la Danimarca allenata da Sepp Piontek, mix di classe e concretezza incentrato sul vecchio fuoriclasse Alan Simonsen (Pallone d’Oro un po’ a sorpresa ormai sette anni orsono), sulla promessa Michael Laudrup, acquistato dalla Juventus e parcheggiato in prestito alla Lazio, e soprattutto sul devastante contropiedista Preben Elkiaer-Larsen, che il prossimo anno giocherà anch’egli in Italia, nel Verona. 5822Pare sia un accanito fumatore, dipendente dalla nicotina al punto da doversi accendere una sigaretta anche nell’intervallo delle partite. «Non è vero» si è difeso lui in una delle sue prime interviste italiane, «fumo prima e dopo le partite, mai durante». A Verona comunque lo aspettano a braccia aperte, ansiosi di vederlo all’opera assieme all’altro nuovo straniero messo a disposizione di Osvaldo Bagnoli: l’ex decatleta tedesco Hans-Peter Briegel.
E il fumo piace anche a Michel Platini, idolo dei tifosi juventini a cui ha appena regalato lo scudetto. Anche il francese non si fa problemi ad ammettere le sue frequentazioni con la sigaretta: «L’importante» spiega, «è che non fumi Bonini: è lui che deve correre, mica io». La sua classe e la sua capacità di sdrammatizzare ne hanno fatto da tempo il beniamino dell’avvocato Agnelli: «L’abbiamo preso per un pezzo di pane e lui ci ha spalmato sopra il foie gras» lo ha benedetto il padrone della Fiat.
In nazionale, non potendo portarsi dietro il sanmarinese Bonini, Platini fa correre Luis Miguel Fernández Toledo, per i francesi semplicemente Luis Fernández, oriundo spagnolo nato a Tarifa, il comune più a sud dell’Europa continentale. A completare un centrocampo da favola (ribattezzato senza troppa fantasia “i quattro moschettieri”) ci sono Jean Tigana e Alain Giresse, due tra i migliori giocatori del mondiale spagnolo.
A guastare i piani della Francia, di Platini e del ct Michel Hidalgo, ci si mette una grande partita di Klaus Berggreen, appena retrocesso in serie B con il Pisa. Desideroso di riscatto, il centrocampista danese si incolla alle caviglie di Le Roi fin dal primo minuto, facendogli patire le pene dell’inferno con il sapiente uso dei tacchetti e soprattutto impedendo ai compagni di rifornirlo di palloni giocabili, in pratica togliendogli l’ossigeno.
La Danimarca si dimostra però assai meno abile nel costruire il gioco e nel rendersi pericolosa, e a due minuti dalla fine del primo tempo è costretta a rinunciare a Simonsen, che in un contrasto con Le Roux ci rimette la tibia ed esce in barella sostituito da Lauridsen. «Abbiamo sentito il rumore di un ramo che si spezza» racconteranno i compagni. Le Roux resta in piedi ma non sta benissimo nemmeno lui, tanto che poco dopo l’inizio del secondo tempo dovrà chiedere il cambio.
A dodici minuti dalla fine potrebbe ancora succedere di tutto, con Laudrup che tenta di prendere in velocità una Francia sbilanciata in avanti alla ricerca del vantaggio. A salvare i bleus è Jean Tigana, che sradica il pallone dai piedi del danese e fa ripartire l’azione dei suoi. Parecchio stanchi e non lucidissimi, i francesi riescono a portarsi dalle parti di Qvist e, dopo un batti e ribatti, Platini indovina una mezza ciabattata che tocca la testa di un difensore e si infila in rete decidendo la partita.
1-0: Francia ai quarti, Danimarca a casa.
Foie gras non pervenuto, a volte per sfamarsi va bene anche un panino con la mortadella. Che tra l’altro con lo champagne ci sta molto bene.


Francia-Danimarca 1-0

Platini 78’

Francia: Bats, Amoros, Le Roux (Domergue 60’), Bossis, Battiston, Giresse, Platini, Fernández, Tigana, Bellone, Lacombe

Danimarca: Qvist; Nielsen, Morten Olsen, Busk, Lerby, Simonsen (Lauridsen 46’), Berggreen, Bertelsen, Arnesen (Jesper Olsen 79), Elkjær, Laudrup

Il gol https://www.youtube.com/watch?v=K54getO0CKY&t=1680s

Neuro2020 – Girone F – Francia-Germania

di Gianvittorio Randaccio

Jalisco (Messico), 25 giugno 1986

FRANCIA – GERMANIA

Sono i milletrecento metri di altitudine di Jalisco a ospitare la semifinale dei Mondiali di Mexico ’86, ghiotta rivincita dell’epica semifinale di Siviglia di Spagna ’82, che aveva visto la vittoria dei tedeschi nella prima partita mondiale decisa ai rigori. Osservati speciali sono soprattutto Schumacher, il portiere tedesco, e Battiston, difensore francese: a Siviglia, con un’uscita spericolata, Schumacher aveva travolto il povero Battiston, che era svenuto senza che il portiere mostrasse un minimo cenno di preoccupazione. Adesso in molti qui in Messico si aspettano che succeda qualcosa tra i due. È Luigi Agnolin a doversi preoccupare che le cose non trascendano, compito probabilmente non facilissimo.717Z4qKFe6L
La stella francese è Michel Platini, che racconta bene i mondiali messicani nel suo bestseller La mia vita come una partita di calcio, Rizzoli, 1987. Le Roi ha un problema al tallone, il caldo e l’altitudine non aiutano, sente dei cattivi presagi intorno a lui. Per sfogare la tensione, qualche giorno prima si è fatto un giro in macchina come un normale turista, a petto nudo, mangiando tacos e fagioli, come in un film di Morricone. Ma non basta.

La partita si apre con un gol su punizione del futuro interista Andreas Brehme: un tiro non irresistibile, trasformato in gol dalla papera di Bats, che si fa sfuggire la palla inopinatamente, costringendo la Francia a rincorrere. E i francesi corrono, altroché se corrono; anche Platini che sembra sì svogliato ma, maglietta fuori e sguardo un po’ assente, si dà molto da fare.
Clamorosa l’occasione sbagliata al 15’: Platini tira, Schumacher respinge e Bossis a porta vuota scarica in tribuna. Tutti i francesi in campo e in tribuna si mettono le mani tra i capelli, tra l’altro non c’è nemmeno un pelato, devono aver fatto una severa selezione.
La partita è abbastanza equilibrata: Platini sbuffa, si lancia in area, segna un gol che viene annullato; al novantesimo, poi, finge anche di scalciare Schumacher che però, scuro in volto, rilancia la palla con le mani a centrocampo verso Allofs, che serve Voeller per il contropiede perfetto, che chiude la partita.

E allora niente rivincita, la Francia è ancora fuori e la Germania Ovest è in finale con l’Argentina. Platini sente che le cose non vanno e non prende bene le critiche. «Due accusati,» dice nel libro «Giresse e io. E del resto, perché no, visto che entrambi abbiamo giocato con una menomazione? Forse io e lui abbiamo avuto torto a tenere il nostro posto, a voler assolvere il nostro compito fino in fondo? Eppure quei giudizi taglienti, definitivi, senza appello mi urtano profondamente.»
È la fine triste di un amore, quello con la nazionale francese, durato dieci anni e pieno di soddisfazioni. Ed è anche l’inizio di un Neuro2020 in salita per la Francia, che non si libera del tabù Germania e parte con il piede sbagliato.

 

Francia – Germania Ovest 0-2
8’ Brehme, 90’ Voeller

Germania Ovest: Schumacher, Brehme, Forster, Jakobs, Briegel, Matthaus, Rolff, Magath, Eder, Allofs, Rummenigge (st 12′ Voeller)

Francia: Bats, Ayache, Bossis, Battiston, Amoros, Giresse (st 27′ Vercruysse), Fernandez, Tigana, Platini, Bellone (st 20′ Xuereb), Stopyra