La Disparition – Il Fantacalcio senza la “e” #11

di Gianvittorio Randaccio

Sono giorni di calciomercato, questi. Di acquisti, prestiti e scambi, per correggere errori, migliorare squadre, sostituire infortunati ed emarginati. Nel fantacalcio senza la “e” un caso domina i rumours in questi giorni, uno scambio che è più un atto d’amore che un’operazione di mercato. A una squadra è data la possibilità di ricongiungersi con il figliol prodigo che, per qualche sottile errore, si era allontanato, e adesso preme per tornare a casa, nella sua isola felice, a bere Ichnusa, fumare canne e tirar tardi in spiaggia. In breve, Nainggolan tornerà a Cagliari, ma soprattutto alla FF Glories, che non aspetta altro che schierarlo tra i propri titolari e affidargli la fascia di capitano. Questo ritorno ha dato vita a uno scambio semplice e oculato con La Disparition, che cede il ninja e Barrow per avere in cambio Jankto e Zapata. Se ne parla molto, ormai è cosa fatta, sono tutti d’accordo, tranne gli avversari, che incendiano la chat con parole al vetriolo.

L’unico scontento, però, e questa è una vera notizia, si è scoperto essere il povero Joao Pedro Salinas, l’attaccante poeta del Cagliari e della FF Glories che, in gran segreto, ha fatto arrivare all’allenatore della Disparition questa struggente poesia, con la quale esprime un sentimento forte e dolcissimo, e una voglia disperata di giocare nella squadra senza la “e”.

Se mi chiamassi, sì,
se mi chiamassi.
Io lascerei tutto,
tutto io getterei:
i prezzi, i cataloghi,
l’azzurro dell’oceano sulle carte,
i giorni e le loro notti,
i telegrammi vecchi
ed un amore.

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Un thriller senza assassino

di Gianvittorio Randaccio

Ieri sera mi sono seduto sul divano per vedere un bel thriller, sperando che fosse fatto bene e che mi facesse passare un bel paio d’ore, con colpi di scena a profusione e magari con poco spargimento di sangue, che è un periodo che sono un po’ impressionabile. nainggolan_1129610sportal_home
Il titolo era Inter-Lazio e, viste le ultime interpretazioni dell’Inter non avevo molti dubbi sul fatto che i nerazzuri avrebbero avuto il ruolo della vittima, mentre tra i laziali si sarebbe dovuto cercare l’assassino. E, in effetti, fin dall’inizio mi sembrava di averci azzeccato in pieno: la Lazio attaccava con manovra bella ed elegante mentre l’Inter subiva, incapace di mettere in fila più di tre passaggi e mostrando un animus pugnandi degno del mio gatto addormentato. Certo, di colpi di scena neanche l’ombra, ma non si può avere tutto. Bisognava solo capire chi sarebbe stato l’assassino: tra i papabili c’erano Correa, vivo e frizzante, il solito Immobile, che correva come un indemoniato, oppure Luis Alberto, stranamente in forma dopo mesi di anonimato. Ma in realtà la Lazio non faceva molto male e Handanovic difendeva la sua porta con relativa facilità. Cominciavo a essere un po’ deluso e man mano che la pellicola avanzava si capiva sempre meglio che non ci sarebbe stato nessun assassinio e quindi nessuna indagine per trovare un colpevole inesistente: molto semplicemente uno dei due protagonisti del thriller, l’Inter, aveva deciso di suicidarsi in maniera scientifica, controllata, togliendo alla Lazio il piacere del colpo mortale. Prima era stato Candreva a sbagliare un gol fatto dopo una respinta di Strakosha, poi, dopo aver rischiato di prendere un gol all’ottantanovesimo (miracolo di Handanovic su Caiceido), ecco che era il turno del Toro Martinez a fare harakiri, mangiandosi un gol incredibile davanti alla porta. Come a dire agli amici laziali che, insomma, l’Inter stasera non aveva voglia di farsi ammazzare, lo avrebbe fatto da sola, senza problemi. E infatti ecco il gol di Immobile, con una mozzarella angolata e lentissima che il povero Handanovic vedeva rotolare in fondo alla rete. Poi, unico colpo di scena di tutto il film, ecco il rigore al centoventesimo che Icardi, forse non informato del progetto di suicidio collettivo, aveva trasformato con freddezza. Che strano, mi dicevo io, che bisogno c’era di prolungare il film? Non bastavano centoventi minuti? Ma il meglio doveva ancora arrivare. La scena finale è di quelle che non si dimenticano: il pezzo pregiato del mercato, il ninja Nainggolan, tira svogliatamente l’ultimo rigore, Strakosha se lo vede quasi arrivare addosso e, smanacciandolo oltre la traversa, certifica finalmente il suicidio dell’Inter, mettendo la parola fine a un thriller scialbo e poco divertente, senza assassini, commissari e sparatorie. La prossima volta sceglierò un film comico, sempre con l’Inter protagonista: i nerazzurri mi sembrano interpreti versatili e di valore, non faranno di certo fatica a farci fare quattro risate, magari già contro il Bologna, domenica prossima.