Neuro2020 – Girone B – Finlandia-Russia

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Stoccolma, 30 giugno 1912

FINLANDIA-RUSSIA

Quando si parla di precedenti della nazionale russa tutti fanno i conti con la nazionale sovietica attiva dal 1924 al 1991, da cui ha raccolto l’eredità, ma pochi ricordano che esisteva una nazionale russa ancor prima di quella sovietica. E quella nazionale fece il suo esordio ufficiale il 30 giugno 1912. Alle dieci di mattina. 1912S_poster_bErano le Olimpiadi di Stoccolma, quando la Coppa Rimet doveva ancora nascere e un’olimpiade valeva un mondiale. Quella domenica mattina davanti a duecento spettatori stipati nelle due tribunette dello stadio Tranebergs Idrottsplats si giocavano i quarti di finale, e di fronte ai russi c’era la nazionale finlandese, che aveva un’esperienza internazionale di otto mesi e tre gare in più. A quel tempo la Finlandia era un granducato autonomo proprio dell’Impero Russo, e stava attraversando gli anni della “grande oppressione” culminati con la proclamazione d’indipendenza del 6 dicembre 1917, un mese dopo la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Per questo quella gara valeva molto di più di un semplice passaggio in semifinale. Oltretutto la Finlandia aveva dovuto affrontare il turno di qualificazione il giorno precedente, quando aveva battuto ai supplementari l’Italia di Vittorio Pozzo, che dopo quella sconfitta rassegnò le dimissioni e tornò a lavorare alla Pirelli, per poi risedersi sulla panchina azzurra nove anni dopo.

Finlandia e Russia erano schierate in campo con il primo modulo tattico della storia: la “Piramide”, una sorta di 2-3-5. Alla mezz’ora del primo tempo è Bror Wiberg, attaccante dell’Helsingfors IFK, a portare in vantaggio i finnici. Il pareggio russo arriva al 72′ ad opera di Vasilij Pavlovič Butusov, attaccante del San Pietroburgo. Quando mancano solo dieci minuti al triplice fischio, Jarl Öhman, attaccante dell’HIFK, sigla il gol che chiude il match e porta la nazionale del Granducato di Finlandia in semifinale, dove prenderà quattro gol dal Regno Unito futuro campione olimpico, e ben nove dai Paesi Bassi nella finalina. A zero.

Ma quello che conta è che in quella domenica mattina del 30 giugno 1912, in terra svedese, gli oppressori russi sono battuti. La nazionale finlandese ancora non lo sa, ma quello sarà il risultato più alto mai raggiunto nella sua storia calcistica. Fino ad ora.

 

Finlandia-Russia 2-1
30′ Wiberg, 72′ Butusov, 80′ Öhman

Finlandia: Syrjäläinen, Löfgren, Holopainen, Lund, Lietola, Soinio, Wickström, Wiberg, Öhman, Nyyssönen, Niska
Russia: Favorsky, Sokolov, Markov, Akimov, Kynin, Khromov, S. Filippov, A. Filippov, Butusov, Zhitarev, Smirnov

 

Neuro2020 – Girone A – Italia-Svizzera

di Maurizio Zoja

Roma, 27 ottobre 1982

ITALIA-SVIZZERA

Prima uscita dei campioni del mondo dopo il trionfo del Santiago Bernabeu di Madrid. I ragazzi di Enzo Bearzot affrontano la Svizzera all’Olimpico di Roma in un’amichevole celebrativa organizzata per far sentire agli azzurri il calore e la riconoscenza del loro pubblico. argentina-78-world-cup-ruedi-elsener-switzerland-365Per la prima volta la maglia dell’Italia si fregia di tre stelle, simbolo degli altrettanti mondiali vinti. Solo il Brasile ne ha vinti altrettanti. In campo va la formazione tipo del mundial, unico assente l’infortunato Lele Oriali, sostituito dal compagno di squadra Marini. Le notti di Barcellona sono ormai lontane, anche dal gioco della Nazionale, che va al piccolo trotto senza mai rendersi davvero pericolosa. Dopo soltanto mezz’ora di gioco, Bearzot concede la standing ovation a un Paolo Rossi spento e acciaccato. Quando Pablito esce dal campo viene giù lo stadio, a conferma del carattere celebrativo del match. Subito dopo l’intervallo escono anche Zoff e Tardelli, altri due totem del mondiale spagnolo, al loro posto Bordon e Dossena, che in Spagna non si erano mai alzati dalla panchina. Il gol di Elsener al 53’ suona la sveglia e interrompe bruscamente un sogno iniziato quattro mesi prima. L’Italia cerca il pareggio senza troppa convinzione, rovinando la festa a sé e al pubblico e incassando la prima sconfitta interna dal 1971. Campioni del mondo sì, ma per qualificarsi agli europei in programma in Francia nel 1984 ci sarà da lavorare duro.


Italia-Svizzera 0-1

53’ Elsener

Italia: Zoff (Bordon 46’), Gentile, Cabrini, Marini (Causio 84’), Collovati (Bergomi 84’), Scirea, Conti, Tardelli (Dossena 46’), Rossi (Altobelli 31’), Antognoni, Graziani

Svizzera: Burgener, Ludi, Heinz Hermann, Wehrli, Egli, Geiger, Favre, Decastel, Sulser, Ponte, Eisener (Braschler 57’)

 

Neuro2020 – Girone A – Turchia-Galles

di Maurizio Zoja

Ankara, 25 marzo 1981

TURCHIA-GALLES

Un uomo chiuso in una stanza con i suoi incubi, intento a registrare il disco della vita. Dall’altra parte del mondo, undici suoi connazionali all’inseguimento di un sogno: partecipare ai mondiali di calcio. Anche se forse non ne è ancora del tutto consapevole, quel musicista la storia del rock l’ha già scritta. Ci sono anche lui e la sua viola nell’album che ha spinto migliaia di aspiranti musicisti a fondare la propria band: quello con la banana di Andy Warhol, l’esordio dei Velvet Underground.

Allo stadio Mayis di Ankara il Galles deve per forza vincere per mantenere la speranza di staccare il biglietto per la Spagna. John Cale non sta guardando la partita. Non è una questione di fuso orario: agli Sky Line Studios di New York si lavora giorno e notte, ma la tv non prende la BBC, che trasmette la partita in diretta. Lui dal Galles se n’è andato tanti anni prima, in fuga da una nonna con cui doveva vivere ma da cui non si sentiva amato. Lo aspettavano una borsa di studio finanziata da Leonard Bernstein e un posto nell’orchestra della Boston University. Però John il Galles lo ama, e non ha mai smesso di sbirciare i risultati di calcio e rugby, le rare volte che i quotidiani e le tv americane ne parlano. In questo disco scarno e oscuro, che uscirà poco dopo i mondiali di Spagna con l’altisonante titolo di Music For A New Society, John mette anche la voce di sua madre, registrata durante una telefonata in cui lei canta una canzone folk gallese.

«Registrarlo è stata un’agonia» dirà, «una sorta di terapia, di esorcismo personale. La maggior parte delle canzoni parlano di rimpianto e di fiducia malriposta. Senz’altro è un disco oscuro, anche se non volevo certo che ascoltandolo la gente si buttasse dalla finestra.»
harris_wales
Ad Ankara, il gol di Harris a poco più di venti minuti dalla fine mantiene vive le speranze di qualificazione del Galles, mentre a New York l’incubo continua: la madre di John si ammala e il figlio decide di togliere dal disco il pezzo strumentale in cui si ascoltava la sua voce, salvo poi pentirsene troppo tardi, quando l’album è già uscito.
Nonostante la vittoria in terra turca, il Galles ai mondiali non ci andrà, né a quelli di Spagna né mai. John comunque ci spera ancora, Qatar 2022 non è lontano.

Turchia-Galles 0-1
68’ Harris

Turchia: Gunes, Kayador, Ozcaglayan, Ozkara, Karaoglu, Sahinkaya, Yayim, Soyak, Eren, Ozden, Ergun
Galles: Davies, Jones, Ratcliffe, Phillips, Price, Harris, Walsh, James, Flynn, Yorath, Nicholas

 

 

Neuro2020 – Girone F – Francia-Germania

di Gianvittorio Randaccio

Jalisco (Messico), 25 giugno 1986

FRANCIA – GERMANIA

Sono i milletrecento metri di altitudine di Jalisco a ospitare la semifinale dei Mondiali di Mexico ’86, ghiotta rivincita dell’epica semifinale di Siviglia di Spagna ’82, che aveva visto la vittoria dei tedeschi nella prima partita mondiale decisa ai rigori. Osservati speciali sono soprattutto Schumacher, il portiere tedesco, e Battiston, difensore francese: a Siviglia, con un’uscita spericolata, Schumacher aveva travolto il povero Battiston, che era svenuto senza che il portiere mostrasse un minimo cenno di preoccupazione. Adesso in molti qui in Messico si aspettano che succeda qualcosa tra i due. È Luigi Agnolin a doversi preoccupare che le cose non trascendano, compito probabilmente non facilissimo.717Z4qKFe6L
La stella francese è Michel Platini, che racconta bene i mondiali messicani nel suo bestseller La mia vita come una partita di calcio, Rizzoli, 1987. Le Roi ha un problema al tallone, il caldo e l’altitudine non aiutano, sente dei cattivi presagi intorno a lui. Per sfogare la tensione, qualche giorno prima si è fatto un giro in macchina come un normale turista, a petto nudo, mangiando tacos e fagioli, come in un film di Morricone. Ma non basta.

La partita si apre con un gol su punizione del futuro interista Andreas Brehme: un tiro non irresistibile, trasformato in gol dalla papera di Bats, che si fa sfuggire la palla inopinatamente, costringendo la Francia a rincorrere. E i francesi corrono, altroché se corrono; anche Platini che sembra sì svogliato ma, maglietta fuori e sguardo un po’ assente, si dà molto da fare.
Clamorosa l’occasione sbagliata al 15’: Platini tira, Schumacher respinge e Bossis a porta vuota scarica in tribuna. Tutti i francesi in campo e in tribuna si mettono le mani tra i capelli, tra l’altro non c’è nemmeno un pelato, devono aver fatto una severa selezione.
La partita è abbastanza equilibrata: Platini sbuffa, si lancia in area, segna un gol che viene annullato; al novantesimo, poi, finge anche di scalciare Schumacher che però, scuro in volto, rilancia la palla con le mani a centrocampo verso Allofs, che serve Voeller per il contropiede perfetto, che chiude la partita.

E allora niente rivincita, la Francia è ancora fuori e la Germania Ovest è in finale con l’Argentina. Platini sente che le cose non vanno e non prende bene le critiche. «Due accusati,» dice nel libro «Giresse e io. E del resto, perché no, visto che entrambi abbiamo giocato con una menomazione? Forse io e lui abbiamo avuto torto a tenere il nostro posto, a voler assolvere il nostro compito fino in fondo? Eppure quei giudizi taglienti, definitivi, senza appello mi urtano profondamente.»
È la fine triste di un amore, quello con la nazionale francese, durato dieci anni e pieno di soddisfazioni. Ed è anche l’inizio di un Neuro2020 in salita per la Francia, che non si libera del tabù Germania e parte con il piede sbagliato.

 

Francia – Germania Ovest 0-2
8’ Brehme, 90’ Voeller

Germania Ovest: Schumacher, Brehme, Forster, Jakobs, Briegel, Matthaus, Rolff, Magath, Eder, Allofs, Rummenigge (st 12′ Voeller)

Francia: Bats, Ayache, Bossis, Battiston, Amoros, Giresse (st 27′ Vercruysse), Fernandez, Tigana, Platini, Bellone (st 20′ Xuereb), Stopyra

Neuro2020 – Girone E – Irlanda-Polonia

di Gino Cervi

Dublino, 13 novembre 1938

IRLANDA-POLONIA

Quel 13 novembre 1938 al Dalymount Park di Dublin per gli irlandesi il problema era uno e uno solo. Fermare Ezi. Ernest Wilimowski, per brevità chiamato Ezi, è un diavolo di centravanti polacco. Ha solo ventidue anni, segna gol a raffica da quando ne ha diciotto, nel Ruch Wielkie Hajduki, la sua squadra di club, e nella nazionale. Gli irlandesi lo hanno incontrato sei mesi prima, il 22 maggio, in un’amichevole a Varsavia, dove furono travolti per 6-0: Ezi ne fece solo uno. Ma ne fece addirittura quattro nella partita contro il Brasile, ai Mondiali di Francia, il 5 giugno 1938. Vinsero poi i brasiliani per 6-5 ma Ezi rimase a lungo l’unico giocatore capace di calare un poker in una partita di Coppa del Mondo – lo batté solo nel 1994 il russo Salenko, segnandone cinque al Camerun a USA 1994.

Ezi Wilimowski è un romanzo più che un calciatore. Innanzitutto perché nasce a Kattowitz nel 1916 in una terra di mezzo, la Slesia, quando è ancora territorio dell’Impero germanico, il Secondo Reich; nel 1922 Kattowitz passa sotto i confini della Polonia e diventa Katowice. E perché Ezi non conosce il padre, morto sul fronte occidentale durante la Grande Guerra: il suo nome all’anagrafe è Ernst Otto Pradella – e chissà se mai se, nel grande melting pot mitteleuropeo, Loris, centravanti friulano di Udinese, Padova, Bologna, Sampdoria e Como negli anni Ottanta e Novanta, avesse qualche discendenza – e diventa Wilimowksi solo a tredici anni, adottato dal secondo marito, polacco, della madre. Non basta: Ezi è un romanzo perché il suo piede destro è affetto da polidattilia. Cioè ha sei dita invece di cinque, e deve calzare una scarpa adattata. Che sia questo il segreto della sua prolificità di goleador?irlpolbis
Ezi Wilimowski, che torna a essere “tedesco” dopo l’invasione della Polonia da parte dei nazisti, e addirittura gioca per la nazionale del Terzo Reich, suscitando scandalo in patria, ma non perdendo l’abitudine al gol (8 partite e 13 reti tra il 1941 e il 1942), non può sapere nel 1938, e neppure nel 1974, quando prova invano di andare a far visita alla Polonia di Gorski, Deyna e Lato ai Mondiali di Germania, che sarebbe diventato davvero un personaggio di romanzo, addirittura con nome nel titolo. Radio Wilimowski (Bottega Errante, 2018) s’intitola infatti il bel romanzo del bosniaco Miljenko Jergovic che narra del viaggio della speranza di un padre e di un figlio gravemente malato che da Cracovia arrivano fino in Istria. Qui, all’Hotel Orion, respirano il profumo del Mediterraneo e ascoltano dalle onde di Radio Varsavia le sinfonie di Brahms e la cronaca di Brasile-Polonia dei Mondiali del 1938.

Gli irlandesi sono gente puntigliosa. Quando ci si mettono fanno le cose per bene. Non stanno lì a chiedersi troppo il perché o il percome. irlpolSanno fare bene il loro mestiere e basta. E quel 13 novembre del 1938, a Dublino, lo fanno. Lo sapeva bene Joseph Conrad, nato nel 1857, o forse nel 1856, Józef Teodor Konrad Nałecz Korzeniowski, che nel suo romanzo Tifone s’inventa il capitano MacWhirr, irlandese, stolido e banale per quanto diceva o faceva di sé apparire, ma non per questo incapace di portare in salvo il suo piroscafo finito nell’occhio del ciclone nel bel mezzo dell’Oceano Indiano. Proprio come tanti MacWhirr anche i difensori irlandesi quel 13 novembre del 1938 seppero limitare il “tifone Ezi”, che fece solo un gol.

«Quello che ci voleva naturalmente era il capitano MacWhirr. Lo vidi e capii che era l’uomo giusto per quella situazione. Con questo non voglio dire di aver mai visto in carne e ossa il capitano MacWhirr, o di essere mai stato in contatto diretto con la sua mente o col suo intrepido temperamento. MacWhirr non è una conoscenza di poche ore, o di poche settimane, o di pochi mesi. È invece il prodotto di venti anni di vita. Della mia vita. Ha poco a che fare con una cosciente invenzione. Se è vero che il capitano MacWhirr non ha mai respirato e camminato in questa terra (cosa che io trovo molto difficile da credere), posso assicurare i miei lettori che egli è perfettamente autentico» (Joseph Conrad, Nota dell’autore, 1917, a Tifone).

 

Irlanda-Polonia 3-2
10′ Fallon, 12’ Carey, 17’ Wilimowski, 68′ Dunne, 83’ Piątek

Irlanda: McKenzie, Gorman, Hoy; O’Reilly, O’Mahoney, Lunn; O’Flanagan, Dunne, Bradshaw, Carey, Fallon

Polonia: Madejski, Szczepaniak; Gałecki; Góra, Nyc, Dytko; Piec, Piątek, Wostal, Wilimowski, Wodarz

Neuro2020 – Girone D – Inghilterra-Croazia

di Silvano Calzini

Londra, 24 aprile 1996    

INGHILTERRA-CROAZIA

All’Imperial Stadium di Wembley scendono in campo Inghilterra e Croazia e la sfida promette spettacolo, ma è una delusione. I croati hanno piedi buoni e testa balzana. Quando hanno la luna giusta possono fare qualunque impresa, ma oggi purtroppo la luna è storta e così appaiono svogliati e svagati. Gli inglesi, come sempre, hanno furia agonistica da vendere, ma la fantasia scarseggia. Soccer - World Cup Italia 1990 - Quarter Final - England v Cameroon - Stadio San PaoloL’unico che potrebbe accendere la luce è Gascoigne, ma per capire cosa abbia nella testa Gazza non basterebbero Freud, Jung, Adler e tutti i soloni della psichiatria e dell’antipsichiatria. Il primo tempo si trascina lemme lemme senza emozioni a parte Boksic, che nel giro di cinque minuti, tra il 28’ e il 33’, per due volte si beve come acqua fresca i centrali inglesi, si presenta solo davanti alla porta e la prima volta ciabatta fuori di un paio di metri, la seconda conclude con una sottospecie di tiro che in realtà è un passaggio a Seaman che blocca senza problemi e ringrazia lo sciupone croato. Per i padroni di casa un paio di colpi di testa alti di Sheringham e un tiraccio da fuori di Ince che si perde alla destra della porta croata.

Nella ripresa dopo due minuti la mediocrità generale ha dato il meglio di sé con un rinvio sbagliato di un Seaman in catalessi finito sui piedi di Suker, che, più in catalessi di Seaman, è riuscito nell’impresa di gettare al vento due volte in pochi secondi la stessa palla-gol. Un record di mediocrità. Poi, tanto per rendere il pomeriggio ancora più triste, ha cominciato a piovigginare. La partita l’hanno fatta gli inglesi che hanno ruminato calcio senza mai mostrare un guizzo o un’invenzione, se non al 69’ in una triangolazione McManaman-Fowler-McManaman interrotta da Jarni con un’ancata che era rigore almeno al 75 per cento. Da parte sua la Croazia non è stata da meno, riuscendo nell’impresa titanica di non ripartire mai, dico mai, in velocità neanche di fronte a un’Inghilterra sbilanciata in avanti e zeppa di lentoni che più lentoni non si può.
Per il resto solo noia e falli. L’arbitro polacco Przesmycki è stata la ciliegina sulla torta di questa mediocre giornata di calcio. La sua è stata una prestazione imbarazzante. Ha distribuito cartellini gialli a destra e a manca senza mai dimostrare di avere il match in mano, tipico di un direttore di gara autoritario ma non autorevole.
Insomma, una partita che è stata un festival degli orrori, tra i quali spicca la prestazione “mostruosa” di Gascoigne, che in tutti i novanta minuti avrà toccato sì e no cinque palloni in modo del tutto insignificante. Per il resto non c’era, o se c’era dormiva. In compenso ha sfoderato tutto il suo solito repertorio di smorfie e boccacce verso l’arbitro e gli avversari.

Lo zero a zero finale non fa una grinza e smentisce il luogo comune secondo cui il calcio non è una scienza esatta.


Inghilterra – Croazia 0-0

Inghilterra: Seaman, Gary Neville, Pearce, Wright, Ince, Platt, Stone, Gascoigne, Fowler, Sheringham, McMannaman.
Croazia: Mrmic, Pavlicic (Mladenovic 75’), Jarni, Igor Stimac (Soldo 58’), Jerkan, Bilic, Asanovic, Prosinecki, Boban (Stanic 46’), Suker, Boksic (Pamic 71’).

Arbitro: Przesmycki (Polonia).

Neuro2020 – Girone C – Romania-Austria

di Gianluca De Salve

Bucarest (Romania), 10 settembre 1986

Romania-Austria

Esordio nel girone C per Austria e Romania, partita che vale quasi come uno spareggio per capire quale, tra le due nazionali, potrà dare fastidio in ottica qualificazione alle favorite Olanda e Ucraina.
Come ogni spareggio che si rispetti la tattica ha il sopravvento sullo spettacolo e non succede praticamente nulla sino all’ultimo minuto del primo tempo. È la classica partita che ha bisogno di una giocata sopra le righe per potersi sbloccare e ci pensa il portiere austriaco a fare quella giocata, in negativo. Su un innocuo traversone da calcio d’angolo Lindenberger si cosparge i guantoni di sapone e offre al difensore Iovan un comodo pallone da spingere in rete a porta vuota. 1-0 per la Romania e tifosi al seguito che per festeggiare si accaniscono, forse giustamente, con il lancio di carta igienica sul disperato Klaus.
Nella ripresa la difesa austriaca non vuole essere da meno rispetto al proprio estremo difensore e applica una tattica del fuorigioco da partitella in spiaggia a Ferragosto dopo una bella grigliata di pesce permettendo al neo subentrato Lacatus, di raddoppiare al 60’ con una bomba a porta vuota appena sotto la traversa. Altro giro di carta igienica dalle tribune.
La Romania da questo momento dilaga.
Dopo tre minuti Iovan si sente ancora in colpa per il primo gol e decide di essere ricordato per un altro motivo. Punizione dal limite e missile sotto l’incrocio dei pali. Doppietta per lui.
All’89’ c’è gloria anche per un giovane dal futuro promettente. Gheorge Hagi, segnatevi questo nome, nelle praterie dell’ormai depressa difesa austriaca raccoglie al volo di sinistro l’assist di Lăcătuş e fissa il risultato sul definitivo 4-0.
Formazione austriaca non pervenuta. La pericolosa coppia d’attacco Schachner-Polster è rimasta tale solo sulla carta, igienica appunto.


Romania-Austria 4-0
Iovan 45′, Lăcătuş 60′, Iovan 63′, Hagi 89′.

Romania: Moraru, Rednic, Bumbescu, Belodedici, Iovan, Klein, Hagi, Bölöni, Mateuţ (Balaci 72′), Cămătaru, Piţurcă (Marius Lăcătuş 46′).
Allenatore: Lucescu

Austria: Lindenberger, Messlender, Lainer, Degeorgi, Brauneder (Pacult 65′) – Weber, Türmer, Kienast (Werner 46′), Baumeister, Schachner, Polster.
Allenatore: Elsner

Neuro2020 – Girone B – Finlandia-Danimarca

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Tampere (Finlandia), 2 giugno 2005

FINLANDIA-DANIMARCA

Finlandia-Danimarca si gioca il giorno della festa della Repubblica Italiana del 2005. Ma questo allo stadio Ratina di Tampere importa poco. Anzi, niente. Un’amichevole tra nordiche. Tra squadre che tra il 1924 e il 2001 giocavano il Nordic Football Championship, perché per giocare Mondiali o Europei bisognava qualificarsi sul campo. A meno che non si venga richiamati dalle vacanze per sostituire la Jugoslavia e allora magari lo vinci pure, un Europeo. Perché la Danimarca è l’unica delle nazionali quasi polari ad aver alzato un trofeo internazionale, quell’europeo del 1992 giocato dai vicini di casa svedesi. Mentre la Finlandia a queste competizioni non c’è mai arrivata.
In questa primavera finnica, Finlandia e Danimarca si ritrovano per una gara di fine stagione. Fine stagione per tutti ma non per loro. Infatti in Finlandia il campionato è nel vivo, perché si gioca dalla primavera all’autunno per ovvi motivi climatici.
Le squadre si schierano in campo al fianco dell’arbitro olandese Jan Wegereef con le loro maglie storiche. I bianchi suomi con cognomi pieni di ääkköset, ovvero quelle ä, ö, å con sopra una sbavatura d’inchiostro, mentre i rossi danesi si chiamano quasi tutti col “sen” finale e aptang qua e là, che per i non nordici sono le Ø barrate. La Danimarca si può permettere di schierare giocatori che militano in grandi squadre, come Thomas Gravesen, pupillo del ds del Real Madrid Arrigo Sacchi, Per Krøldrup, che sta passando dall’Udinese all’Everton, il viola Martin Jørgensen e Jon Dahl Tomasson, centravanti del Milan. Inoltre oggi fa il suo esordio il difensore del Liverpool Daniel Agger, compagno di reparto nel club del dirimpettaio finlandese Sami Hyypiä, unico giocatore di livello internazionale oltre alla statua vivente del calcio finnico: Jari Litmanen. Proprio Litmanen e Tomasson si erano incontrati nel famoso Milan-Ajax di Champions League di due anni prima. Entrambi partirono dalla panchina. Entrambi segnarono. Quello decisivo fu però del danese. Unico calciatore a scippare un gol a Pippo Inzaghi. Al novantesimo. Come oggi a Tampere, anche se a segnarlo è Michael Silberbauer, onesto centrocampista del F.C. Copenaghen, al suo primo gol in nazionale. Che sarà anche l’ultimo.


Finlandia – Danimarca 0-1

90′ Silberbauer

Finlandia: Jääskeläinen, Tihinen (Kuivasto 58′), Saarinen (Kallio 67′), Hyypiä, Riihilahti, Nurmela (Wiss 58′), Kopteff (Vayrynen 76′), Eremenko, Litmanen, Kugi (Kolkka 46′), Johansson (Mikael 79′).

Danimarca: Sørensen (Christiansen 46′),  Krøldrup, Priske (Jepsen 71′), Agger, Poulsen (D. Jensen 46′), N. Jensen (Wurtz 85′), Gravesen, Jørgensen, Rommedhal (Silberbauer 79′), Pérez, Tomasson (Larsen 46′).

 

 

Neuro2020

neuro2020

È un periodo in cui i problemi non mancano, ce ne rendiamo conto. Uno di questi, non il più grande, ben inteso, è quello dell’astinenza da calcio. Se ne parla e se ne scrive ma non si gioca, non si guarda, non si tifa. Hanno annullato o sospeso campionati, coppe e allenamenti, e i quotidiani sportivi sono costretti, più di prima, a parlare di calciomercato, hashtag e gossip.

Allora a noi di Portiere volante, sicuramente debilitati e poco lucidi dopo tante settimane senza calcio, è venuta un’idea: far disputare lo stesso gli Europei 2020, trovando il modo di far giocare tutte le partite previste a partire dal 12 giugno, per arrivare comunque ad avere una vincitrice che possa scendere dall’aereo e, tra ali di folla esultante, arrivare all’udienza dal presidente della repubblica per ricevere qualche titolo onorifico ormai in disuso. Ma come le farete giocare queste squadre, si chiederanno i lettori di Portiere volante? Semplice, rispondiamo noi, andando a caccia di precedenti, ovunque e in qualunque data disponibile. L’Italia non potrà esordire con la Turchia? Fa niente, noi tiriamo fuori la cronaca di un bel 6-0 del 1962, o quella di un 1-1 di un’amichevole del 2002. E la stessa cosa faremo per Germania-Portogallo, Olanda-Ucraina, Spagna-Polonia e così via. Sei autori volanti (Maurizio Zoja, Gino Cervi, Emiliano Fabbri, Gianluca De Salve, Silvano Calzini e Gianvittorio Randaccio) si occuperanno dei sei gironi di qualificazione, scegliendo e commentando a modo loro le partite previste, avendo a disposizione più o meno tutta la storia del calcio: dalle classifiche dei gironi si avrà il tabellone degli ottavi e poi si passerà ai quarti, alle semifinali e alla finale, dando così vita a Neuro2020, un Europeo che si fa beffe del tempo e dello spazio, viaggiando nel passato, come in una distopia al contrario.

E anche se ­– è notizia di queste settimane – molti campionati, compresa la serie A, stanno per ricominciare a porte chiuse e con orari da night club, noi non temiamo concorrenza: le partite di Neuro2020 sono vere, combattute e giocate davanti a tifosi in carne e ossa, non con le tribune affollate di cartonati a distanza di sicurezza. Non ci sono favoriti e nemmeno squadre materasso: classifiche e abbinamenti si decideranno passo dopo passo e, come nei migliori romanzi gialli, il colpevole si scoprirà soltanto alla fine. Cercatelo con noi, ci sarà da divertirsi.