La coppa in panchina_Piacenza-Reggiana

dal nostro inviato Emiliano “El Buitre” Fabbri

L’ultima volta era stato un quarto di secolo fa. Era una serie A fatta di uomini e campioni. Il calcio stava perdendo la verginità, o forse l’aveva già persa, ma nel bailamme del fusbal italico esistevano ancora isole felici. E a loro modo vincenti. Quando vittoria faceva rima con una squadra che si riconosceva coi suoi tifosi e rappresentava non solo una città, ma un territorio. A loro modo Piacenza e Reggiana lo sono ancora adesso. Due realtà sane che giocano e vivono la loro terra. E ogni tanto giocano il derby della via Emilia. Venticinque anni dopo quel 20 ottobre 1996, quando le panchine erano presiedute da Bortolo Mutti e da un certo Mircea Lucescu. Oggi invece sono occupate da Cristiano Scazzola e Aimo Diana. In quel Garilli che non è tanto diverso da oggi, erano in campo nomi storici del calcio italiano: Taibi, Di Francesco e Pari in biancorosso; Ballotta, Gregucci e Tovalieri in granata. Oggi rimpiazzati da Stucchi, Marchi e Cesarini a rappresentare i piacentini e Venturi, Rozzio e Scappini per i reggiani. Che poi la via Emilia regala un incrocio di derby eccezionali, se aggiungiamo anche Modena e Parma, fino ad arrivare a Bologna.

Oggi sul prato del Garilli ci sono le squadre che rappresentano due città che hanno avuto un ruolo basilare nella storia italiana: la “Primogenita” Piacenza e Reggio nell’Emilia: “Città del Tricolore”. Il terreno di battaglia non è più la serie A ma una ben più modesta Coppa Italia di Lega Pro, anche se il fascino è il medesimo. I tifosi assai di meno del tempo glorioso che fu, ma il fatto che oggi possano rientrare allo stadio la rende a suo modo una partita storica. Le tifoserie sono orgogliosamente avverse e i cori scanditi lo ricordano in ogni momento. I trenta gradi, appena alleviati da un venticello proveniente dai colli piacentini, non ammorbidiscono questo primo turno di coppa, che anzi ogni tanto si inspigolosisce contribuendo così a farlo rimanere su una giusta tensione. L’arbitro è di Bologna, giusta provenienza per cotanto derby. Sventola qualche cartellino giallo e di rigori non ne fischia, coì che nessuno possa sbagliare come fece “El Tren” Adolfo Valencia contro Massimo Taibi, coadiuvato nella sua respinta dal fatto che la VAR sarebbe arrivata solo dopo un ventennio. Un quarto di secolo fa, in quella serie A, la partita fu decisa da una doppietta del “Toro di Sora” Pasquale Luiso e suggellata dalla testata di Eusebio Di Francesco. Il sequel di Coppa Italia di Lega Pro è stato deciso al 67° dalla bordata di sinistro di Yusupha Bobb. Nazionale gambiano. Di mestiere centrocampista. Incidentalmente ex della partita. Scoperto nel 2015 dal Chievo Verona, società che proprio in questi giorni ha cessato la sua gloriosa esistenza. Yusupha Bobb è nato centoventi giorni prima di quell’ultimo storico derby di serie A. 5.515 chilometri a sud dello stadio Garilli: a Banjul capitale del Gambia. È lui che ha deciso questo nuovo derby della via Emilia e segnato il primo gol ufficiale per il Piacenza targato 2021/2022.

p.s. un quarto di secolo fa seguivo il Piacenza a 90° minuto, ora lo seguo in panchina come dirigente. Come passa il tempo…