Non si ammazzano così i campionati

di Silvano Calzini

Alfred Hitchcock non avrebbe potuto fare di meglio. L’ultima giornata della Premier League 2011-12 è stata da brivido, con il Manchester City che al novantesimo perdeva in casa con il Queen Park Rangers e stava gettando alle ortiche un titolo che aspettava da quarantaquattro anni. Poi con due gol nei minuti di recupero gli uomini di Mancini hanno capovolto la situazione e si sono portati a casa la Premier grazie alla migliore differenza reti sui cugini dello United. mancity-1«Tutto molto bello» per dirla alla Bruno Pizzul. E avrebbe ragione. Però, come diceva quel politico italiano un po’ curvo che è mancato alcuni anni fa: «A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina». Sì, perché se dobbiamo raccontare l’ultima giornata della Premier League di quell’anno, allora raccontiamola tutta. Oltre al primo posto c’era in ballo anche la retrocessione, che coinvolgeva direttamente il QPR e il Bolton che giocava sul campo dello Stoke City.

Facciamo un po’ di cronaca. Alla fine del primo tempo il Bolton vince 2 a 1 ed è salvo perché il QPR sta perdendo a Manchester. Poi però nei primi venti minuti della ripresa capovolge clamorosamente il risultato. Adesso il QPR è salvo e si batte con le unghie e con i denti mentre invece il City annaspa ed è a un passo dal dramma. A tredici minuti dal termine però lo Stoke City pareggia e il Bolton affonda definitivamente. All’improvviso ai Rangers del Parco della Regina viene il latte alle ginocchia e si fanno infilare due volte nei minuti di recupero. Manchester City campione, QPR salvo e Bolton retrocesso. È venuto anche a voi qualche retropensiero? Ma dai, cosa andate a pensare. Siamo in Inghilterra, la patria del fair play e del God Save the Queen (Park Rangers?). Comunque, chi aveva qualcosa da dire non ha parlato allora e ha deciso di tacere per sempre. Continua a leggere “Non si ammazzano così i campionati”

West Arezzo

di Gianluca De Salve

Di primo mattino le mie attività cerebrali sono ridotte al minimo. Rispondo soltanto a input precisi e ripetitivi. Suono della sveglia, vestiti, macchina, traffico, parcheggio.
Porto sempre con me un libro, per sfruttare in maniera sana quei venti minuti di attesa che ho prima di salire in ufficio. Puntualmente, invece, finisco col prendere lo smartphone e rullare ogni tipo di app e notizia senza mai soffermarmi molto su nessuna di esse. Questa mattina sono andato oltre, ho aperto il link legato a una storia che mi aveva incuriosito e ho letto, addirittura, tutto l’articolo.Craven_Cottage_Football_Ground_-_geograph.org.uk_-_778731
Parlava di Justin, tifoso del West Ham che, per protesta verso la decisione del proprio club di trasferirsi in un nuovo futuristico stadio, aveva deciso di diventare un tifoso dell’Arezzo.
Non capivo il nesso logico della scelta.
Per quale motivo un tifoso del West Ham diventava tifoso dell’Arezzo quando avrebbe potuto comunque protestare contro il calcio moderno andando a tifare per una delle tante squadre minori che ruotano attorno a Londra? La maggior parte delle quali, tra l’altro, giocava in meravigliosi stadi old style capaci di riempirsi come nemmeno la maggior parte degli impianti della nostra serie A?
La storia, in realtà, era nata in maniera diversa. La protesta, secondo me, c’entrava poco. Semplicemente questo ragazzo era stato invitato in Italia da un suo amico aretino trasferitosi a Londra per lavoro e, dato che si era divertito un sacco durante il suo soggiorno nel nostro paese, ogni tre-quattro mesi veniva a farsi una vacanza in Italia andando anche allo stadio con i suoi nuovi amici per assistere a una partita dell’Arezzo.
Al di là della coerenza o meno del contenuto dell’articolo con il titolo di protesta verso il calcio moderno, condivido quanto sia bello abbinare viaggi e calcio. Personalmente, ogni volta che vado in un’altra città, mi piace ammirare lo stadio della squadra di calcio locale e se possibile fare il pacchetto partita, che comprende: viaggio sui mezzi con i tifosi, birra e panino pre partita, novanta minuti di pallone, birra e panino post partita.
Credo sia un ottimo modo per mescolarsi con la gente della città, con i suoi colori, le sue emozioni più istintive e in quello che per molti può diventare un vero e proprio punto di riferimento, l’amore per la propria squadra di calcio.
Durante la partita mi piace osservare i tifosi intorno a me, vedere le loro reazioni, avvertire passione, speranze e paure. Mi fa sentire parte della città, cittadino e tifoso. Anche questo è un modo di viaggiare. Continua a leggere “West Arezzo”