Il Pallonario (14-20 dicembre)

14 dicembre. La notizia dell’arresto per diserzione, avvenuto a Palermo, del calciatore Gino Giaroli, militante nelle file dei rosaneri, ha destato viva impressione e una selva di commenti negli ambienti sportivi di Reggio Emilia, dove il forte terzino è popolarissimo. Sull’argomento abbiamo interrogato i familiari, ai quali la notizia è giunta del tutto sorprendente, destando stupore oltre che logica apprensione. Degli stessi abbiamo appreso che Giaroli si arruolò volontario a 17 anni in Marina, ma non compì la ferma richiesta di cinque anni, essendo intervenuto l’armistizio dell’8 settembre. In seguito, il marinaio venne deportato in Germania e rimpatriò solo alla fine delle ostilità, quando riprese la vita di calciatore nelle file dei granata, rinunciando alla prosecuzione della carriera militare.  A questo proposito si aggiunge che al padre venne corrisposto il premio di smobilitazione, e questo sembra argomento sufficiente a pensare che il calciatore non possa essere minimamente sfiorato dalla grave accusa. È opinione dei familiari di Giaroli, i quali non hanno ricevuto alcuna comunicazione dal figlio o dalla società, che l’arresto del calciatore sia perciò frutto di una indagine burocratica compiuta molto a rilento dagli organi competenti, i quali non mancheranno di ristabilire l’innocenza del calciatore dal grave addebito mossogli, allorché il passato militare di Gino Giaroli verrà ristabilito e riconosciuto perfettamente rettilineo. (1950)

15 dicembre. La polizia ha ritirato la patente di guida al calciatore Alberto Orlando: l’attaccante della Roma che l’altra sera, alla guida della sua “Giulietta”, ha travolto e ucciso il giovane aviere Camillo Alessandrucci. È questo il primo provvedimento preso a carico del calciatore in applicazione dell’articolo 91 del codice della strada. Orlando, intanto, non si è presentato agli allenamenti in vista dell’incontro che la Roma sosterrà con il Milan domenica prossima. Il giocatore verserebbe ancora in uno stato di profonda prostrazione. Dal giorno dell’incidente sarebbe uscito soltanto per recarsi dei parenti dell’aviere Alessandrucci ad esprimere loro tutto il  rammarico per l’accaduto. (1960) 

16 dicembre. Un morto, trenta feriti e 220 arresti sono il bilancio dell’incontro di calcio tra il Boca Juniors e il River Plate dell’ultima giornata del campionato argentino, incontro terminato in parità 2 a 2  ma che ha laureato il Boca campione d’Argentina per il 1970. Secondo un rapporto della polizia la persona morta è un parente del portiere del Boca Juniors, e sarebbe deceduto per una crisi cardiaca quando il River Plate ha raggiunto il pareggio nel secondo tempo.  (1969)

17 dicembre. Un pallone d’oro è una cosa piuttosto pesante, che ingombra e luccica, eppure può capitare di perderla di vista. È successo a Gianni Rivera. «Mi spiace, non lo trovo più, forse l’ho perso.» Il pallone smarrito è l’unico che manca nel caveau del Milan, che ha riunito in una delle stanze più belle di Palazzo Bagatti Valsecchi a Milano i premi di France Football vinti dai suoi. Ci sono i tre Palloni di Van Basten, quelli di Gullit, Shevchenko, Kakà,  Weah. Sotto la foto di Rivera, premiato nel 1969, un piedistallo vuoto e una targhetta: «Not available at the moment». (2009)

Continua a leggere “Il Pallonario (14-20 dicembre)”

Vai col tango. Il mistero di Bernabé Ferreyra

di Gianni Sacco

«En el foot-ball nacional / se destaca un jugador / de lo más fenomenal / por ser un gran goleador / no hay quién pueda resistir / su formidable tapón / a muchos logró batir.»
[Dal tango La Fiera, 1932, parole di Francisco Laino e Adolfo Pascual Dispagna,
musica di Miguel Padula e Federico Germino.]

 

Nel 1901 a Buenos Aires fu fondato Il Club Atlético River Plate, la squadra più titolata del calcio argentino. Uno dei più noti soprannomi della squadra (oltre che “Las gallinas”) è “Los Milionarios”. E non perché quando scendono in campo sono vestiti come delle costose bottiglie di spumante francese.Bernabé_Ferreyra_(Tigre)_-_El_Gráfico_652
Ci fu un fatto che rese noto a tutti che il River era la squadra dei ricchi: nel 1932 sborsò trentacinquemila pesos per acquistare un giocatore che nelle sue 13 partite al Tigre aveva segnato 19 reti. Che nella famosa tournée del Velez Sarsfield in concomitanza con la sosta per i mondiali giocati in Uruguay, marcò 38 gol in 25 incontri.
In nessun posto al mondo un club aveva mai pagato una cifra del genere.
Ma non si trattava di un calciatore qualunque. Bernabé Ferreyra era un satanasso. Anzi una belva. Anzi un’arma letale. Passa alla storia, appunto, con due nomignoli: “La Fiera” e “El Mortero de Rufino” (il mortaio). Un centravanti che a fine carriera contabilizzerà 249 gol in 245 partite.
La carriera di Bernabé è costellata di aneddoti.
Il giornale «Crítica» offrì una medaglia d’oro massiccio al portiere che fosse riuscito a non farsi segnare un gol (la vinse un tale De Nicola dell’Huracan ma solo dopo dodici giornate). In una partita decisiva contro il Boca, calciò con grande potenza da fuori area e il portiere xeneize parò. Con la pancia. Ma cadde svenuto secco: Bernabé si avvicinò e spinse la palla in rete, piano, delicatamente.
Gli furono dedicati alcuni tanghi e persino il cinema si occupò di lui (addirittura debuttò come attore nel 1937 nella pellicola El cañonero de Giles).
Ma la storia ci regala anche una vicenda dai contorni oscuri.Bernabe-Ferreyra1
Dopo la stagione 1933, quella della vittoria sul Boca (34 partite, 43 gol), Ferreyra fa perdere le sue tracce, fugge al suo paese sperso nella pampa dei gringos e successivamente annuncia di non voler tornare se non dopo uno spropositato rinnovo contrattuale (chiese trentamila pesos quando lo stipendio medio nella massima serie era di circa duecento pesos). La vicenda fece scalpore. Fino a tramutarsi quasi in un thriller. Fu coinvolto un dirigente senza scrupoli del River, Manuel Cuitiño, discusso imprenditore del mercato della carne di Buenos Aires che lo ricattò, minacciando di rendere nota la dipendenza di Ferreyra dalla cocaina. Il culmine si ebbe quando Mercedes, la fidanzata segreta di Bernabé, figlia del leader della destra ultranazionalista argentina, fu trovata assassinata.

Vi devo, comunque delle scuse finali e una confessione. Ho un problema. Tendo spesso a confondere la realtà con la fantasia letteraria (vi garantisco che sono in cura da uno bravo). 978880624229HIGChi, però, volesse sapere dove finisce una e incomincia l’altra, può non aspettare la mia guarigione e spendere bene il proprio tempo leggendo Todo per la patria, eccellente romanzo del 2018 di Martín Caparrós, recentemente pubblicato in Italia da Einaudi col titolo Tutto per la patria.

Per finire veramente: in un altro tango, El sueño del pibe, si racconta di un ragazzo convocato per un provino in un grande club che dice: «Dicen los muchachos / del oeste Argentino / que tengo más tiro / que el gran Bernabé».
Il tango è del 1942. Ma, fantasticando su di un Pibe argentino, mi viene da fare un balzo in avanti di circa trentacinque anni.

Vi avevo avvertito che non sono ancora guarito.