Neuro2020 – Semifinali – Irlanda-Svizzera

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Dublino, 25 marzo 1992

IRLANDA-SVIZZERA

Irlanda contro Svizzera è Jackie Charlton contro Roy Hodgson. Due sudditi di Sua Maestà la Regina Elisabetta ambasciatori di due nazionali straniere. skysports-hodgson-switzerland_4324299Jackie è nato ad Ashington, un paese del nord-est al confine con la Scozia. Roy è di Croydon, nella cerchia sud di Londra. Mister Hodgson è un vagabondo del pallone, tra campo e panchina ha girato ventitré club e quattro nazionali. Charlton invece ha legato la sua carriera da calciatore solo ed esclusivamente al Leeds United, e da allenatore, dopo tre club inglesi, ha guidato la nazionale irlandese nel suo decennio d’oro, portandola dove nessuno c’era mai riuscito, ai quarti di finale di un campionato del mondo. Quello del 1990. Jackie, insieme al fratello Bobby, è uno dei leoni inglesi campioni del mondo del 1966, e dopo trent’anni riceverà la cittadinanza onoraria irlandese.
È il 25 marzo del 1992 quando Jackie e Roy entrano sul campo di Landsowne Road. A Dublino. Uno stadio storico inaugurato nel 1872 e che ospiterà le gare delle nazionali irlandesi di football e rugby fino al 2006, quando sarà sostituito dall’Aviva Stadium. I due inglesi non sanno ancora che due anni dopo si ritroveranno a giocare il mondiale di USA 94 alla guida di quelle stesse nazionali.
I ragazzi di Jackie Charlton hanno il suo stesso spirito. “The boys in green” stanno vivendo un momento magico. Questa sera in campo ci sono gli eroi di Italia 90: Pat Bonner e David O’Leary. Il primo ha parato il rigore al romeno Daniel Timofte. Il secondo ha segnato quello decisivo a Silviu Lung, portando l’Irlanda al vertice della sua storia calcistica. Insieme a loro il nuovo smeraldo grezzo irlandese: Roy Keane, centrocampista del Notthingam Forest che diventerà il vessillo del Manchester United.
I rossocrociati schierano una squadra votata alla tecnica, le cui stelle sono la coppia d’attacco: Stéphane Chapuisat del Borussia Dortmund e il turco-bolognese Kubilay Türkyilmaz.
Quando al 26′ la zazzera bionda di Alain Sutter porta in vantaggio la Svizzera, a Landsowne Road si sente solo il fischio dei treni della vicina stazione ferroviaria. Ma dopo due minuti Tommy Coyne pedala su una palla lunga. Si infila tra tre difensori e beffa il portiere elvetico Martin Brunner. Il pareggio è cosa fatta. Sembra che debba stancamente finire così. Ma quando a due minuti dalla fine l’arbitro statunitense Raúl Domínguez fischia un rigore, Jackie e Roy comprendono che il duello avrà una fine. La sorte è sul piede del vecchio John Aldridge, che sta finendo la carriera ai Tranmere Rovers. Davanti a lui un emigrato friulano. Marco Pascolo gioca nel Servette ed è entrato al posto di Brunner. Il baffuto John carica la rincorsa. Parte. Quando sta arrivando sul pallone rallenta. Con una finta spiazza Pascolo e col piattone destro fa vincere l’Irlanda.
Le sue braccia al cielo sono il simbolo dell’Irlanda finalista di Neuro 2020.
In panchina Jackie Charlton accenna a un sorriso, magari sta pensando a quando andrà la prossima volta a pesca, ma intanto sta scrivendo un altro pezzo di storia per la sua Irlanda. Da sotto la sua coppola guarda verso l’altra panchina. Incrocia lo sguardo di Hodgson e sulle sue labbra si legge una frase inequivocabile: «Good night Roy».

 

Irlanda-Svizzera  2-1
Sutter 26′, Coune 28′, Aldridge 88′ (R.)

Irlanda: Bonner, McGrath, O’Leary (O’ Brien 46′), Phelan, Morris, Staunton (Sheedy 54′), McGoldrick (Daish 46′), Whelan, Keane, Cascarino, Coyne (Aldrgidge 80′).

Svizzera: Brunner (Pascolo 40′), Geiger, Schepull, Egli, Gamperle, Sutter, Piffaretti, Bickel (Heldmann 65′), Ohrel (Rothenbuhler 50′), Turkyilmaz, Chapuisat (Dietlin 83′)

 

Neuro2020 – Quarti di finale – Svizzera-Francia

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Losanna, 27 maggio 1992

FRANCIA-SVIZZERA

Quando la Francia con la pistola incontra la Svizzera col fucile. La Francia è una squadra morta. Teatro del duello: lo Stade Olympique de la Pontaise di Losanna. La data: mercoledì 27 maggio 1992. mexico-86-world-cup-luis-fernandez-france-172-001I duellanti: Mister Roy e Le Roi. Hodgosn ha tra le mani una delle migliori nazionali elvetiche, che porterà al terzo posto del ranking Fifa, risultato mai più raggiunto, mentre Platini ha una Francia spuntata, che si sta riarmando tra le glorie degli anni Ottanta e la generazione d’oro che arriverà a fine decennio. Quella sera l’ultimo compagno di Platini, Luis Fernández, consegna la stecca ai futuri campioni del mondo Laurent Blanc, Emmanuel Petit e Didier Deschamps, con in più il geniaccio di Eric Cantona, che coppe con la nazionale non ne alzerà, ma rimarrà nella storia del football a prescindere. Dall’altra parte il bomber del Borussia Dortmund Stéphane Chapuisat, ma soprattutto la stella dell’esule irpino Ciriaco Sforza, in forza al Grasshopper, che tornerà nella terra dei suoi avi per una stagione chiamato proprio da Hodgson all’Inter, ma sarà ricordato soprattutto per la sua maglia usata come pigiama da tre uomini. E una gamba.

La Francia si sta preparando all’europeo svedese che la vedrà uscire a testa bassa senza neanche una victoire. A fare da sparring partner la Svizzera, che quella sera dimostrerà che anche nel suo piccolo s’incazza, aprendo così un ciclo che la porterà a qualificarsi al mondiale statunitense prima e all’europeo inglese poi.

E dire che la Francia era andata in vantaggio grazie al gol di una delle sue meteore di passaggio. L’anonimo centravanti del Montpellier Fabrice Divert, infilatosi in un buco della gruviera svizzera e appoggiando di testa un cross di Jocelyne Angloma. La spocchia francofona è durata otto minuti. Il tempo di un lancio lungo, ma molto lungo, che ha visto l’inserimento di Christophe Bonvin. Stop di petto a seguire. Difesa tagliata. Bruno Martini bucato con un diagonale. Ma l’attaccante del Neuchâtel Xamax decide che questa notte di Losanna è sua, e così chiude la contesa firmando la doppietta con un piattone destro di volo dopo un calcio d’angolo. Coi francesi che s’incazzano. E gli girano le balle.

Sulle panchine Mister Roy ha stampato il suo sorriso tipico british, quello che lo accompagna da sempre nella sua lunga vita da allenatore. Dall’altra parte il sorriso di Le Roi è amaro. La sua prima vita da calciatore è stata sublime. Questa da allenatore è agli sgoccioli con più ombre che luci. Fra poco inizierà la terza, quella da dirigente. Quello che ancora non sa è che ventitré anni dopo gli sarà fatale ancora la Svizzera. Le indagini della magistratura elvetica lo porteranno alle dimissioni da Presidente Uefa e alla conseguente squalifica, mettendo così la parola fine alla sua terza vita calcistica. L’ultima. Adieu Le Roi.

Svizzera-Francia  2-1
Divert 20′, Bonvin 28′, 73′.

Svizzera: Huber, Studer (Ohrel 33′), Geiger (Herr 39′), Egli, Hottiger, Bonvin, Bickel A. Sutter 71′), Sforza, Chapuisat, Bregy, B. Sutter (Knup 88′).

Francia: Martini, Boli (Petit 46′), Blanc, Angloma, Casoni (Silvestre 46′), Durand, Pérez (Cocard 46′), Sauzée (Garde 71′), Deschamps (L. Fernadéz 46′), Cantona (Vahirua 46′), Divert.

 

Neuro2020 – Ottavi di finale – Svizzera-Romania

di Gianvittorio Randaccio

22 giugno 1994

SVIZZERA – ROMANIA

Che giramondo, mr. Roy Hodgson. Dopo una trascurabile esperienza da calciatore, nel 1976 ha cominciato quella di allenatore, che prosegue ancora oggi, alla bellezza di settantadue anni, con il Crystal Palace. Sembra quasi una filastrocca ma negli anni Hodgson ha guidato Halmstadt, Bristol City, Oddevold, Orebro, Malmoe, Neuchatel Xamax, Svizzera, Inter, Blackburn, Grasshoppers, Copenaghen, Udinese, Emirati Arabi Uniti, Viking, Finlandia, Fulham, Liverpool, West Bromwich, Inghilterra e, appunto, Crystal Palace. In questo tourbillon una delle migliori pagine è stata quella alla guida della nazionale svizzera, con la quale ha raggiunto le qualificazioni ai Mondiali Usa del 1994 e agli Europei del 1996, che però non ha disputato perché nel frattempo è stato chiamato ad allenare l’Inter. 9788852043871_0_221_0_75Di quel periodo, in cui Roy viene ricordato più che altro per le gag della Gialappa’s e per aver fatto vendere un giovane Roberto Carlos, preferendogli Pistone, ci piace citare le parole di Javier Zanetti (che con Hodgson ebbe anche un memorabile litigio in campo) nel suo libro Giocare da uomo (Mondadori, 2016): «Il nuovo mister ha la cultura del lavoro: niente sigaro, niente carte, sbattersi sul campo, imparare gli schemi. […] Con l’Inter Hodgson non ha vinto, ma per questo il mister va considerato un perdente e il suo lavoro inutile? Per niente, anzi. Nella ricostruzione dell’Inter che poi culminerà il giorno in cui ho alzato, pazzo di gioia, la Coppa dei campioni al Santiago Bernabeu di Madrid, conta anche il lavoro che Hodgson sedimentò allora, e che troppo in fretta è stato dimenticato».
Tra l’altro qui a Neuro2020 (gioco della fantasia, in cui un allenatore può essere il ct di due squadre diverse) Hodgson ha già compiuto un miracolo, portando la Finlandia agli ottavi. E un altro ne compie, forse ancora più clamoroso, portando la Svizzera ai quarti di finale.

Quella dei mondiali Usa del 1994 è una delle esperienze più gloriose della nazionale rossocrociata, che il 22 giugno al Pontiac Silverdome di Detroit deve affrontare la più quotata Romania di Gheorghe Hagi. Il tabellino parla chiaro: dopo il vantaggio dell’”angelo biondo” Sutter, la Romania pareggia proprio con Hagi, per poi venire abbattuta dal gol del talentuoso Chapuisat e dalla doppietta di Knup. Hodgson ha creato una piccola macchina da guerra, che già nelle qualificazioni aveva impressionato, tenendo testa a squadre come Italia e Portogallo: la Svizzera ha un gioco offensivo e spregiudicato, che porta risultati e applausi convinti, e in cui anche un’altra conoscenza del campionato italiano, Ciriaco Sforza, riesce a fare un figurone.
A Usa ’94 la squadra di Hodgson uscì agli ottavi, eliminata dalla Spagna: qui a Neuro2020 niente è ancora stato scritto e sognare è lecito.

 

SVIZZERA-ROMANIA 4-1
Sutter 16’, Hagi 35’, Chapuisat 52’, Knupp 65’, 72’.

Svizzera: Pascolo, Hottiger, Quentin, Herr, Geiger, Bregy, Sutter (Bickel 71’), Ohrel (Sylvestre 83’), Sforza, Knup, Chapuisat.

Romania: Stelea, Petrescu, Prodan, Belodedici, Mihali, Lupescu (Panduru 85’), Popescu, Munteanu, Hagi, Dumitrescu (Vladoiu 70’), Raducioiu.

Neuro2020 – Girone B – Finlandia-Belgio

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Helsinki, 6 giugno 2007

FINLANDIA-BELGIO

L’Olympiastadion di Helsinki è stato inaugurato nel 1938 per farci gareggiare gli atleti della XII Olimpiade, quella del 1940, originariamente assegnata a Tokyo, ma a cui poi è stata tolta a causa dell’entrata in guerra del Giappone contro la Cina, per venire assegnata appunto a Helsinki. Poi fu definitivamente annullata a causa della seconda guerra mondiale. Questo stadio rivedrà gli atleti a cinque cerchi in occasione della XV Olimpiade, quella del 1952. Ma è usato anche per la nazionale di calcio, come quel 6 giugno 2007, quando i suomi incontrano il Belgio. Si stanno giocando l’accesso agli Europei dell’anno successivo, e per la prima volta la Finlandia si ritrova ad essere protagonista nel girone di qualificazione, soprattutto grazie al suo nuovo CT: Mister Ray Hodgson. Di fronte a lui, sulla panchina di un Belgio in un periodo di transizione, un’altra vecchia conoscenza del calcio italiano, quel René Vandereycken ricordato come il primo straniero del Genoa dopo la riapertura delle frontiere, con la maglia del grifone nel biennio 1981-83 sotto la guida di Gigi Simoni.

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Ma lo spettacolo per i 35.000 spettatori arriva da un gufo, che al 20′ minuto decide di trasvolare il campo da porta a porta, obbligando l’arbitro inglese Riley a interrompere la partita, e scatenando l’ilarità del pubblico sugli spalti e del serafico Mister Ray in panchina. Gli effetti del volo del gufo colpisce i Diavoli Rossi, che al 26′ vanno in svantaggio grazie a un gran gol di tale Jonatan Johansson, attaccante del Malmö, che, ricevuta palla spalle alla porta, piroetta su se stesso e scarica un destro di potenza alle spalle di Stijn Stijnen. Quando tutti si aspettavano le giocate della nuova stella dello Standard Liegi Marouane Fellaini, il capellone belga risponde con un’espulsione, lasciando la scena all’esordiente Roman Erëmenko, fratello di Aleksej, anch’esso in campo quella sera. Roman segna un gol alla Ronaldo: doppio passo e tiro all’incrocio dei pali. Finlandia batte Belgio 2 a 0. Il sogno europeo si fermerà a Oporto all’ultima giornata, in Austria e Svizzera ci andranno i portoghesi. Ma quella sera all’Olympiastadion di Helsinki, il Ronaldo lo fa Erëmenko, un attaccante del Siena in prestito dall’Udinese. Roman, un finlandese nato a Mosca.

 

Finlandia-Belgio 2-0

Finlandia: Jääskeläinen, Tihinen, Pasanen, Nyman, Kallio, R. Eremenko (Forssell 89′), A. Eremenko, Väyrynen, Kolkka, Heikkinen, Johansson.

Belgio: Stijnen, Clement, Vermaelen (Martens 45′), Van Damme, Simons, De Man, Fellaini, Defour, Vertonghen, Mpenza (Sterchele 86′), De Mul (Haroun 55′).

 

Provaci ancora, Roy

di Gianvittorio Randaccio

È domenica, sono in giro, devo tirare le sette per andare a prendere una bambina di quasi otto anni alle prove del coro. Ho una mezz’oretta libera, non poco, non molto, il tempo di una birra piccola e due patatine. Entro in un pub dall’aria accogliente: fra un paio d’ore c’è il derby, c’è eccitazione in giro, si sente, tutti i posti sono prenotati, alle otto e mezza qui dentro non entrerà uno spillo. Ma adesso c’è posto, e la barista mi dice di sedermi dove voglio, anche se su un tavolo c’è un foglietto giallo con scritto Angelo x 6 e su quello vicino, invece, Giuseppe, sempre x 6. Nel pub ci sono vari maxischermi e si possono seguire tante partite, anche contemporaneamente. Decido che mi interessa Fiorentina-Cagliari,4104351428_3877955604_m anche se sembra che a Firenze ci sia un vento fortissimo e che il gioco sia molto difficoltoso: e infatti è vero, non azzeccano due passaggi di fila, la palla rimbalza casualmente da una parte all’altra del campo e ci sono anche un sacco di falli, per cui il gioco è spesso fermo e io mi annoio un po’. Allora giro lo sguardo per il locale: dietro di me trasmettono dei filmati di qualche partita di Champions; un po’ più a destra, proprio sopra il bancone, si passa al basket ed ecco l’Olimpia Milano che sfida l’Onoria Pistoia; più a destra ancora, vicino al bagno, c’è la sfida tra Everton e Crystal Palace, noiosa anche lei, ferma sullo 0-0. I tifosi nel pub che aspettano il derby cominciano a bere birra, e ridendo dicono che devono darsi un contegno, non possono fare come se fossero allo stadio, se no qui li sbattono fuori. A un certo punto a Firenze, nella noia e nel vento più assoluti, Chiesa si libera di un difensore e tira di poco fuori, ma quando sembra che la partita possa finalmente decollare finisce puntualmente il primo tempo. Continua a leggere “Provaci ancora, Roy”