Tecnici e cappelli

di Stefano Benni

Il tecnico di calcio vive in simbiosi con un altro personaggio, che è «l’uomo con cappello». In tutti i capannelli, infatti, se osservate bene, mentre al centro si trova il tecnico, leggermente defilato alla periferia c’è un uomo con il cappello calato sul naso e le braccia dietro la schiena. Questo secondo personaggio sembra avere il compito di intervenire con bestialità tremende che fanno perdere le staffe al tecnico. Benché ripetutamente invitato dal tecnico a portarsi al centro del capannello, preferisce spostarsi lungo la sua circonferenza parlando da punti diversi, cosicché il tecnico è continuamente obbligato a rispondergli girando in tondo.barsport
Tutti sanno che il momento più importante per un tecnico calcistico da bar è quando, il giorno prima di una partita della nazionale, egli deve dare la sua formazione. Il tecnico, a questo punto, raduna una ventina di persone e comincia: «In porta, sicuramente, ci metterei Zoff. Terzini, Rocca e Fedele». E spiega il perché della sua scelta: Zoff è una sicurezza. Rocca è meglio di Facchetti perché li ha visti tutti e due alla televisione e Rocca gli è sembrato più in palla. Infine Fedele l’ha visto allo stadio, e correva e fluidificava.
A questo punto l’uomo con cappello interviene e dice: «Ma cosa dice. Se non stava in piedi». Allora il tecnico racconta, una per una, le ottanta azioni di Fedele della partita precedente. Molto spesso è preparato alla bisogna e ha con sé un quaderno di appunti. Poi cita a memoria le cronache dei quattro quotidiani sportivi. Ma ecco che l’uomo con cappello, spostatosi a destra, dice dal tetto di una macchina: «Fedele ha il menisco». Tutti allora si voltano allarmati verso il tecnico, per chiedere spiegazioni. Il tecnico li calma con un gesto della mano e passa in rassegna gli ultimi quaranta casi di menisco del campionato italiano. Spiega brevemente in cosa consista l’operazione; anzi, se qualcuno si presta, gli taglia un pezzo di pantalone e lo opera sul marciapiede con un temperino, mostrando agli astanti la funzione dei legamenti della rotula. Oppure estrae dalla macchina un modello anatomico di ginocchio umano e lo illustra. Quindi prosegue: «Stopper Morini, libero Burgnich, mediano sinistro Re Cecconi. Ala destra Mazzola, mezze ali Benetti e Rivera, ala sinistra Riva, centravanti Savoldi.»
L’uomo con cappello appare da un tombino sulla sinistra e dice: «Savoldi? Siamo matti, Savoldi?».
«E perché?» gli viene chiesto.
«Perché ha i piedi piccoli.»
Allora il tecnico diventa color tecnico adirato, che è una bella sfumatura di rosso usata anche per i tailleur. Poi comincia a urlare tutti i numeri di scarpe dei centravanti italiani dal 1947, come un invasato: «Meazza 40, Piola 41 Charles 42, Pivatelli 40», dicendo che il piede piccolo, a meno che non sia porcino, non è affatto un handicap.
L’uomo con cappello ribatte: «Sì, ma Savoldi ha il 39».
«E lei come lo sa?»
«Sono il suo calzolaio.»
(Non è vero. Tutti gli uomini con cappello sono, oltre che incompetenti, malvagi e bugiardi.)
Allora il tecnico urla: «Lei è un tecnico di serie C», che in un bar è un’offesa quasi mortale, e l’uomo con cappello replica: «Sono quelli come lei che mandano in rovina la nazionale!» e in breve tempo si azzuffano. La gente li separa. Il tecnico si allontana con aria di superiorità. L’uomo col cappello, rimasto padrone del campo, dichiara che l’Italia non vincerà mai uno scudetto finché continua a tenere Pelé in porta. Viene preso, pestato, e mandato via col camion del rusco.

[Il pezzo qui citato è tratto da Bar Sport, di Stefano Benni, Feltrinelli 1976, pag. 27-29.]