Árpád Weisz: una vita breve

di Gianvittorio Randaccio

Árpád Weisz in apparenza era un uomo comune, tranquillo, non amava emergere: chi lo ricorda e lo ha raccontato dice che era garbato, educato, misurato, preferiva «i piccoli fatti quotidiani alla grandezza». Era una brava persona, insomma, come tante altre, si può dire, ma che, a differenza di molte altre, aveva un talento che, forse, non è mai stato celebrato come dovrebbe: Árpád Weisz era un grande allenatore, sicuramente il più grande della sua epoca, forse anche di quelle a venire. Un allenatore (e un uomo) finito ingiustamente nell’oblio per anni, un nome e una storia di cui, come dice Federico Buffa, «si sapeva ma non si voleva approfondire». Nel 2007 è stato Matteo Marani con il libro Dallo scudetto ad Auschwitz a portare alla luce la storia di Árpád Weisz, con il rigore del ricercatore e la lingua sciolta del narratore, e con l’idea che un tale patrimonio di talento, umanità e Storia (quella con la S maiuscola) non doveva andare sprecata.

Weisz, ungherese ed ebreo, nel 1938, in piena epoca fascista, è l’allenatore del Bologna; ha appena vinto due scudetti (interrompendo il grande ciclo della Juve di Monti, Cesarini e Orsi) e a Bologna è amato da tutti. È arrivato in Italia nel 1924 da calciatore, ma nel giro di qualche anno, giovanissimo, è diventato il miglior allenatore sulla piazza, vincendo in Italia con l’Ambrosiana Inter (lanciando anche un certo Giuseppe Meazza) e poi, appunto con il Bologna, con cui ha battuto facilmente 4-1 anche il Chelsea nel Trofeo dell’Esposizione a Parigi, una specie di Champions League dell’epoca. Il Chelsea, ovvero gli inglesi, che all’epoca si venivano considerati i maestri del calcio.

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Neuro2020 – Girone B – Finlandia-Russia

di Emiliano “el buitre” Fabbri

Stoccolma, 30 giugno 1912

FINLANDIA-RUSSIA

Quando si parla di precedenti della nazionale russa tutti fanno i conti con la nazionale sovietica attiva dal 1924 al 1991, da cui ha raccolto l’eredità, ma pochi ricordano che esisteva una nazionale russa ancor prima di quella sovietica. E quella nazionale fece il suo esordio ufficiale il 30 giugno 1912. Alle dieci di mattina. 1912S_poster_bErano le Olimpiadi di Stoccolma, quando la Coppa Rimet doveva ancora nascere e un’olimpiade valeva un mondiale. Quella domenica mattina davanti a duecento spettatori stipati nelle due tribunette dello stadio Tranebergs Idrottsplats si giocavano i quarti di finale, e di fronte ai russi c’era la nazionale finlandese, che aveva un’esperienza internazionale di otto mesi e tre gare in più. A quel tempo la Finlandia era un granducato autonomo proprio dell’Impero Russo, e stava attraversando gli anni della “grande oppressione” culminati con la proclamazione d’indipendenza del 6 dicembre 1917, un mese dopo la nascita della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Per questo quella gara valeva molto di più di un semplice passaggio in semifinale. Oltretutto la Finlandia aveva dovuto affrontare il turno di qualificazione il giorno precedente, quando aveva battuto ai supplementari l’Italia di Vittorio Pozzo, che dopo quella sconfitta rassegnò le dimissioni e tornò a lavorare alla Pirelli, per poi risedersi sulla panchina azzurra nove anni dopo.

Finlandia e Russia erano schierate in campo con il primo modulo tattico della storia: la “Piramide”, una sorta di 2-3-5. Alla mezz’ora del primo tempo è Bror Wiberg, attaccante dell’Helsingfors IFK, a portare in vantaggio i finnici. Il pareggio russo arriva al 72′ ad opera di Vasilij Pavlovič Butusov, attaccante del San Pietroburgo. Quando mancano solo dieci minuti al triplice fischio, Jarl Öhman, attaccante dell’HIFK, sigla il gol che chiude il match e porta la nazionale del Granducato di Finlandia in semifinale, dove prenderà quattro gol dal Regno Unito futuro campione olimpico, e ben nove dai Paesi Bassi nella finalina. A zero.

Ma quello che conta è che in quella domenica mattina del 30 giugno 1912, in terra svedese, gli oppressori russi sono battuti. La nazionale finlandese ancora non lo sa, ma quello sarà il risultato più alto mai raggiunto nella sua storia calcistica. Fino ad ora.

 

Finlandia-Russia 2-1
30′ Wiberg, 72′ Butusov, 80′ Öhman

Finlandia: Syrjäläinen, Löfgren, Holopainen, Lund, Lietola, Soinio, Wickström, Wiberg, Öhman, Nyyssönen, Niska
Russia: Favorsky, Sokolov, Markov, Akimov, Kynin, Khromov, S. Filippov, A. Filippov, Butusov, Zhitarev, Smirnov