Gli imbroglioni

di Vladimir Dimitrijevićdimitrijevic

Oggigiorno gli arbitri barano. Non voglio dire che lo fanno perché sono disonesti. Barano perché anche loro sono diventati protagonisti del gioco. Lo stesso vale per i calciatori. Fanno scena. Il risultato è che tutti quanti gesticolano, giustificandosi davanti al pubblico o ai telespettatori. Non si tratta di furberie tradizionali, inerenti al gioco, come pestare i piedi all’attaccante nel momento in cui sta saltando per colpire di testa un calcio d’angolo, assestare gomitate, piantare le dita sotto le scapole, lanciare ingiurie e sputacchietti contro l’avversario. No, si tratta di imbrogli che vanno al di là del gioco. Quando un calciatore sgambettato, anziché limitarsi a cadere, crolla a terra rotolando tre volte su se stesso e simulando la morte – come il cascatore che ha visto precipitare dal terzo piano alla televisione –, gli arbitri sfoderano il sorriso cinico di James Cagney quando dichiara ai poliziotti che parlerà soltanto in presenza del suo avvocato, o fulminano il colpevole con lo sguardo implacabile del generale Patton. Dopo aver incassato un gol, i portieri apostrofano con veemenza la difesa, e non sarà certo il sagace Dino Zoff a tentare di discolparsi guardando dritto verso la telecamera con l’espressione del delatore che nega di esserlo. Che volete, i veri signori abbandonano lo stadio, mentre diventano sempre più frequenti le gare di simulazione e dissimulazione che a quanto pare piacciono alla folla.
Purtroppo la televisione ha spinto all’eccesso tutto ciò. I telecronisti, non sapendo più come fare per dar spessore alla loro cronaca, ingigantiscono qualunque cosa e urlano come se i colpi li prendessero loro. È il riflesso del mondo d’oggi: chi imbroglia la passa liscia, perché si dice che l’avversario, al posto suo, avrebbe fatto altrettanto. Il tornaconto giustifica la corruzione e il prezzo dei giocatori dà consistenza alle loro scenate. Quei telecronisti, e anche i giornalisti che alimentano questi fanatismi, dovrebbero essere rimossi, perché rovinano lo sport e il piacere sano e innocente che esso procura.

[Gli imbroglioni è una breve prosa tratta da La vita è un pallone rotondo, di Vladimir Dimitrijević, Adelphi, 1998, pp. 132-133, breve e illuminante libretto che esplora il mistero del calcio, evidenziandone la nobiltà e l’importanza, citando in successione, con grande naturalezza, concetti e nomi come catenaccio, Maradona, Celine, Hajduk Spalato e Don Chisciotte e confessando apertamente che «questioni come quella di sapere se Milos Crnjanski abbia passato bene la palla a Gunnar Nordahl nel corso delle Olimpiadi di Londra del 1948 mi lasciano perplesso per ore intere». G.R.]