Difendere la posizione

di Matteo Di Giulio

Stasera mi dico che vorrei andare avanti con il romanzo che sto leggendo, invece finisco per accendere la televisione, come sempre faccio quando sono stanco per via del lavoro.
Il telegiornale, con il suo carico di cattive notizie, mi mette di malumore.werder_antirazzista
Oggi più che mai.
L’omicidio di un noto politico, Walter Lübcke, per mano di un fanatico di estrema destra, tiene banco su tutti i quotidiani. Gli hanno sparato in testa mentre si trovava sulla terrazza di casa sua, a Kassel, per fargli pagare una colpa secondo loro imperdonabile: aver aperto i confini a chi veniva da paesi rovinati dalle bombe e dalla disperazione.
A colpire è stato un giovane neonazista.
Sono tempi cupi, che ricordano tempi ancora più cupi, così cupi che la Germania vorrebbe disperatamente cancellarne ogni traccia: la vergogna è troppa per ammettere di avere di nuovo un problema con svastiche e slogan nazi; eppure è così.
Un problema che si vede in ogni ambito, nessuno escluso.
Alle ultime elezioni europee il partito nazionalista e conservatore AfD, Alternative für Deutschland, ha fatto un considerevole balzo in avanti, arrivando addirittura in alcune regioni dell’ex DDR a essere la prima forza politica, con percentuali vicine al 29%.
Sono tempi cupi, mi dico, ma c’è anche da sperare bene.
La politica ufficiale reagisce con veemenza: CDU e SPD escludono categoricamente potenziali future alleanze con qualsiasi partito di stampo xenofobo, AfD incluso. Il colpevole della morte di Lübcke è arrestato e condannato a tempo di record; anche due complici, che gli hanno procurato l’arma del delitto, sono già in carcere. Grandi manifestazioni antirazziste si svolgono nelle principali città della Germania, con centinaia di migliaia di partecipanti.
Eppure non basta, penso il giorno dopo, mentre sfoglio le pagine del “Weser Kurier”, il giornale locale. Un brivido mi convince a rientrare. Il tavolino all’aperto non è al sole.
Forse il brivido non è dovuto al clima, proprio non lo so.
A Bremen l’estate è passeggera. Un giorno il sole s’inventa protagonista e si porta dietro 30 gradi di afa; il giorno dopo il vento proveniente dal Mare del Nord spazza via tutto e ristabilisce la giusta temperatura di fine giugno: 19 gradi.
Il Werder Bremen comincia domenica la preparazione per la nuova stagione.
Il presidente della squadra, un ometto basso e paffuto dal nome lungo e un po’ ridicolo, Hubertus Hess-Grunewald, ha dichiarato pochi mesi prima che idee come quelle propugnate da AfD sono incompatibili con il Werder. La squadra è antifascista. Non sono mancate le polemiche, ma a me ha fatto piacere vedere come un uomo che avrebbe tutto da perdere da simili affermazioni non abbia timore di prendere posizione. Senza la minima paura.
Anche i tifosi non si tirano indietro: ogni domenica cori e striscioni contro i rigurgiti neofascisti tappezzano lo stadio.
Nonostante a Bremen AfD sia in crescita, non arriva al 7%.
La mia città d’adozione è diversa, penso.
Ma non lo è stata sempre. Continua a leggere “Difendere la posizione”