L’uomo differita

di Gianluca De Salve

Finalmente trionfo, dopo anni di attesa. Un’intera curva era in estasi. Migliaia di tifosi allo stadio si abbracciavano come fossero amici da sempre. Tutti tranne uno.
Gianluca si era alzato in piedi insieme agli altri ma non se la sentiva ancora di esultare. Il suo sguardo era rivolto al terreno di gioco. Il guardalinee aveva la bandierina abbassata, l’arbitro indicava la metà campo e, infine, nessuno dei giocatori della squadra avversaria si era messo a protestare. Sembrava tutto ok ma Gianluca era rimasto comunque in attesa.800px-FWC_2018_-_Group_F_-_KOR_v_SWE_-_VAR_Display
Lui sapeva, forse unico in tutto lo stadio e uno dei pochi in Italia, chi c’era al VAR. Ivan, il suo amico, era lì a scrutare le immagini. Lo conosceva da tempo, Ivan era l’uomo differita.
Si erano incontrati una settimana prima al pub del paese per una birra. Ivan aveva raccontato di come non vedesse l’ora di sedersi alla postazione VAR per fare da supervisore alle immagini in occasione della finale di Coppa Italia. Gianluca aveva in tasca il biglietto per la stessa partita ma non glielo disse. Aveva preferito cambiare discorso, sentiva già che il suo amico sarebbe stato l’ostacolo più grande da superare per arrivare a quel successo che mancava da troppo tempo.
Ivan era chiamato l’uomo differita perché arrivava sempre dopo. Non era una questione di spazio temporale ma di entusiasmo. Il suo approccio con il mondo del calcio era stato problematico fin dall’inizio. Quando si organizzavano partite tra amici al parco lui si posizionava sempre in attacco. Poi veniva spostato a centrocampo, quindi in difesa, successivamente in porta e, infine, a bordo campo come riserva. Diciamo che non era proprio un fenomeno con il pallone tra i piedi.
Per vendicarsi Ivan cominciò a privare anche gli altri della gioia che gli era stata negata. Quella del gol.
Cominciò proprio da quelle innocenti partite al parco. Si giocava, si sgomitava e, subito dopo il gol, i più bravi esultavano. All’inizio senza timore ma poi, lentamente, la figura di Ivan a bordo campo cominciò a incutere una certa ansia. Entrava in campo e faceva presente che il pallone era uscito durante il cross, che il centrocampista aveva commesso fallo, che l’attaccante aveva controllato il pallone con la mano. Il fuorigioco non poteva tirarlo in ballo ma ogni suo commento veniva subito usato da chi stava avendo la peggio per non soccombere. E il gol veniva annullato. Primo esempio in Italia di utilizzo del VAR.
Da lì la situazione cominciò a diventare incontrollabile anche in altri contesti.
Quando andava in discoteca con i suoi amici si posizionava con il gruppo al bancone del bar aspettando qualche ragazza da abbordare. Finalmente entrava quella giusta e uno dei suoi amici partiva per andare a conoscerla ma una mano sulla spalla lo fermava. Era la mano di Ivan. L’aveva vista nel parcheggio baciarsi con un altro. In effetti poco dopo entrava anche il suo fidanzato. In quel caso il contributo dell’uomo differita era particolarmente apprezzato.
Le sue prime esperienze lavorative furono al supermercato. Non in cassa o in magazzino ma nello stanzino della videosorveglianza. Era l’incubo di ogni scippatore. I supermercati facevano a gara per averlo.
Nel frattempo il suo tormentato rapporto con il calcio proseguiva. Ivan era diventato arbitro. L’incubo di ogni campo di provincia, prima, e d’Italia poi. Gianluca era andato a vederlo dirigere qualche partita. Inizialmente si era presentato con lui nei vari stadi aspettandolo a fine incontro per tornare a casa insieme. Dopo qualche minaccia aveva preferito andare con la propria macchina, Ivan era odiato da qualsiasi tifoseria.
Proprio quando sembrava aver trovato un certo equilibrio con il pallone (tifoserie a parte) il destino lo portò ancora via dal rettangolo di gioco. Un infortunio al ginocchio non gli permetteva più di rincorrere i giocatori per il campo. Gianluca era contento di poter accedere a Facebook senza essere insultato dai peggiori capi curva di tutta Italia solo perché avevo l’uomo differita tra i suoi amici.
Ivan cadde in depressione. Gianluca per rincuorarlo lo invitava alle partite di calcetto ma, ormai, quel ruolo a bordo campo gli stava stretto. Smorzare la gioia di tristi giocatori occasionali non era la stessa cosa. Secondo Gianluca una sera aveva, addirittura, lasciato correre un gol viziato da gioco pericoloso. Non lo riconosceva più.
Inutile dire che l’introduzione del VAR fu accolta come una liberazione da Ivan. Anche da Gianluca, che non veniva più convocato dai suoi amici per il classico appuntamento del giovedì sera.
La sua scalata nelle gerarchie VAR fu inarrestabile. Sia in Italia che in Europa.
La finale di Coppa Italia era il trampolino di lancio per la sua folgorante carriera, proprio durante quella birra al pub aveva promesso che non gli sarebbe scappato nulla.
Quelle parole tornarono nella mente di Gianluca mentre l’arbitro si era fermato vicino al portiere. Teneva la mano all’auricolare per sentire meglio. Qualche difensore avversario se n’era accorto. Gianluca si era seduto tenendosi la testa tra le mani in mezzo agli altri tifosi ancora festanti. Pochi si erano accorti che c’era un problema. L’entusiasmo cominciò a smorzarsi.
Gianluca prese il suo smartphone.
App di Facebook-cerca amici-Ivan-rimuovi amicizia-conferma

[Gianluca De Salve, ragioniere e contabile a tempo perso, amante del calcio a partire dai mondiali di Mexico 86. Spera che un giorno tutte le partite di serie A e B tornino a essere giocate in contemporanea la domenica pomeriggio alle tre].

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