Riassunti di partite importanti #2

di Gianvittorio Randaccio

Italia – Germania 3-1
Io nel luglio del 1982 avevo quasi sette anni e in estate in quel periodo andavo sempre al mare a Ruta, una frazione di Camogli, in Liguria. Mia madre prendeva in affitto un appartamento al primo piano di una villetta sull’Aurelia e al piano di sotto abitavano i proprietari, due vecchietti che per me erano diventati ben presto dei nonni adottivi, la nonna Lea e il nonno Federico. Un giorno di inizio luglio di quell’anno io avevo ben pensato di strappare un sacco di mandarini cinesi dall’albero davanti al salotto e di buttarli sull’Aurelia, incurante delle macchine che passavano. 14615206969_ecaecec900_zMi ricordo che il nonno Federico si era arrabbiato tantissimo e, oltre ad avermene dette di tutti i colori, aveva fatto pagare a mia madre una cifra simbolica come risarcimento per tutta la marmellata che non avrebbe potuto fare. Qualche giorno dopo, però, c’era stata la finale dei Mondiali e dopo la vittoria dell’Italia, che io percepivo come una cosa immensa, anche e soprattutto per i miei quasi sette anni, il nonno Federico mi aveva preso ripetutamente in braccio, facendomi un sacco di carezze e, per festeggiare, mi aveva portato a fare un giro nel pollaio, facendomi un regalo bellissimo e dichiarando così chiusa la nostra querelle sui mandarini, l’Aurelia e la marmellata.

Inter – Verona 3-0
Il 19 dicembre 2001 ero a San Siro con il mio amico Alf per vedere Inter-Verona. Era l’Inter di Ronaldo, di Vieri, di Cuper, quella che poi sarebbe diventata celebre, suo malgrado, per il 5 maggio. Quel giorno di dicembre faceva freddo, ma i tifosi allo stadio erano tranquilli, pensavano già al loro caffè Borghetti: l’Inter era prima e la partita si era subito messa bene, visto che Vieri aveva segnato nel primo tempo. La situazione poi era anche migliorata, visto che pochi minuti dopo l’intervallo Ronaldo aveva raddoppiato. Quel gol io non l’ho più dimenticato: dopo che la palla era finita in rete, infatti, Ronaldo e Vieri erano corsi verso la bandierina e avevano abbracciato il mite Sergio Conceicao, che stava piangendo di felicità per essere riuscito ad azzeccare finalmente un cross dopo settimane difficili. Allo stadio si era respirata allora un’aria di gioia e commozione e io avevo sorriso con tenerezza al pensiero che nell’Inter prima in classifica potesse giocare qualcuno che, nonostante guadagnasse cifre stratosferiche, faticava addirittura a fare un cross e allora mi ero messo a piangere io, che avrei preso anche molti meno soldi per poter fare un cross a San Siro.

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