Roma-Juventus, la fantacronaca

di Silvano Calzini

Splendida serata romana di inizio primavera per il big match della giornata. Atmosfera delle grandi occasioni con una tribuna centrale dell’Olimpico in grande spolvero. Ci sono tutti quelli che contano: politici e politicanti, soubrette e soubrettine, intellettuali e intellettualoidi, faccendieri e damazze varie. Insomma, più che allo stadio sembra di essere al Ninfeo di Valle Giulia per il Premio Strega. Voci incontrollate raccontano di avere visto aleggiare anche gli spiriti di Maria Bellonci e Giulio Einaudi.campo-da-calcio_nomi

Cronaca. Parte subito forte la Roma che prende in mano il gioco grazie al suo favoloso trio di centrocampisti dai piedi buoni; Penna, Belli e Magrelli disegnano triangolazioni che sono arabeschi sul prato verde dell’Olimpico. La Juventus sta a guardare e subisce, arroccata intorno alla sua granitica difesa dove i due rocciosi centrali, Fenoglio un langarolo grande e grosso come un armadio e Arpino ribattezzato dai tifosi “Azzurro tenebra”, spazzano tutto quello che possono. I giallorossi sono arrembanti e trascinati dal pubblico sfiorano più volte il gol. Sulla destra Flaiano sembra in serata e dall’altra parte la velocità di Pasolini mette in crisi Lucentini che oltre tutto, essendo romano di nascita, è subissato di fischi ogni volta che tocca il pallone. Poi al 26’ Primo Levi, il piccolo chimico del centrocampo bianconero, intercetta un pallone e avvia la manovra servendo Calvino che di prima lancia Soldati, dribbling secco su Bellezza, una tirata al toscano e cross al centro dove Faletti, sempre al posto giusto nel momento giusto come Pablito Rossi, mette in rete. Con una delle sue tipiche azioni, tre passaggi per arrivare in porta, la Juve è andata in vantaggio.
La Roma subisce il colpo sul piano psicologico e sbanda, ma si salva grazie a un paio di interventi prodigiosi di Trilussa che con le sue braccia smisurate da Tiramolla toglie letteralmente il pallone dai piedi degli attaccanti bianconeri. E si va al riposo.

Il secondo tempo inizia al piccolo trotto. La Juventus con i languidi passaggi di Gozzano e il titic e titoc del precisino Calvino controlla e sembra volere addormentare la partita. Finalmente si vede anche Brontolo Pavese che per tutto il primo tempo era rimasto come al suo solito in disparte imbronciato. Poi al 13’ c’è un pallone in area di rigore che i difensori juventini non si decidono a rinviare e su cui, sbucando da non si sa dove, si lancia Flaiano che con un guizzo felino dei suoi insacca. 1 a 1. Adesso la maggica vola sulle ali dell’entusiasmo trascinata dal suo capitano Gioachino Belli che incita i compagni alla sua maniera: Daje! E così cinque minuti dopo Pasolini semina il panico sulla sinistra, tocca a Moravia, “er Garincha de noantri”, che finta con la sua gamba più corta e fa secco Fenoglio, avanza ancora qualche metro, dribbla anche il portiere Baricco in uscita ed entra in porta con il pallone. Delirio totale con Moravia che si sfila la maglia e a torso nudo, quasi in trance, corre zampettando verso la curva sud per raccogliere l’applauso della folla.pier-paolo-pasolini-calcio
A questo punto però viene fuori l’orgoglio vej Piemont della Juventus, che reagisce e minuto dopo minuto guadagna campo. Sui calci piazzati avanzano anche i difensori e Fenoglio sfiora il gol di testa. Ci prova anche Fruttero con uno di quei pallonetti beffardi che sono la sua specialità. La difesa della Roma non è impenetrabile, anche perché Campanile ha sempre voglia di scherzare, Federico Moccia se ne sta tre metri sopra il cielo e Dario Bellezza come al solito è svagato, ma Trilussa è un gigante e para tutto. A sei minuti dal termine c’è un gran mischione in area giallorossa, Faletti all’altezza del dischetto del rigore spara a colpo sicuro, ma Ammanniti si immola e ribatte, il pallone però finisce sui piedi di Gozzano che, incredulo, insacca da due passi. Subito dopo, più pallido che mai, sviene per l’emozione. Non succede più niente e finisce 2 a 2. Bella partita e risultato giusto.

[Portiere volante ripropone questa fantacronaca di Silvano Calzini, ancora più necessaria in questi tempi di astinenza. Va precisato che gli scrittori sono schierati non solo per luogo di nascita, ma per formazione culturale. Così ad esempio nella Roma ci sono l’abruzzese Flaiano e il bolognese Pasolini, mentre nella Juve il romano Lucentini].

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