Ciao _ L’Italia del Novanta _ 8 giugno

di Antonio Gurrado

8 giugno 1990

Non mancano le alternative. Chi non vuol vedere la cerimonia d’apertura di Italia 90 e la susseguente partita inaugurale fra Argentina e Camerun può, con giusto orgoglio, sintonizzarsi su Ok il prezzo è giusto (Canale 5), su Arnold (Italia 1), o anche sul teleromanzo La Valle dei Pini (Rete 4), che va solidamente in onda dal 1970 e non si fermerà fino al 2011. O, se proprio predilige uno sfregio snob, guardare il Roland Garros su Rai3.

Il Mondiale infatti inizia su Rai2; è come se, dopo quattro cinque sei anni di attese e preoccupazioni, entusiasmi e sprechi, profezie e visioni, la Rai decidesse di non scommettere fino in fondo sull’evento (davvero sono riusciti a organizzarlo in tempo? non è che adesso tutto il mondo arriva in Italia e ci accorgiamo di esserci dimenticati nel bailamme di un qualche dettaglio fondamentale? avete portato i palloni?) e preferisse ammantare la rete ammiraglia di una compita indifferenza, che la porta a dedicare le tre ore di palinsesto prima ai bambini, con i cartoni animati di Big!, poi alle mamme, con le soap opera Cuori senza età e soprattutto Santa Barbara. Si preannunciano colluttazioni nelle case dotate di un solo televisore, cioè quasi tutte; o, in subordine, sofisticati accordi diplomatici per far trasferire tutti i mariti in una casa e tutte le mogli in un’altra, con buona pace dell’Auditel. L’annunciatrice, su uno sfondo di figure geometriche che sembrano avanzate dall’atelier di De Chirico, spiega che il programma sarà trasmesso in stereofonia nelle zone già raggiunte da questo servizio; non si sa cosa voglia dire ma è sufficiente a porre l’Italia all’avanguardia della tecnologia delle comunicazioni. E, caso mai ci fossero dubbi, meno di un quarto d’ora dopo sugli schermi fanno la propria apparizione le tette, stereofoniche per definizione e visibilissime in trasparenza sotto le bluse della sfilata di moda che Gianfranco Ferrè allestisce per simboleggiare i costumi dell’Europa intera.

O forse si gioca su Rai2 perché si inizia a San Siro e il sindaco di Milano, Pillitteri, è socialista (trent’anni fa era perfettamente logico). Dalla clip girata da Ermanno Olmi per introdurre la città agli occhi degli stranieri che guardano in mondovisione, risulta che Milano consiste in un’affollata piazza attorno al Duomo, dove si tiene per minuti interi la lotta senza quartiere fra due specie fastidiose: i bambini e i piccioni, che a vicenda si rincorrono causando la fuga della fazione opposta. Del resto sono giorni nervosi, bisogna stare attenti a equilibri millimetrici. Cossiga promette che dirà ciò che deve dire alla fine del mandato (e sant’Iddio se lo farà) ma intanto dimostra che anche il Quirinale non è immune all’ondata calcistica: «La Corte Costituzionale è il giudice sportivo», spiega a sessanta milioni di cittadini con la testa nel pallone, «mentre il ruolo del presidente della repubblica è quello dell’arbitro». Andreotti è nero, di umore intendo: Forlani e De Mita gli stanno spaccando sotto gli occhi la Dc in due tronconi, uno di destra e uno di sinistra, e Bettino Craxi gli fa sapere che due mezzi partiti non possono esprimere il presidente del consiglio, quindi toccherebbe di nuovo a lui.

Andreotti medita di convocare un vertice e gli italiani sono preoccupati: non dalla terza via ma dalla viabilità. I giornali hanno gioco facile nel dire che il traffico è nel pallone, bloccato sulla A1 fra Bologna e Firenze, bloccato attorno a Genova, si favoleggia di file ininterrotte dalla riviera di Ponente a San Siro e la Società Autostrade fa fronte all’emergenza con un prontuario di preziose indicazioni: evitare di mettersi in viaggio nelle ore a ridosso di inizio e fine delle partite e cercare di parcheggiare in zone lontane dagli stadi dei Mondiali. Insomma, la miglior soluzione è star fermi o sparire. La prende un po’ troppo alla lettera l’Esmeralda, uno yacht battente bandiera inglese ormeggiato al largo della Sardegna per consentire ai vip di scialare fra una partita dell’Inghilterra e l’altra: prima di riuscire a entrare nella Marina piccola di Cagliari, si inabissa con tutti i suoi diciotto metri (salvo l’equipaggio). WORLD CUP-1990-ARG-CAMÈ l’evento più avventuroso del Mondiale fino al momento in cui Omam-Biyik, su un pallone alzato a campanile da Makanaky, fende il cielo con un salto e manda per le terre Pumpido, il portiere dell’Argentina che non sa di star per trovarsi disoccupato. La palla gli sfugge e rotola dietro la linea di porta a fissare la vittoria per 1-0 del Camerun; in quello squarcio gli italiani scoprono che le cose non sempre riescono ad andare com’è previsto, nonostante le precauzioni, nonostante i millimetrici equilibri, perfino nonostante Andreotti. Avranno tempo di ripassare il concetto.

 

[Antonio Gurrado (1980) vive a Milano e scrive sul «Foglio», dove cura anche la rubrica quotidiana “Bandiera bianca”. A Italia 90 ha dedicato il romanzo Ho visto Maradona (Ediciclo); mentre il suo ultimo saggio, La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica (Rubbettino) parla d’altro. Per gli amici sportivi, invece, è appena uscito Il romanzo del Giro 1909 (Bolis).]

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