Piccola guida insolita agli stadi di Euro2021 #9

Vanno bene anche i Take That [Glasgow – Hampden Park]

di Maurizio Zoja

Portiere Volante fa dell’inattualità il suo credo, diceva alcuni giorni fa il fondatore Gianvittorio Randaccio ai collaboratori di questo sito. Citando Carlo Martinelli, voleva dirci una volta di più che parlare di calcio non vuol dire per forza essere sul pezzo, ma può significare viaggiare con la fantasia attraverso le libere associazioni che un nome ci suggerisce. O almeno così ci piace pensare. Anche perché, chiamati a scattare un’istantanea di Hampden Park, lo stadio di Glasgow, preferiamo decisamente non parlare della nazionale scozzese, visto anche come è andato l’Europeo degli eterni sconfitti del calcio britannico. Del resto, lo scrivevamo su queste pagine già ai primi di febbraio: sognare l’impresa prima di subire una cocente delusione sembra essere il destino dei blu. Sotto sotto speravamo che stavolta sarebbe stato diverso, ma si è visto come è andata: un pareggio quasi epico a Wembley, peccato aver iniziato così male con la Repubblica Ceca, ma ci si poteva qualificare battendo la Croazia. E invece tre pappine proprio ad Hampden Park e tanti cari saluti. E a conferma del fatto che essere scozzesi è una merda, l’ultima partita dell’Europeo in programma a Glasgow (martedì 29 alle 21) è Svezia-Ucraina, un match che sulla carta difficilmente diventerà l’Italia-Germania 4-3 di una delle due squadre.

E allora lasciateci sognare con i flash di alcuni dei concerti che, dal 1987 in poi (relativamente tardi, dato che lo stadio esiste dal 1903) sono stati ospitati dallo stadio nazionale scozzese.
Si iniziò con i Genesis di Invisible Touch, qualche settimana dopo il passaggio da San Siro di Phil Collins e i suoi. Poi tre anni di pausa e, il giorno dopo la finale di Italia ’90, ecco i Rolling Stones, gli stessi che di lì a pochi giorni, date le scarse prevendite per le loro date italiane, avrebbero chiesto a Vasco Rossi di aprire i loro concerti. Richiesta respinta al mittente dal Vasco nazionale, reduce dal primo trionfo a San Siro della sua carriera.


Solo nel 1999 lo stadio fu ristrutturato per ospitare concerti in maniera ottimale, ecco allora la vera e propria inaugurazione scozzese con Rod Stewart e i Proclaimers, quelli di Sunshine On Leith, da queste parti inno calcistico per antonomasia.
Da qui in poi Hampden Park ha ospitato concerti quasi ogni anno, sempre con grandi nomi, trattandosi di uno stadio: due volte gli U2, tre Bruce Springsteen con la E-Street Band, ma anche band più strettamente brit come gli Oasis nel 2005 in compagnia dei gallesi Super Furry Animals o gli Stone Roses del 2017, prima dei quali si esibirono i Primal Scream, che proprio a Glasgow avevano mosso i loro primi passi.
E poi ancora Eminem, George Michael, Bon Jovi, Paul McCartney, Red Hot Chili Peppers, Ac/Dc, Coldplay, Rihanna e Beyoncé, con e senza Jay-Z.
Non proprio da sogno per noi che non li apprezziamo particolarmente, ma sicuramente da sogno per il pubblico prevalentemente femminile presente allo stadio, le sei date dei Take That (da tempo senza Robbie Williams) fra il 2009 e il 2011, che per il momento costituiscono il record di Hampden Park.
Due, infine, le date di Pink che al momento costituiscono gli ultimi concerti tenuti nell’impianto. Era l’estate 2019 e nessuno si immaginava che per due anni si sarebbe suonato poco e non certo negli stadi. Abbiamo rivisto il pubblico alle partite, che bello sarebbe tornare allo stadio anche per un concerto. Vanno bene anche i Take That, anche senza Robbie.

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